Partite Iva, lettere dal Fisco: come fare per mettersi in regola

L’Agenzia delle Entrate bussa alle Partite Iva dal cassetto fiscale. Regolarizzazione o chiarimento, l’importante è agire con celerità.

 

Momento caldo per i titolari di Partite Iva e non per le temperature equatoriali. L’Agenzia delle Entrate ha infatti iniziato a riempire i vari cassetti fiscali, richiamando alla regolarità.

Partite Iva Agenzia delle Entrate
Foto © AdobeStock

Nell’ultimo periodo, sono finiti nel mirino coloro che applicano i cosiddetti Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa), ossia lo strumento di valutazione della propria affidabilità fiscale. Un gruppo piuttosto preciso, quindi, di titolari di Partita Iva, le cui comunicazioni riguardano delle possibili omissioni, piuttosto che qualche dato dissonante rispetto a quanto l’amministrazione finanziarie si aspettasse. Questo perché il Fisco procede a dei controlli analizzando sia i dati forniti dal contribuente in sede di consegna del Modello Redditi che sulla base di altre banche dati disponibili all’erario. La lettera dell’AdE sarà presente nei relativi cassetti fiscali dei contribuenti.

Sarà Entratel a trasmettere la comunicazione, anche all’intermediario che, eventualmente, ha contribuito alla trasmissione dei dati del professionista. Inoltre, gli interessati riceveranno un messaggio via PEC come informativa della presenza di una comunicazione all’interno del cassetto fiscale. Attenzione, perché sulla Posta certificata arriverà unicamente l’avviso della presenza della comunicazione, non il suo contenuto. Sarà quindi necessario recarsi sulla piattaforma di riferimento, così da capire quale sia la natura del problema e conoscere le procedure per mettersi in regola. Sostanzialmente, sarà possibile farlo in due diverse modalità.

Partite Iva, come risolvere il problema sull’Isa: le due soluzioni

Qualora il Fisco comunichi delle anomalie sull’Indice sintetico di affidabilità fiscale, il contribuente avrebbe sostanzialmente due opzioni. In primis, fornire dei chiarimenti tramite il software dell’Agenzia delle Entrate. Un sistema gratuito e piuttosto immediato, perché permetterebbe di comunicare direttamente con il Fisco. In questo caso, la procedura potrà essere effettuata di persona o tramite l’aiuto di un intermediario. Altra opzione, quella di regolarizzare direttamente gli errori attraverso il procedimento del ravvedimento operoso. Il più utilizzato qualora l’errore sia evidente e incontestabile. La prima procedura, invece, potrebbe essere utile per coloro che, piuttosto che correggere un errore, debbano semplicemente fornire delle delucidazioni su dei dati che non tornano.

Il ravvedimento operoso consente di per sé un’agevolazione in termini di sanzione, tramite la riduzione o, addirittura, la non applicazione, a seconda dei casi. Chiaramente, più tempo passa tra la segnalazione dell’errore e la regolarizzazione, più si correrà il rischio di incappare in sanzioni sempre più pesanti. Gli interessi sono calcolati in base al tasso annuo legale e sono accumulabili per ogni giorno di ritardo rispetto alla data ultima indicata per regolarizzare la propria posizione. In sostanza, le Partite Iva (come qualunque altro contribuente) saranno chiamate ad agire per tempo. Pena, pagare decisamente di più della cifra originaria. Una regola fissata dal Fisco con il Provvedimento del 23 giugno scorso. Ma comunque già abbastanza nota in altri ambiti. E visto il fiaccamento degli affari dovuto alla pandemia e ai bonus non troppo chiari, meglio fare attenzione.

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