Allarme, gli aerei rischiano di non volare: cosa sta succedendo

Crisi nera per le compagnie aeree. Il personale è ai minimi storici ma le richieste aumentano. Gli aerei rischiano di restare a terra (e i viaggiatori pure).

 

L’estate è ormai entrata definitivamente e, come mai negli ultimi due anni, c’è voglia di tornare a godersi appieno il relax mancato da quando il Covid ha fatto irruzione nelle nostre vite.

Aeroporti personale carenza
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È pur vero, però, che la pandemia ci ha cambiati. E, volenti o nolenti, bisogna fare i conti col cambiamento innescato da un evento che, per tutti noi, è stato un unicum assoluto, almeno fin qui. Qualcosa che finora, ultracentenari esclusi, si era studiato unicamente sui libri di scuola. Accanto alla voglia di tornare a vivere come prima del Covid, resta viva una legittima prudenza. E, soprattutto, la necessità di far fronte a una serie di criticità emerse a seguito della crisi economica scaturita dallo stop ai consumi e alla socialità imposto dalle misure anti-contagio. Un quadro che, chiaramente, ha inciso anche sul mondo del lavoro. Nei giorni scorsi, aveva infuriato la polemica sulla mancanza dei lavoratori stagionali, con i più ad attribuirne la ragione alla mancata volontà dei giovani di prodigarsi in simili occupazioni prediligendo l’assistenza tramite misure come il Reddito di Cittadinanza.

Una penuria di personale che, a quanto pare, non ha riguardato solo il comparto turistico in senso stretto (strutture ricettive, ristoranti, ecc.) ma anche quello correlato ai viaggi. In questo caso, però, non si può inquadrare il tutto nella mera carenza di personale provvisorio. A mancare, infatti, è l’equipaggio stesso degli aerei e degli aeroporti, dai piloti ai controllori di volo, fino al personale aeroportuale. O meglio, non ve ne sarebbe a sufficienza per far fronte alla ripresa a pieno ritmo dei viaggi. Le compagnie aeree parlano di numeri importanti ma i due anni di tagli hanno fatto sentire il loro peso. E, secondo Lufthansa, a breve potrebbero essere cancellati 900 voli.

Allarme personale, gli aerei senza equipaggio: le ragioni della penuria

L’allarme è preoccupante perché con la dicitura “a breve” si intende il mese di luglio. Praticamente un disastro per un settore che deve ripartire e che, quest’estate, ha la prima vera occasione per farlo come si deve. Senza contare che, per gli aerei delle compagnie low cost, i tagli potrebbero essere anche più drastici. Anche gli aeroporti hanno ridotto le piste: Gatwick, ad esempio, ha sforbiciato del 10% i voli per i mesi di luglio e agosto, così come Schiphol, ad Amsterdam. Stesso discorso a Parigi, dove un altro 10% è stato tagliato allo Charles De Gaulle. Il problema, secondo i vettori, sarebbe proprio la riduzione drastica del personale e l’appalto necessario di molte mansioni a fornitori esterni. Il che significa come un piccolo incidente possa mandare in tilt l’intero sistema. Figurarsi un eventuale sciopero.

Qualcosa di simile è accaduto in Belgio, dove i dipendenti Ryanair hanno incrociato le braccia in nome di retribuzioni maggiormente eque. Uno sciopero indetto per le giornate del 24, 25 e 26 giugno che, indubbiamente, manderà in crisi gli scali aeroportuali del Paese. Inoltre, pochi giorni fa, l’aeroporto di Bruxelles era stato costretto a fermarsi vista la carenza di personale. Una situazione che non è aiutata dal momento storico, che rende difficile rimpolpare gli organici. Sia per gli esiti ancora incerti della pandemia, sia per una difficoltà oggettiva nel reperire le risorse giuste. O quantomeno sufficienti. A rimetterci dovrebbero essere gli aerei, o meglio i voli. E, di conseguenza, i viaggiatori. I quali rischiano di ritrovarsi davanti a prezzi raddoppiati per i voli internazionali e con un 20% per quelli nazionali. Un altro fattore di caos.