Mettere il sale sulle pietanze fa vivere anni in meno? La risposta arriva dalla scienza

Scopriamo cosa pensano gli scienziati dell’idea comune che aggiungere il sale alle pietanze faccia male alla salute.

Mettere il sale sul cibo è una prassi sbagliata? Tanti consumatori hanno questa abitudine e la scienza ha fornito una risposta.

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Insaporire gli alimenti con un pizzico di sale è abitudine di tanti consumatori. Si aggiunge all’acqua della pasta, all’insalata, alla carne e al pesce. Un pizzico dopo l’altro, la quantità assunta ogni giorno diventa rilevante e si teme che possa essere dannosa per la salute. Tutti noi sappiamo che un consumo esagerato di sale provoca ipertensione, aumenta i rischi di ictus, aneurismi, infarti e malattie cardiocircolatorie. In più, eccedere nella quantità porta all’obesità dato che assumere cibi salati fa aumentare la sete e dunque il consumo di bibite gassate e con tanto zucchero. Dall’altra parte, però, il sale iodato è consigliato per la prevenzione delle malattie della tiroide. Cosa devono sapere, dunque, i consumatori su questo importante ingrediente? Uno studio scientifico aiuterà a comprendere i reali pericoli per la salute.

Il sale in cucina è un pericolo per la salute?

Un team di esperti della Tulane University di New Orleans ha pubblicato uno studio sull’European Heart Journal. Obiettivo dell’indagine capire se il sale è dannoso per la salute oppure no. La ricerca è durata nove anni, ha coinvolto 500 mila persone e si è concentrata sull’aggiunta dell’ingrediente dopo la cottura dei cibi.

Gli esperti hanno studiato le risposte date dalle persone coinvolte ai questionari e analizzato i test di laboratorio sulle urine dei soggetti esaminati. In più, hanno raccolto numerosi dati sulle persone oggetto di studio, dallo stile di vita alle abitudini alimentari fino ai cambiamenti di dieta e ad eventuali malattie di cui si è sofferto. L’osservazione è durata nove anni e solo al termine del periodo di studio si è potuto fare un resoconto di tutte le informazioni raccolte, compresi i decessi considerati morti premature perché prima dei 75 anni di età.

Quali sono le conclusioni raggiunte

L’indagine ha rilevato un abbassamento dell’aspettativa di vita per coloro che aggiungono sodio alle pietanze. Il rischio di morte prematura prima dei 75 anni aumenta del 28% rispetto ai soggetti che consumano minor quantità di cibi salati. Di conseguenza, occorre prestare molta attenzione a quanto sale ai mette nel cibo. Una persona adulta in buone condizioni di salute necessita di una quantità giornaliera di circa 100/600 mg di sodio ossia 0,25/1,5 grammi di sale al giorno. Si tratta veramente di un pizzico dato che la maggior parte dei prodotti consumati è già ricco dell’ingrediente. Aggiungerne in più, dunque, si rivela una pratica scorretta.

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(le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e riguardano studi scientifici pubblicati su riviste mediche. Pertanto, non sostituiscono il consulto del medico o dello specialista, e non devono essere considerate per formulare trattamenti o diagnosi)