Pensioni, settembre horror: prima il taglio, poi la revoca

Alcune pensioni rischiano di subire una sforbiciata e, in caso non vengano rispettati parametri precisi, addirittura la revoca. Ecco i casi.

 

Occhio al cedolino di settembre. Le pensioni sembrano risentire dell’incertezza rispetto al loro futuro sia in modo diretto che indiretto. Per il prossimo mese, infatti, tornano le decurtazioni.

Pensioni taglio
Foto © AdobeStock

È l’Inps ad annunciarlo, spiegando che per quanto riguarda i versamenti del mese di settembre si procederà con una proporzionale rimodulazione degli importi. Una decisione che, in realtà, non sembra sposarsi appieno con quella che era stata la linea del Governo Draghi, propenso ad anticipare la rivalutazione dei trattamenti previdenziali al mese di ottobre, con aumento pari al 2,2%. Ci sono però due ulteriori notizie, una cattiva e una buona: la cattiva è che il taglio sarà solo il primo di una serie di passi che porterà addirittura alla revoca degli assegni. La buona, invece, è che il parco degli interessati è decisamente limitato. Il che, naturalmente, non risolleva chi dovrà affrontare il doppio smacco.

Va pur detto che gli interessati dalla misura saranno coloro che non avranno ottemperato agli obblighi previsti. In sostanza, si tratterà di una misura sanzionatoria rispetto a una mancanza da parte del contribuente. Naturalmente, il passaggio dal taglio sull’assegno alla revoca della pensione non avverrà a stretto giro e nemmeno in automatico. Affinché la procedura arrivi a compimento, infatti, dovrà essere appurata l’inosservanza continua da parte del pensionato. Inoltre, le pensioni interessate saranno quelle collegate al reddito, del tutto oppure in parte. Si tratta, nella fattispecie, di trattamenti come l’integrazione al minimo, oppure della maggiorazione sociale (il cosiddetto incremento al milione).

Pensioni, doppia stangata a chi non è in regola: i dettagli della procedura

Il messaggio dell’Inps è chiaro: la regolarità del proprio stato sarà fondamentale. Pena, l’applicazione di una sanzione durissima che, se dapprima andrà a colpire parzialmente l’importo del trattamento, in seconda istanza potrà portare addirittura alla sospensione totale del diritto al percepimento. Il riferimento è a quelle misure che consentono di aumentare l’importo della pensione percepita per chi si trova al di sotto di specifici limiti reddituali. Tuttavia, anche le pensioni di reversibilità saranno coinvolte nel pacchetto delle misure di deterrenza alle irregolarità. Questo in virtù della loro non cumulabilità con altri redditi una volta superata una determinata soglia. Al fine di determinare il diritto alle misure in quesitone, l’Inps chiede ogni anno ai pensionati di dichiarare i propri redditi. E, per chi si astiene, scatteranno le sanzioni.

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In primis si andrà con una decurtazione del 10% sull’importo complessivo della pensione. In caso di reiterazione, al contribuente sarà revocato del tutto il trattamento. A ogni modo, ci sono da considerare le tempistiche dell’Inps che, al momento, sta tenendo d’occhio i dati reddituali riferiti al 2019, quindi diversi Isee fa. Questo significa che per chi non fosse in regola con le dichiarazioni delle annate più recenti, sarà ancora possibile mettersi in paro. Qualora si incorresse nel taglio, per quel che riguarda la pensione minima e l’incremento al milione, vorrebbe dire non aver rispettato la soglia necessaria per la cumulabilità con i redditi (20.489,82 euro). E questo vale anche per la reversibilità. In caso di importi superiori, via ai tagli compresi fra il 25% e il 50%.