Btp a trent’anni, rendimenti pazzeschi: quanto si ottiene nel 2051

Buon momento per i Btp a lunghissima scadenza, specie quelli con data di chiusura al 2051. I rendimenti giustificano una cedola più bassa.

 

Scadenza 1 settembre 2051. Apparentemente troppo in là anche solo per pensare al rendimento. Eppure, il Btp con chiusura fissata a questa data, gode di un periodo piuttosto fortunato.

Rendimento Btp 2051
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Gli investimenti a lungo termine, al momento, non sono proprio da buttare. Anche perché, al momento, ci si troverebbe in una fase complessiva di rendimenti in salita pressoché costante, seduta dopo seduta. Un momento parzialmente favorevole: nella giornata del 2 maggio, ad esempio, il Btp a 10 anni ha passato agevolmente la soglia del 2,80%, con spread ai massimi dal 2020 a oggi (185 punti base). Unici strumenti ancora in segno negativo per quel che riguarda i rendimenti sono i Bot a 12 mesi. Per il resto, non c’è traccia di segni meno, almeno per ora. Particolarmente interessante, risulta proprio il Bpt 2051 (ISIN: IT0005425233), ovvero con scadenza praticamente a trent’anni.

Prima emissione, autunno 2020. Picco di rendimento, invece, datato solo al 2 maggio: 3,18%, quasi alla pari con il Btp 2072, il cosiddetto Bond “Matusalemme”. Il Btp 2051, al momento, si acquista a circa 72,50 centesimi, ossia un prezzo decisamente inferiore rispetto a quello circolante a inizio anno (93 centesimi circa) e perdita praticamente fissa a oltre il 22%. A compensazione, a esplodere sono stati i rendimenti netti, i quali hanno raggiunto facilmente i 140 punti base. In poche parole, qualora un investitore decidesse di acquistare un Btp con trent’anni residui, potrebbe ottenere alla scadenza almeno un 40% in più. Netto.

Btp 2051, i rendimenti fanno gola: le ragioni dell’impennata

Qualcosa di simile si era già visto di recente. A riprova dell’importanza delle tempistiche adottate per il piazzamento del proprio investimento. Al momento, i grafici suggeriscono che l’attenzione data al Btp 2051 è giustificata dai potenziali rendimenti ottenibili da qui alla scadenza. Con la netta sensazione che le variazioni, da qui a qualche tempo, saranno minime. Questo perché la complessiva incertezza che anima i mercati rende difficile, almeno in questa fase, determinare possibili scenari futuri, se non a breve termine. E’ chiaro che, rispetto al Btp a cinquant’anni, la volatilità per l’investitore sia una variabile meno influente.

Al momento, i rischi con un Btp 2051 sarebbero quindi minori rispetto a quelli corsi con il “Matusalemme”. A favore remano i vent’anni e oltre di differenza rispetto alla data di scadenza e la minor soggezione alle variazioni di mercato. Con il non trascurabile dettaglio, però, di una cedola inferiore, pari all’1,7%. Il Btp 2072 concede il 2,15% lordo, circa il 2,56% netto contro il 2,05%. Circa mezzo punto all’anno in meno rispetto al Btp più lungo. Forse un dettaglio trascurabile, sempre che il trend si mantenga così: le eventuali perdite, infatti, verrebbero compensate alla scadenza. Massimo risultato con il minimo rischio. E tutto nel giro di pochi mesi.