Investimento da 10 mila euro: rischio o no? Dipende dal mezzo

Sulla base di un investimento su cifre non troppo elevate, quale strumento conviene di più? Ecco il quadro su Conti deposito, Btp e buoni fruttiferi.

 

Il momento storico suggerisce una certa prudenza in termini di gestione del denaro. Un messaggio recepito in modo forte e chiaro dai risparmiatori, tutt’altro che propensi a lasciarsi andare.

Investimento conto deposito
Foto © AdobeStock

Vero è che le forme di investimento “standard”, considerabili come cassetti di risparmio in grado di fornire dei rendimenti, hanno comunque mantenuto un certo appeal. Questo perché si tratta di strumenti forti di buone garanzie (statali) e, soprattutto, scarsamente suscettibili agli umori dei mercati, mantenendo piuttosto un trend di rendimento più o meno costante nel corso degli anni. Per questo, si tratti di conti deposito, piuttosto che di Btp o buoni fruttiferi, anche un risparmiatore con budget limitati, raramente superiori ai 10 mila euro, potrebbe trovare interessante tentare di assicurarsi una rendita su un lasso di tempo non troppo lungo. Chiaro che, a prescindere dal momento attuale, l’attenzione alla gestione dei propri risparmi è un requisito primario, anche se in ballo non ci sono cifre enormi.

Del resto, anche qualora i soldi fossero stati messi da parte a suo tempo, anche un investimento di 2 mila euro rappresenta una cifra ragguardevole in questo momento. E visto che in finanza, così come in ogni altro ambito della vita, le decisioni che prendiamo finiscono per assumere un’enorme rilevanza in ottica futura, ponderarle con oculatezza diventa fondamentale. In primis andando a capire se, effettivamente, investire una somma simile possa effettivamente portare dei risultati in termini di guadagno. Un primo distinguo va fatto sullo strumento da utilizzare, partendo dal presupposto di voler investire una cifra non inferiore a 2 mila euro e non superiore a 10 mila.

Investimento su strumenti sicuri, ci si guadagna davvero? Come cambiano i rendimenti

La scelta fra conto deposito, Btp o buono fruttifero dipende in primis dalla familiarità con questo tipo di strumenti. Il primo rappresenta una soluzione che rispecchia il trend del momento, nonostante nel recente passato i conti deposito siano andati in flessione rispetto ai “cugini”. Si tratta, in buona sostanza, di conti bancari che permettono di ottenere un rendimento sulle somme depositate, perlopiù con vincolo a un minimo di 90 giorni e un massimo di 48 mesi. Dal vincolo dipende buona parte della maturazione del tasso: con 3 mesi si va a un lordo dello 0,60% e un netto dello 0,44%. Numeri che passano a 1,40% e 1,04% per chi vincola il denaro per 24 mesi. In pratica, investendo 2 mila euro, il netto massimo sarebbe 20,80. Con 10 mila euro, si oscillerebbe fra 102 e 104 euro.

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I Btp sono strumenti più conosciuti e popolari, specie per le continue emissioni. In merito all’ultima, la cedola in scadenza a giugno 2023 ha un annuale lordo al 2,8%, con importo all’emissione da 2 miliari a un massimo di 2,5. La terza, scadenza 2049, ha una cedola lorda del 3,85%, la quarta al 2,15%. Il che significa un rendimento migliore con cifre più elevate: ad esempio, lordo da 44 a 385 per 10 mila euro. Infine, per quel che riguarda i buoni fruttiferi, l’investimento è più sicuro: il rendimento sull’ordinario è al 2%, quadruplicato rispetto a un mese fa. In pratica, con 2 mila euro il lordo sarebbe a 40 euro, con 10 mila a 200. Senza contare la tassazione agevolata. Niente di strano che la popolarità di questi strumenti sia costante.