Buoni pasto, è l’inizio della fine? L’utilizzo non sarà concesso, ecco la data

I buoni pasto non potranno essere utilizzati, la protesta Ascom è stata annunciata e con essa la data in cui non sarà possibile effettuare pagamenti con questa modalità.

L’Associazione di categoria dei commercianti ha lanciato una protesta di 24 ore che non consentirà l’uso dei buoni pasto da parte dei lavoratori.

buoni pasto
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Le commissioni sui buoni pasto hanno raggiunto cifre troppo elevate e le imprese non hanno alcun vantaggio nel permettere alle aziende di dotare i propri dipendenti di questa modalità di pagamento assolutamente conveniente per i lavoratori. Ci si trova davanti ad uno strumento con pro e contro incompatibili e che dovrà, dunque, subire delle modifiche per poter continuare ad essere accettato. La richiesta viene portata avanti dall’Associazione di categoria dei commercianti che ha indetto uno sciopero di 24 ore per il prossimo 15 giugno. In questa data nessun esercente accetterà i buoni pasto come protesta per sottolineare la necessità di un cambiamento oppure sarà l’inizio della loro fine.

Buoni pasto, la protesta del 15 giugno

L’Ascom ha annunciato che il 15 giugno non sarà possibile effettuare pagamenti utilizzando i Buoni pasto che le aziende erogano ai propri lavoratori dipendenti. Lo scopo della protesta è sensibilizzare l’attenzione sulle elevate commissioni pagate dalle imprese che li accettano e che vanificano ogni convenienza. Si fermeranno, dunque, i piccoli supermercati di zona, i discount e gli ipermercati della grande distribuzione organizzata per uno sciopero di 24 ore volto a sottolineare come le commissioni del 20% non siano sostenibili economicamente. La richiesta è di un intervento che possa modificare il sistema e rendere vantaggiosi i buoni pasto non solo per i dipendenti. Se tale intervento non verrà messo in atto nessuno accetterà più i buoni pasto e questa modalità di pagamento potrebbe cadere nel dimenticatoio. A farne le spese i lavoratori, naturalmente, che verrebbero privati di un’occasione di risparmio.  I consumatori, dunque, devono sostenere lo sciopero dei commercianti per tutelare la funzione dei buoni stessi.

Le richieste dell’Ascom

La prima richiesta è di una riforma che possa rendere i buoni sostenibili dal punto di vista economico per le imprese che li accettano. Si affianca, poi, una seconda necessità riguardante la prossima gara Consip da 1,2 miliardi di euro. L’esigenza è che non sia aggiudicata con gli sconti delle precedenti gare perché a pagare sarebbero le imprese stesse. Il direttore Epat Claudio Ferraro spiega la questione sottolineando che nella gara per le grandi committenze pubbliche del servizio dei buoni pasto le commissioni a carico degli esercenti convenzionati dipendono dal risparmio di spesa per le casse dello Stato risultando, così, come una tassa occulta sulla ristorazione e la distribuzione che vale 200 milioni all’anno. Chi sono a pagare? I soli esercenti convenzionati naturalmente. Il risparmio dello Stato, dunque, è legato ad una mancanza di attenzione alla qualità del servizio degli oneri per gli esercenti – afferma Ferraro – confermando l’idea che non venga attuata una politica di incentivazione alle economie delle piccole medie aziende soprattutto nel post Covid. Nessuno sconto per lo Stato, dunque, ma solamente la garanzia del valore facciale del buono potrà salvare questo metodo di pagamento.