Dieta vegana, attenzione: il lato oscuro secondo gli esperti

Allo stesso modo di un’alimentazione troppo carnivora, anche la dieta vegana totale può ledere all’organismo. E per una ragione semplicissima.

 

Da che mondo è mondo, ognuno è libero di nutrirsi come meglio crede. A patto che, naturalmente, la dieta seguita non vada oltre le norme del buonsenso.

Dieta vegana salute
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Ma se il desiderio di mangiare un alimento piuttosto che un altro rientra di fatto nel libero arbitrio di ciascun consumatore, ben diverso è il discorso nel momento in cui si suggerisce ad altre persone di seguire la nostra tabella di marcia alimentare. In questi casi, infatti, sarebbe bene rivolgersi a esperti del settore, così da evitare di incappare in spiacevoli sorprese e, soprattutto, di seguire una dieta non consona alle nostre esigenze fisiche e fisiologiche. In sostanza, prima di mettere alla prova il nostro organismo con un regime alimentare nuovo, sarebbe utile capire se questo sia effettivamente utile o adatto a noi. Vale per tutto chiaramente, dalla dieta ordinaria a quella vegetariana. E, tanto più, vale per quella vegana, cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni.

Il vegan, così come altre tipologie di nutrizione, fa ormai parte di quella che può essere definita una sorta di ideologia alimentare. La regola di base è estremamente semplice: consumare esclusivamente alimenti non di origine animale. Abolito, quindi, il consumo della carne, piuttosto che di altri derivati animali. Il tutto nella convinzione che l’eliminazione di questa componente nutriva possa essere facilmente rimpiazzata da verdure, legumi e cibi vari interamente di derivazione vegetale o comunque non provenienti dal regno animale. Tuttavia, come in ogni dieta che non preveda la combinazione dei due elementi, bisogna prestare attenzione massima. Perché l’ideologia, fin troppe volte, può finire per annebbiare la capacità di giudizio. E questo vale tanto per i vegani quanto per i “carnivori” a oltranza.

Dieta vegana, lo studio sorprende tutti: “Perché può far male”

Un recente studio pubblicato dalla divulgatrice Jayne Buxton, pubblicato in un volume pubblicato in Inghilterra, è stato incentrato proprio sulla dieta vegana e, in particolare, sui possibili danni che potrebbe arrecare all’organismo se non integrata da altri alimenti. Un campo estremamente delicato, sia per il successo ottenuto dal veganesimo (che corrisponde anche una serie di pratiche da adottare durante la vita quotidiana) che per la necessità di riscontri estremamente precisi per poter supportare le proprie tesi. Secondo la scrittrice, tuttavia, l’idea di nutrirsi esclusivamente di vegetali come forma di tutela degli ecosistemi del Pianeta, oltre che del nostro organismo, sarebbe una bufala. Allo stesso modo di come una dieta eccessivamente basata sulla carne rossa può portare patologie potenzialmente molto gravi, anche l’integralismo vegan potrebbe essere altrettanto lesivo.

Eliminare parte del fabbisogno, come appunto avviene nella dieta vegana, rimpiazzandolo con alimenti non speculari, potrebbe alla lunga portare problematiche muscolari, cutanee e diversi altri disturbi. Gli esperti del settore, infatti, ritengono che l’esclusione aprioristica e totale degli alimenti di origine animale porti a eliminare dal nostro organismo degli elementi fondamentali. Ad esempio, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, a essere particolarmente ridotte sarebbero le quantità di nutrienti. Proteine ad esempio, ma anche calcio, vitamina D, omega 3, zinco e ferro. Questo perché le verdure non possono contenere l’intero fabbisogno necessario al corpo umano. E non è necessaria per forza la carne. Basti pensare che la vitamina B12 può essere reperita abbondantemente in vari cibi di origine animale. Il latte ad esempio.

Forse non è un caso che, negli ultimi anni, i sostenitori della dieta vegana siano in calo. Secondo Eurispes, un 10% si sarebbe addirittura dichiarato “pentito” di aver tentato questa strada. Anche perché, alla fin fine, gli allevamenti inciderebbero solo relativamente sulla produzione dei gas serra: appena il 3,9%. I trasporti, da soli, arrivano al 28%.