Sei disoccupato e vuoi andare in pensione? Ecco come fare

L’Inps, il nostro sistema pensionistico, dopo anni di contributi versati, è davvero in grado di metterci in una condizione di reale serenità e sicurezza in vista del nostro futuro?

Ci chiediamo spesso, molti di noi si saranno trovati in questa situazione estremamente delicata, se davvero le normative vigenti a tutela dei diritti dei lavoratori, ci offrono le soluzioni idonee alla nostra situazione.

Pensioni 2022
Cosa succede alla pensione per i disoccupati?

Per la nostra vecchiaia, per la nostra famiglia, è lecito domandarci cosa ci accadrà davvero, se d’improvviso ci ritrovassimo disoccupati, chiaramente per scelta non nostra o per una qualsiasi ragione che non dipende da noi.

Disoccupati sì, ma niente paura: ecco come l’Inps ci tutela per la futura e vicina pensione

Un bel dilemma, soprattutto se ci troviamo nella condizione di non poter accedere alla Naspi, che è quella disoccupazione che ci spetta di diritto, per esempio in seguito al fallimento o alla chiusura dell’azienda dove abbiamo prestato servizio per anni.

Cosa succederebbe, quindi, se ad un tratto ci ritrovassimo senza lavoro ma con pochi anni che ci mancano alla pensione?

L’Italia sarà anche un Paese dalle burocrazia complessa ed annosa, ma non manda allo sbaraglio i suoi cittadini, questo è certo.

Naspi, Ape Sociale e Quota 41: vediamo cosa succede

Il sistema previdenziale di casa nostra tutela i lavoratori disoccupati attraverso due forme pensionistiche: l’APE Sociale e la Quota 41.

Condizione per aderire a tali misure è essere in stato di disoccupazione, e aver maturato il ricorso alla disoccupazione compensata da almeno tre mesi.

Questo requisito è fondamentale. Ma i lettori del web chiedono, molto spesso, agli esperti, come andare in pensione per chi è disoccupato senza NASPI.

Verifichiamo cosa prevede a questo punto la normativa vigente del 2022.

Perdiamo il lavoro a pochi anni dalla pensione? Nulla è compromesso, basta essere in regola con la disoccupazione

Ma facciamo un passo indietro. E proviamo a inquadrare la condizione di un lavoratore dipendente di un’azienda, in stato di regolare disoccupazione.

Quali sono le strade che può percorrere per andare in pensione? Non lavorando più da alcuni mesi rischia davvero di perdere i diritti pensionistici che aveva prima, accumulati dopo tanti anni di lavoro?

Sono tanti i lavoratori che dopo una vita di sacrifici, nonostante i contributi maturati si ritrovano senza lavoro e con il rischio, almeno immaginano, di perdere parte della pensione.

Strategie di esperti a cui affidarsi, sempre e comunque

Trovare delle strategie che portano ad abbracciare un piano pensionistico resta sicuramente la tattica migliore da perseguire.

Rivolgersi ad esperti, che possano guidarci, nel marasma delle possibilità normative, non è mai una soluzione inutile.

Puoi comprendere da subito che, anche se sei disoccupato, non devi necessariamente trovarti nella posizione di aver perfezionato 42 – 41 anni e 10 mesi di versamenti, né tantomeno aver raggiunto l’età pensionabile per ricevere l’accredito dell’assegno previdenziale.

Naspi e Dis-coll, ma non solo

D’altra parte, il legislatore ha tutelato lo stato di disoccupazione con l’inserimento dell’indennità NASpi e Dis-coll. Strumenti che permettono ai lavoratori di ottenere un sostegno al reddito, oltre che ha maturare contributi figurativi.

Si tratta di strumenti che permettono ai lavoratori di ottenere un sostegno al reddito, oltre che a maturare contributi. Avete capito bene. In presenza della disoccupazione regolare permangono le regole dei versamenti dei contributi.

Ovviamente l’indennità Naspi non è eterna. E quindi, nel caso di una età avanzata, dopo anni di contributi versati, non ci pare il caso, vicini all’età della pensione, di cercarsi un altro impiego per maturare gli anni mancanti all’assegno Inps.

Non è forse vero? Immaginate di trovarvi in questa situazione a 62-63 anni di età.

Certo tutto questo potrebbe essere possibile, ovvero ripartire da un nuovo lavoro e terminare regolarmente gli anni di contributi mancanti, ma esiste anche la valida alternativa di andare in pensione in modo anticipato, da disoccupati, con il minimo delle perdite.

Le possibilità di pensionamento vigenti senza la NASPI

Chi è disoccupato, ma non ha percepito la NASPI, non può aderire ai piani pensionistici classici. Ma non c’è da disperarsi. È invece possibile aderire ad altri regimi pensionistici se si è idonei.

Le forme pensionistiche esistenti che non richiedono il requisito NASPI

a) Quota 100: 62 anni di età e 38 anni di contributi (ma era in vigore fino al 31 dicembre 2021 e non dovrebbe essere ripristinata)

b) Opzione donna: 58 anni di età per i dipendenti, mentre 59 anni di età per le lavoratrici autonome, con un requisito contributivo di 35 anni. Entro il 31 dicembre 2020, inoltre, devono essere completati i requisiti (oneri personali e previdenziali). L’opzione femminile scade il 31 dicembre 2021.

c) pensione di vecchiaia: 67 anni di età e 20 anni di contributi;

d) pensione contributiva anticipata: 64 anni di età e 20 anni di contribuzione (il primo contributo deve essere versato dal 1° gennaio 1996 o con opzione in Gestione Separata);

e) prepensionamento: senza obbligo personale e solo con obbligo contributivo. In questo caso, per le donne 41 anni e 10 mesi, per gli uomini 42 anni e 10 mesi.

Ape sociale: cosa è, criteri e condizioni

Sebbene possa sembrare facile andare in quiescenza utilizzando Quota 41, non sempre si riesce a maturare la giusta anzianità contributiva, anche perché parliamo sempre di 41 anni di versamenti accreditati. Ecco, perché tra le alternative fattibili, spunta non a caso l’Ape sociale.

I disoccupati possono optare per un prepensionamento, che contiene pochi paletti, intesi in termini di vincoli anagrafici e contributivi, mentre ottime sono le novità introdotte nel 2022. Regole che snelliscono il quadro delle condizioni fissate dalla normativa. In ogni modo, l’anticipo pensionistico Ape sociale resta un valido strumento per chi si ritrova ad avere un’età di 63 anni con 30 anni di versamenti. 

Quota 41: vi spieghiamo di cosa si tratta e come si ottiene

La pensione quota 41, contrariamente a quello che in molti possono pensare, non è aperta a tutti. Si tratta di una pensione dedicata esclusivamente a coloro che rientrano nella categoria dei lavoratori precoci e che appartengono ad uno dei profili di tutela previsti dalla legge.

La pensione quota 41 è una misura espressamente dedicata a coloro che hanno iniziato a lavorare in giovane età e che hanno versato almeno 12 mesi di contributi prima di compiere i 19 anni. Ma non basta appartenere alla categoria dei precoci per poter accedere al pensionamento in questione. La normativa di riferimento, infatti, richiede anche che il lavoratore rientri in uno dei profili tutelati.

Inps, il concorso e poi risponderete voi alle chiamate degli utenti: ne cercano 3.000

I profili di tutela per accedere alla pensione precoci con 41 anni di contributi sono:

  • lavoratore disoccupato a seguito di licenziamento che ha terminato almeno da 3 mesi di fruire dell’intera Naspi spettante
  • lavoratore caregiver che si occupa da almeno 6 mesi di un familiare convivente con grave handicap ai sensi della legge 104/1992
  • lavoratore invalido con percentuale pari o superiore al 74%
  • lavoratore usurante o gravoso (ad esempio infermiere con turni notturni)