Superbonus, crisi nera: finiti i fondi, le soluzioni per uscirne

Fondi già esauriti ma i lavori in ballo rischiano più di un semplice pantano. Qualcuno potrebbe dover restituire i crediti del Superbonus.

 

Tempi duri per il Superbonus e per coloro che ne beneficiano. Ma, se finora i problemi erano legati soprattutto agli aspetti strutturali della misura, stavolta i guai cominciano a riguardare i fondi istituiti.

Superbonus fondi finiti
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Detto in soldoni, i fondi per il Superbonus 110% sarebbero già finiti, in proporzione alla mole di lavori richiesti. In pratica, le risorse messe a disposizione non sono più sufficienti a coprire il totale degli interventi. E, problema nel problema, attualmente non sarebbero previsti né dei rifinanziamenti ad hoc e nemmeno una nuova programmazione dell’agevolazione, destinata a ridursi progressivamente nei prossimi anni. Ora, le cose stanno così: chi aveva in programma di effettuare richiesta entro il termine del 30 giugno, sarà costretto a dare forfait. Ma, sostanzialmente, non si ritroverebbe con danni subiti, quantomeno non maggiori di quelli (eventuali) che avevano animato la scelta di ricorrere al bonus. Discorso radicalmente diverso per chi, invece, aveva già avviato le pratiche, firmando i debiti contratti con le imprese.

Costoro, infatti, potrebbero vedere i propri lavori bloccati. E, soprattutto, potrebbe accadere la stessa cosa anche a chi ha già usufruito parzialmente delle agevolazioni su uno o più interventi di ristrutturazione edilizia. Un punto, quest’ultimo, particolarmente delicato visto che, come detto, al momento non sembrano esserci indizi circa la rimodulazione del Superbonus. Anzi, chi subirà lo stop dei cantieri potrebbe ritrovarsi addirittura in condizione di dover restituire i crediti già incassati. Un caos che, ora come ora, potrebbe trovare risoluzione solo attraverso un espediente che nessuno sembra aver intenzione di perseguire. L’allarme, a questo punto è inevitabile. E il Superbonus continua la sua parabola discendente.

Superbonus, addio ai fondi: le (possibili) soluzioni per uscire dalla crisi

Al momento, la situazione risulta estremamente complicata soprattutto per la selva dei bonus edilizi. Un campo piuttosto delicato, dove intervenire significherebbe inevitabilmente operare qualche colpo di cesoia. L’ultimo report di Enea ha evidenziato come, dal punto di vista delle detrazioni concesse, il Superbonus abbia già sforato le risorse messe a disposizione. E, per tirar fuori agevolazione e agevolati da un pantano che stavolta rischia di trasformarsi in pericolosissime sabbie mobili, il reperimento dei fondi tramite il disboscamento dei bonus edilizi non considerati fondamentali appare il passo più logico. A meno che non si decida di far naufragare tutto ma appare improbabile. I 162.450 interventi edilizi in corso, con aggiornamento al 31 maggio, hanno richiesto 33,7 miliardi di euro contro i 33,3 miliardi stanziati.

A rischio ci sono principalmente i soggetti che hanno iniziato i lavori di efficientamento energetico senza l’attivazione della clausola vincolante sull’avvio dei cantieri, da sottoscrivere all’acquisto del credito da parte della banca. Costoro, si ritroverebbero di fatto senza paracadute. Chi invece quella parte del credito l’ha già incassata, potrebbe vedersi recapitata la richiesta di restituzione. Le associazioni di categoria hanno già lanciato l’allarme, parlando di “grave situazione” dalla quale trovare soluzioni per uscirne al più presto. Secondo il Consiglio nazionale degli Architetti, che già aveva lanciato l’allarme sulle 33 mila imprese a rischio fallimento o blocco dei cantieri, il Governo dovrebbe convocare un tavolo di confronto con immediatezza fra parti sociali e rappresentanti del mondo professionale/produttivo. La soluzione, però, non appare la proroga. Fra un anno, si rischia di ritrovarsi allo stesso punto di ora.