Allarme latte, non ce la fanno più: ce ne accorgeremo alla prossima spesa

La crisi monta sull’Italia e sul resto d’Europa, oggi più che mai il rischio per i cittadini è sempre più concreto.

Gli ultimi risvolti che hanno riguardato il nostro paese e non solo ci consegnano una situazione estremamente drammatica. La crisi successiva allo scoppio della pandemia di covid due anni fa e la recente invasione dell’Ucraina da parte della Russia con relativo conflitto ha letteralmente gettato mezza Europa nel più totale sconforto. Oggi più che mai c’è bisogno di risposte che purtroppo tardano ad arrivare.

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Quello che sta succedendo, oggi, nel nostro paese non ha precedenti nel recente passato, una corsa all’impennata dei prezzi si potrebbe paradossalmente definire. Beni di prima necessità e non solo che ormai risultano in molti casi praticamente inaccessibili almeno rapportando la situazione attuale a quella di non molti mesi fa. Il bilancio domestico, in questo presente è messo a dura prova da una situazione che non trova il modo di tramutarsi in ben altro.

In questa fase gli italiani auspicano un intervento forte da parte del Governo, intervento che al momento chiaramente non appare probabile. La situazione nel frattempo peggiora e non si vedono schiarite all’orizzonte. Le informazioni che arrivano dai vari comparti, alimentar e non solo, parlano di un impatto drammatico sulla produzione delle varie aziende. Il tutto porterà chiaramente ad una impennata ancora più imponente dei prezzi.

L’allarme più importante, almeno nell’ultimo periodo è quello che riguarda il latte, in questo caso quindi parliamo di un altro bene di prima necessità. Il caso di Granarolo e Lactalis con un comune intervento pubblico rivolto all’attenzione del Governo, in merito al rischio più che probabile che i prezzi tornino a salire dovrebbe far riflettere e non poco l’opinione pubblica. Oggi più che mai, insomma, c’è bisogno di risposte prima che tutto crolli.

Crisi energetica, prezzi alle stelle: l’allarme lanciato da Granarolo e Lactalis fa tremare gli italiani

Nel comunicato congiunto delle due aziende protagoniste dello stesso settore alimentare si fa notare: “la forte preoccupazione per un’inflazione galoppante che da 12 mesi colpisce l’agroalimentare italiano e in particolare il settore lattiero caseario. Occorre un intervento pubblico che scongiuri conseguenze ancora più disastrose per le migliaia di imprese che compongono la filiera”. Una situazione che insomma ha bisogno di un intervento forte e deciso. Oggi insomma c’è bisogno di decisioni forti e responsabili.

Prendendo poi in considerazione il discorso legato all’inflazione i due gruppi inoltre dichiarano congiuntamente quanto segue: “I consueti antagonismi di mercato, ha toccato in maniera importante, con numeri a doppia cifra, quasi tutte le voci di costo che compongono la filiera del latte: alimentazione animale (aggravata dalla siccità che riduce sia i raccolti degli agricoltori sia la produzione di latte) che ha reso necessario un aumento quasi del 50% del prezzo del latte riconosciuto agli allevatori, packaging (carta e plastica sono in aumento costante da mesi), ulteriori componenti di produzione impiegati nella produzione di latticini”.

Si prosegue inoltre ribadendo che nonostante le aziende abbiano di fatto assorbito tra il 25% ed il 30% dell’inflazione in maniera del tutto autonoma il prezzo del latte è aumentato nel corso della scorsa primavera passando da 1,75 a 1,80 euro al litro (dato Nielsen). L’aspetto assolutamente negativo riguarda l’eventuale possibilità che lo stesso latte possa ulteriormente aumentare di prezzo.

È impensabile che un alimento primario e fondamentale – continua il comunicato –  nella dieta italiana possa subire una penalizzazione così forte da comprimerne la disponibilità di consumo”. Un intervento imminente insomma potrebbe salvare i cittadini dall’ennesimo aumento di prezzo di uno dei beni di prima necessità per eccellenza. A questo punto si aspetta di capire quali possano essere le mosse dello stesso esecutivo. Una mossa dell’attuale esecutivo agli sgoccioli o del nuovo che dovrebbe insediarsi ad ottobre, dopo le elezioni del 25 settembre? La situazione intanto peggiora giorno dopo giorno.