I rischi da Superbonus spaventano imprese e cittadini: cosa temere dopo aver chiesto la misura

Scopriamo quali sono i rischi a cui vanno incontro cittadini e imprese che hanno chiesto il Superbonus per ristrutturare un immobile.

Tra cessioni del credito difficili e soldi che mancano la situazione si complica per cittadini e imprese. Vediamo i rischi da temere.

rischi Superbonus
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Il Superbonus è considerata una misura distorsiva che da quando è stata introdotta nel 2020 ha creato diverse problematiche. Causa rilevanti perdite di gettito e permette, così com’è strutturata, l’accesso anche a chi non ne ha pieno diritto. Proprio dopo aver appurato il gran numero di furbetti che ha utilizzato l’agevolazione illecitamente, l’esecutivo ha proceduto con una serie di modifiche e puntualizzazioni ma, soprattutto, ha optato per controlli più stringenti. Nel frattempo, però, i soldi sono finiti e la cessione del credito è rimasta ferma per un lungo periodo di tempo. Il Governo non ha stanziato nuove risorse ma ampliato i riferimento del Superbonus. Sconti e cessioni nel biennio 2020-2021 sono costati 38,4 miliardi di euro ma pensare di abrogare la misura è impossibile. Le conseguenze economiche per i cittadini sarebbero ingenti.

Rischi del Superbonus per imprese e cittadini, il problema della cessione dei crediti

Con il Decreto Aiuti Bis, il Governo ha ampliato la rete dei soggetti con autorizzazione all’acquisizione dei crediti fiscali. Poste Italiane ha ripreso a pieno ritmo le acquisizioni introducendo, però, condizioni nuove e le nuove richieste di accesso al Superbonus 110% sono aumentate. Nel mese di luglio i lavori edili conclusi censiti hanno stimato costi per 28,2 miliardi di euro con una spesa statale di circa 31 miliardi in totale. Gli interventi ammessi, però, hanno un valore di 39,8 miliardi di euro che si traducono in 43,7 miliardi di euro di spesa per lo Stato.

Ora che i fondi sono finiti i cantieri rischiano di bloccarsi mentre quelli già fermi per mancanza di soldi rischiano di chiudere definitivamente. E qui arriva il peggio. Chi ha già ricevuto in parte il credito per lo stato di avanzamento dei lavori compreso tra il 30 e il 60% potrebbe non avere gli strumenti per concludere le opere e sarebbe costretto a restituire la somma maggiorata delle sanzioni previste per l’inadempienza. Si replicherebbe la situazione di pochi mesi fa. Uno stallo per i cittadini, le imprese e l’ammodernamento degli immobili.

Controlli, costi e dubbi: i nodi non si riescono a sciogliere

La cessione del credito all’impresa edile permette ai cittadini di ottenere uno sconto sugli interventi effettuati ammessi al Superbonus. Chi riceve il credito può, poi, cederlo a sua volta a soggetti autorizzati come banche, compagnie assicurative e società finanziarie. Questi, poi, possono cederlo ulteriormente. Ecco l’ampliamento di cui si è parlato precedentemente stabilito dal Decreto Aiuti Bis. Sarà sufficiente per risolvere i problemi legati alla cessione del credito?

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Si aggiunge, poi, la questione dei controlli volti ad identificare illeciti. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che esiste la possibilità che i soggetti coinvolti nella rete delle cessioni possano tutti essere considerati corresponsabili qualora venisse rilevato un illecito. Un solo errore può costare caro a tanti e il problema è che i paletti di applicazione del Superbonus 110% non sono ben definiti aumentando i rischi per imprese e cittadini. Arriviamo, infine, al problema dei costi che secondo le banche saranno maggiori con la ripresa delle cessioni. Con una spesa di 100 euro e un credito di 110, al richiedente spetteranno 97,46 euro. Il 110%, dunque, sparirà.