Superbonus, l’ombra della crisi sull’operazione rilancio: cosa succede ora

Il Superbonus viaggia verso nuove criticità. Il ri-finanziamento non è previsto, così come la riconversione delle risorse. E con la crisi di governo…

 

Altre modifiche in arrivo per i bonus edilizi. L’ennesimo giro di boa per quanto riguarda il Superbonus 110%, protagonista probabilmente di uno degli ultimi andirivieni.

Superbonus Draghi
Foto © AdobeStock

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, non ha mai nascosto la sua contrarietà alla misura, così come è stata concepita. Anzi, nel suo discorso alle Camere, ha definito “colpevole chi ha disegnato i meccanismi di cessione del credito”. L’ennesima bordata che il premier ha lanciato al Superbonus che, nelle scorse settimane, aveva fatto discutere circa la possibilità di prosecuzione effettiva. Sul tavolo non c’è solo la proroga in senso stretto ma anche la conversione di risorse destinate ad altri bonus per ri-finanziare il 110%. Il problema, al momento, riguarda l’esaurimento dei fondi stanziati per la misura, insufficienti a coprire la quantità di lavori presi dalle ditte. Un nodo decisamente ingarbugliato, anche se sull’agenda del Governo il Superbonus continua a occupare una casella importante.

Prima delle repliche, Draghi ha spiegato alla maggioranza che il Governo andrà avanti esclusivamente in caso di conferma sulla fiducia. E, soprattutto, se verrà ricostruito un ampio patto di unità nazionale. Quadro che, al momento, appare quantomeno chimerico. Anzi, vista la diserzione dal voto in aula da parte del Movimento 5 stelle, Lega e Forza Italia e i soli 95 sì alla fiducia, l’esperienza del terzo governo della legislatura in corso appare sempre più vicina al capolinea. E per i bonus edilizi, così come sulle altre questioni impellenti che avrebbero dovuto vedere compattezza perlomeno in maggioranza, si rischia seriamente di non riuscire a veder le stelle.

Superbonus, il nodo dei fondi esauriti: il piano per uscire dalla crisi

Uno dei problemi fondamentali resta l’eccessivo flusso nelle richieste di cessione del credito. Situazione che ha portato, già mesi fa, le banche italiane a rallentare con la compensazione. Anche se, a determinate circostanze, c’è chi ha addirittura potenziato le possibilità di accedere alla cessione. L’obiettivo era la semplificazione delle difficoltà burocratiche, risolvendo innanzitutto proprio il deficit delle banche nell’assolvimento delle pratiche con detrazioni d’imposta annue. Draghi, però, ha parlato anche di riduzione della “generosità dei contributi”. Il che, di fatto, significa quanto si sospettava: niente più finanziamenti per il Superbonus. Posizione che non risolve la questione della mancanza dei fondi. Al momento, a fronte dei 33,3 miliardi stanziati fino al 2026, le richieste di lavori hanno già raggiunto quota 33,7.

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L’impostazione generale del Superbonus, secondo Draghi, ha di fatto alzato i costi del mercato immobiliare, dando una spallata anche alla progressione dell’inflazione. Un quadro complicato, sia per la scarsa propensione alla riconversione delle risorse di altri bonus “minori”, sia per la progressiva riduzione dei contributi decisa con l’ultima modifica. Prerogativa che non sembra destinata a mutare. Per quanto riguarda i lavori prenotati, fino al 31 dicembre 2025 resterà il contributo pieno (110%), a patto che le spese siano sostenute entro il 2023. Sono comunque previsti interventi aggiuntivi per quel che riguarda i crediti fiscali. Con il Decreto Aiuti, banche e società correlate a un gruppo bancario potranno continuare a cedere crediti derivanti da bonus edilizi a imprese e professionisti.