Postepay costretta a rimborsare: che cosa sta succedendo

Di storie assurde nel nostro paese se ne sentono fin troppe ma a volte alla fine, le cose possono finire anche bene.

Quante volte ci è capitato di leggere messaggi strani, al limite del surreale, mail, o sms i canali che vanno per la maggiore. Nella maggior parte dei casi nemmeno notiamo quali possano essere i rischi concreti alla quale si può andare incontro. Spesso, troppo spesso ignari cittadini restano dunque vittime di dinamiche che nemmeno avevano minimamente previsto.

carte prepagate con IBAN
Adobe Stock

Il mondo della truffa, parallelo alla realtà che a volte ci appare senza apparenti rischi si allarga a dismisura. Quasi quotidianamente riceviamo decine e decine di mail o sms dai toni molto particolari. Promettono compensi, regali, buoni da spendere in questo o quell’altro store e cosi via. Abbagliati da tali contenuti gli italiani provano a trarne vantaggio, senza sapere, nella maggior parte dei casi di stare andando incontro alla più classica delle truffe.

Al giorno d’oggi, cadere nelle trappole troppe volte orchestrate da malintenzionati senza scrupoli è fin troppo facile. Un bombardamento mirato, fatto di contenuti accattivanti ci viene servito giorno dopo giorno come fosse una consueta corrispondenza. In molti, scansano il pericolo, annusano il rischio. Altri, per ingenuità o chissà cosa invece non si fermano alla prima avvisaglia di pericolo e rischiano, stavolta seriamente di scottarsi.

Ci troviamo di fronte messaggi che come anticipato promettono premi per concorsi ai quali nemmeno ricordiamo di aver partecipato, pacchi destinati a noi e impossibili da ricevere che nemmeno aspettavamo. Sondaggi con premi finali che ci appaiono fin troppo generosi. Un link, alla fine di ogni contenuto per lasciarsi guidare nelle cattive intenzioni di chi fa della truffa una sorta di modello di vita. Arraffare quanto più possibile, dati personali ma anche e soprattutto soldi.

Giustizia è fatta: il risarcimento arriva per un cittadino palermitano truffato

Nel 2021 un giovane lavoratore palermitano è caduto vittima della solita truffa on line, di quelle tipicamente utilizzate dai classici malintenzionati del web. Dalla sua carta PostePay Evolution erano state autorizzate transazioni per circa 4mila euro a favore di soggetti sconosciuti alla vittima. A quel punto, l’uomo ha subito bloccato la carta e denunciato quanto accaduto ai Carabinieri. Successivamente ha poi richiesto a Poste italiane il rimborso della cifra sottratta.

La risposta dell’azienda che aveva emesso la sua carta PostePay però è stata la seguente: “da riscontri sulle evidenze elettroniche in nostro possesso ed a valle degli approfondimenti effettuati, è emersa la legittimità delle stesse transazioni. Siamo pertanto spiacenti di doverle comunicare che non è possibile accogliere la Sua richiesta di rimborso”. Il giovane però non si è perso d’animo ed ha affidato il suo caso agli avvocati Alessandro Palmigiano e Mattia Vitale, rivolgendosi successivamente rivolto al Tribunale di Palermo.

A quel punto, doppo aver valutato attentamente l’intera vicenda, il giudice Antonino Galatolo, ha condannato PostePay a rimborsare al correntista l’intero importo sottratto in seguito alla truffa subita. La tesi degli avvocati difensori, in questo caso è stata dunque completamente accolta. Il lavoro dei legali ha fatto emergere in modo del tutto evidente la poca sicurezza dell’intero sistema di PostePay. Il loro cliente, infatti, non conosceva i beneficiari di quei movimenti e non aveva affatto approvato in alcun modo tali operazioni.

Stando a quanto stabilito dai regolamenti che riguardano il settore finanziario, infatti, gli istituti di credito hanno l’obbligo di rendere sicuri i rispettivi sistemi operativi proprio per evitare situazioni in cui si possa accedere liberamente alle credenziali del cliente in questione. Il tutto chiaramente mirato ad evitare operazioni di natura fraudolenta.

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Grande soddisfazione da parte dell’avvocato Alessandro Palmigiano, che ha cosi dichiarato: “Sono lieto della sentenza, che interviene in una casistica molto diffusa poiché le norme a tutela del correntista, in particolare il decreto legislativo n. 11/2010, recentemente modificato dal decreto legislativo n. 218/2017, stabiliscono precisi obblighi a carico delle banche e di Poste, che sono tenuti, per esempio, ad assicurare che le credenziali di sicurezza non siano accessibili ad altri ed a verificare l’identità dell’utente che effettua le operazioni adottando il miglior sistema tecnologico esistente e, se non lo fanno, devono restituire le somme sottratte illecitamente al cliente”. Per una volta, insomma, dal punto di vista del comune cittadino, giustizia è stata fatta.