Nucleare, incubo atomico sull’Europa: pastiglie di iodio sono già in viaggio

La missione dell’Aiea a Zaporizhzhia non intende solo verificare lo stato della centrale nucleare. Ma anche rassicurare su possibili incidenti.

 

Altro che clima da guerra fredda. In Ucraina le bombe cadono sul serio e, secondo uno scambio d’accuse che va avanti ormai da diverse settimane, anche nei pressi del polo atomico più grande d’Europa.

Catastrofe nucleare
Foto © AdobeStock

La minaccia russa di riarmare il proprio arsenale nucleare, arrivata qualche tempo fa, al confronto è quasi nulla. Quella sì collocabile in una strategia di tensione che contraddistinse i tempi dei due blocchi, sia negli anni Sessanta, ai tempi della Crisi di Cuba, sia alla fine degli anni Ottanta, quando il presidente Reagan scelse di seguire la via del riarmo in politica estera. Anche se, già allora, l’Unione Sovietica (assorbendo le novità della perestrojka e il rafforzamento del concetto di galsnost’ in politica interna) si avviava al suo tramonto.

Dalla disgregazione dell’Urss e col disastro di Chernobyl come monito eterno, la società globalizzata decise di ampliare di molto il dibattito sul nucleare. Tanto che alcuni Paesi, come l’Italia, scelsero di non seguire la strada dell’atomo per produrre energia in modo autonomo. Anche per non rivivere gli anni tesi della cortina di ferro. Ma, soprattutto, per evitare scenari come quello che costrinse gli abitanti di Prypiat ad abbandonare la loro città.

Zaporizhzhia, rischio incidente nucleare? L’Europa manda iodio in Ucraina

Limitare il rischio, anche solo potenziale. E cercare soluzioni di approvvigionamento energetico che non prevedessero l’uso del nucleare. Anzi, fu forse in quel momento che l’occhio dei consumatori iniziò a puntare con sempre più convinzione alle fonti rinnovabili, più in un’ottica di sicurezza e salute che di risparmio e ottimizzazione. Concetti probabilmente più recenti. Sulla base di questi presupposti, la possibilità che un rischio di incidente nucleare esista in misura diversa rispetto a quanto accaduto a Chernobyl, o a circostanze fortuite come quelle che portarono al danneggiamento dei reattori di Fukushima, appare come un concetto fuori dal mondo. Eppure, le bordate che sfiorano il polo nucleare di Zaporizhzhia, il più grande d’Europa e uno dei centri gravitazionali della guerra in Ucraina, rendono le probabilità quasi più elevate rispetto a un minaccia diretta.

La missione Aiea

Ne parlammo qualche tempo fa: di antidoti a una catastrofe nucleare ne esistono ben pochi. Nemmeno attacchi su piccola scala e con ordigni meno potenti lascerebbe scampo, figurarsi se a scendere in campo fossero potenze nucleari che possedevano bombe già a metà Novecento. Negli ultimi tempi, l’opinione pubblica è stata duramente messa alla prova dalla guerra in Ucraina. Sui rischi legati a un errore di calcolo nelle traiettorie dei missili, chiunque sia a lanciarli, sono però tutti d’accordo. Tanto che l’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea), da tempo preme affinché a una sua delegazione venga consentito l’accesso nella centrale di Zaporizhzhia per verificare l’effettivo stato dei reattori. Missione che, finalmente, ha ricevuto il via libera. Così da visionare le condizioni della centrale (e anche degli operai ucraini che vi lavorano, nonostante l’area sia occupata dalle forze russe).

Cinque milioni e mezzo di compresse

Chissà che questo non basti quantomeno per tranquillizzare la comunità internazionale sulle effettive possibilità che un incidente nucleare possa verificarsi. Negli ultimi mesi, l’incubo atomico è tornato a proiettarsi in modo prepotente sull’Europa, tanto che la stessa Unione europea ha inviato oltre 5 milioni di compresse allo iodio in Ucraina, fondamentali qualora vi fosse una fuga di radiazioni. Certo è che le proporzioni di un disastro nucleare, specie se fosse provocato da un ordigno bellico, sarebbero difficilmente immaginabili. A seconda delle dimensioni del danno lo scenario sarebbe pressoché simile a quello di Chernobyl. A quel punto, però, quel che resterebbe si tramuterebbe in un pretesto per estendere il conflitto. E gli scenari apocalittici non solo sarebbero possibili ma anche altamente probabili.

Enigm atomica
“Topolino e il mistero dell’uomo nuvola”, F. Gottfredson, T. Osborne, T. Thwaites 1936

Negli ultimi mesi si sono sprecate le citazioni dello scienziato Albert Einstein che, qualora fosse scoppiata una terza guerra mondiale, si disse certo che la successiva sarebbe stata combattuta con pietre e bastoni. Più o meno alla stessa cosa pensò la sua controparte fumettistica, il professor Enigm. In una storia datata 1936, ben prima che il mondo conoscesse i disastri di Hiroshima e Nagasaki, avvertì i suoi amici di come l’umanità non fosse pronta alla sua invenzione. Ossia, lo scoppio dell’atomo per produrre energia. Una visione profetica, circa dieci anni prima dell’unico (finora) uso bellico della bomba atomica.