Pensione, godersi l’assegno in altri lidi: i tre Paesi più gettonati

Tre Paesi per tre regimi fiscali estremamente favorevoli. Mete alla portata. E sempre più percettori di pensione ne sono attratti.

 

Da tempo, ma in particolare negli ultimi anni, si è spesso parlato della cosiddetta “fuga dei cervelli”. L’esodo delle menti più brillanti verso lidi esteri, in cui mettere a frutto proficuamente i propri studi.

Pensione Paesi migliori
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Eppure, i giovani laureati, dottorandi e quant’altro non sono gli unici a staccarsi dallo Stivale per cercare fortuna. O meglio, un riconoscimento vero e proprio per il loro percorso di ricerca e di lavoro. Anche chi percepisce già una pensione, sempre più spesso, valuta un trasferimento all’estero per riuscire a godersi al meglio un assegno magari nemmeno troppo elevato. Un dato da non sottovalutare. Spesso, infatti, è stato sottolineato come gli assegni pensionistici ottenuti da chi alla pensione c’arriva non siano poi così elevati. Anzi, spesso viene fatto ricorso a trattamenti integrativi, così da riuscire a restare al di sopra della soglia minima di sussistenza. La ragione va letta nell’equiparazione dell’assegno mensile all’ultima retribuzione percepita.

Nell’ipotesi più suggestiva, infatti, non si andrà oltre il 70% in quanto a taso di sostituzione. In pratica, se l’ultima retribuzione fosse stata di 2 mila euro, non si otterrà più di 1.400 euro di assegno mensile. E, in caso di importi più bassi, si andrebbe addirittura peggio. Niente di strano che, in queste condizioni (o ancora più compromesse), sarebbe difficile conciliare l’esigenza di una vita serena con l’incombenza dei pagamenti. Detto semplicemente, arrivare a fine mese diventerebbe un problema estremamente serio. Un paradosso per l’Italia, che pure si ritrova a versare una quantità complessiva di assegni di pensione superiore a quella degli stipendi.

Pensione, chi percepisce l’assegno va (anche) all’estero: ecco dove e perché

Alla luce dei motivi suddetti, va letta la decisione di diversi pensionati di espatriare verso altri Paesi, europei e non, per riuscire a godersi la pensione senza dover penare troppo per combinare tutti i fattori della sopravvivenza. Per quanto riguarda l’Italia, la maggior parte degli assegni non supera i 1.000 euro e questo significa rasentare la soglia di povertà. In altre Nazioni, invece, le cose stanno diversamente. In primis per una politica fiscale più “leggera”, sostenibili anche per assegni pensionistici più bassi. Senza contare l’imposizione fiscale italiana, che porta la tassazione al 23% nel migliore dei casi. Altra ragione che spinge i pensionati a pensarci bene prima di accantonare l’idea di prendere un aereo e lasciare il proprio Paese. Una decisione mai facile ma che potrebbe essere favorita da situazioni particolari.

Il caso del Portogallo

Non è un mistero che, in questo senso, uno dei Paesi più gettonati sia il Portogallo. Il territorio lusitano è quello che vede la maggior presenza di pensionati nostrani, a fronte di una tassazione sui redditi del 10% per 10 anni. Un provvedimento valido per tutti i residenti non abituali. Un regime fiscale estremamente conveniente, poiché consentirebbe di far fronte alle incombenze verso lo Stato senza decimare l’importo dell’assegno. Il resto lo fa il clima, simile a quello italiano.

Turchia e Cipro

Discorso simile anche per la Turchia, meta più “esotica” ma comunque favorita da un regime fiscale vantaggioso. La tassazione sulla pensione percepita è solo sul 20% del totale dell’importo. Il restante 80% sarà esentasse, con costo della vita estremamente alla portata. Anche la vicina isola di Cipro ha un bel magnetismo: 5% di tassazione sui redditi da pensione provenienti dall’estero, ma solo se superiori a 3.420 euro. Praticamente una no tax area…