Pensioni 2022: il messaggio Inps fa chiarezza e aggiorna i coefficienti di rivalutazione stipendi

In tema di pensioni 2022, un fresco comunicato dell’INPS aiuta a fare luce sul calcolo dei trattamenti previdenziali. I dettagli.

L’aumento dell’inflazione è un dato di fatto ed infatti è stato recepito dall’INPS. A seguito di un suo messaggio, è ora possibile calcolare precisamente una pensione con decorrenza 2022.

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foto adobe

Ancora novità in materia di pensioni 2022, e questa volta attengono all’aumento della quota retributiva per il caro inflazione. Grazie all’aggiornamento per rivalutare le retribuzioni nel 2022 per la determinazione della base annua pensionabile delle anzianità anteriori al 31 dicembre 1995, ora si può calcolare con esattezza l’importo degli assegni previdenziali con decorrenza nel 2022.

Il citato aggiornamento è stata opera dell’INPS che, tramite un messaggio ad hoc dello scorso 22 maggio, ha appunto aggiornato i coefficienti di rivalutazione degli stipendi, vale a dire quei valori che permettono di individuare la media delle retribuzioni pensionabili incassate – ai fini del calcolo delle quote degli assegni che sono ancora sottoposte al sistema di calcolo retributivo. Interessati da queste novità sono i lavoratori iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, le gestioni speciali dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e coltivatori diretti) e le gestioni sostitutive della stessa.

Pensioni 2022: il rilievo gli aggiornamenti INPS

La novità sugli aggiornamenti certamente interesserà non poche persone. I trattamenti pensionistici INPS con decorrenza 2022 tengono ora conto dell’aumento dell’inflazione e vi si adeguano, dopo la rivalutazione dell’1,9% delle retribuzioni usate per calcolare la base annua pensionabile delle anzianità anteriori al 1995 (o al 2012 per i lavoratori precoci). Ci riferiamo alla quota degli assegni previdenziali soggetti al sistema retributivo.

Per il calcolo delle pensioni con sistema retributivo, l’importo dell’assegno previdenziale è individuato sulla scorta di una serie di fattori, inclusa la media delle ultime retribuzioni incassate dal lavoratore – a cui si applicano specifiche aliquote di rendimento.

Nel 2022 con l’inflazione considerata dall’istituto di previdenza in aumento, i vecchi stipendi usati per il calcolo dell’assegno previdenziale si rivalutano in misura maggiore.

Non bisogna dimenticare che il calcolo retributivo, pur essendo stato definitivamente archiviato dal primo gennaio 2012 continua ad essere usato per individuare le quote dell’assegno legate ai periodi anteriori – ovvero per quei lavoratori in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Il meccanismo di questo calcolo si fonda sul numero degli anni di contribuzione e sulla media delle retribuzioni lorde aggiornate e riferite agli ultimi anni di attività di lavoro.

Calcolo retributivo: alcuni dettagli sul funzionamento

Volendo sintetizzare e semplificare per quanto possibile l’argomento, in tema di calcolo retributivo ricordiamo che l’ammontare della prestazione pensionistica corrisponde al 2% del reddito pensionabile per ciascun anno di contribuzione. Il quadro è il seguente:

  • con 25 anni di contributi si ha diritto al 50% della media degli ultimi stipendi;
  • con 35 anni di contributi si ha diritto al 70%;
  • fino a raggiungere l’80% con 40 anni di contribuzione.

Mentre le aliquote di rendimento diminuiscono via via all’aumentare della retribuzione pensionabile.

La rendita è formata dalla somma di due distinte quote:

  • la quota A corrisponde all’importo legato alle anzianità contributive maturate fino al 31 dicembre 1992. Per i lavoratori subordinati la base pensionabile della quota A è formata dalla media degli stipendi degli ultimi 5 anni anteriori alla decorrenza della pensione.
  • la quota B è legata alle anzianità acquisite dal primo gennaio 1993 fino al 31 dicembre 2011 (per chi ha almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995), oppure fino al 31 dicembre 1995 (per chi ha meno di 18 anni di contributi alla suddetta data). La base pensionabile di questa quota è individuata invece dalla media annua delle retribuzioni degli ultimi dieci anni se il dipendente è in possesso di almeno 15 anni di contributi al 31 dicembre 1992 o dalla media degli ultimi 5 anni di retribuzione pre 1993 più quelle incassate dal primo gennaio 1993 fino alla decorrenza della pensione (laddove il lavoratore sia in possesso di meno di 15 anni di contributi alla suddetta data).

Concludendo, ribadiamo che è ora possibile calcolare con esattezza l’importo delle pensioni con decorrenza nel 2022. Infatti queste ultime si adeguano all’aumento dell’inflazione, con la rivalutazione dell’1,9% delle retribuzioni utilizzate per calcolare la base annua pensionabile delle anzianità anteriori al 1995 (o al 2012 per i lavoratori precoci), ossia la quota degli assegni soggetti al sistema retributivo. In sintesi, nel 2022 alla luce dell’incremento dell’inflazione, i vecchi stipendi usati per il calcolo dell’assegno della pensione subiscono una rivalutazione maggiore.