Occhio alla birra: in queste marche potrebbe esserci un ospite indesiderato

La società senza scopo di lucro Pirg realizza uno studio sulla birra. Individuando tracce di glifosato in cinque famosi marchi.

E’ cosa di qualche giorno fa: una ricerca diffusa sulla rivista svizzera K-Tipp, nella quale alcuni esperti indicavano le marche di pasta più soggette alla presenza di glifosato nella composizione originaria.

Birra glifosato
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Un tema che aveva fatto discutere, visto il coinvolgimento di marche piuttosto famose (da Agnesi a Garofalo) e quello di un alimento di larghissimo consumo. Chiaro, si trattava di quantitativi rientranti nei limiti concessi dalle normative vigenti. Tuttavia, vista la sempre crescente attenzione nei confronti della salute dei consumatori, iniziata con le restrizioni in merito all’ossido di etilene, il monitoraggio sulle tracce dei pesticidi negli alimenti rientra nella prassi quotidiana. E lo studio di K-Tipp non è stato che parte integrante di un programma di vigilanza sempre particolarmente attento su componenti indesiderate. Come, appunto, il glifosato. Anche perché, dalla pasta, ora gli esperti hanno focalizzato l’attenzione su un altro prodotto di largo consumo.

Si tratta di una delle bevande preferite dei consumatori. Anzi, più di una bevanda. Si parla infatti del vino ma soprattutto della birra, nel cui composto sarebbero state individuate tracce dell’erbicida. A svolgere l’indagine, stavolta, è stata la Public Interest Research (Pirg), una società senza scopo di lucro che, in merito alle dichiarazioni di potenziale cancerogenicità del glifosato da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità, ha incentrato il proprio studio su marchi piuttosto famosi. Partendo dal presupposto che tale sostanza può essere individuata su molti prodotti, anche biologici. E, soprattutto, sia la fase di raccolta che di produzione può essere interessata dalla contaminazione.

Glifosato nella birra, la ricerca degli esperti: i marchi maggiormente interessati

Fino a pochi anni fa, gli scienziati non concordavano sull’effettiva pericolosità del glifosato. La correlazione con rischi cancerogeni, nonostante la sostanza sia conosciuta fin dagli anni Cinquanta, risale appena al 2015, sulla base di una ricerca effettuata dall’Oms. Secondo gli studi condotti, anche dosi molto ridotte di glifosato possono, alla lunga, comportare dei rischi per la salute dell’essere umano. Questo, però, non ha impedito alle normative vigenti di interdirne definitivamente l’uso a livello mondiale, probabilmente in quanto componente di erbicidi utilizzati in fase di coltivazione per impedire la contaminazione da insetti e batteri vari. Un’eccezione negli Stati Uniti è lo stato della California. Per quanto riguarda l’indagine della Pirg, sono state analizzate 15 marche di birra (e cinque di vino). E, stando a quanto spiegato dalla stessa, su cinque di esse è stata rilevata presenza di glifosato.

Si tratterebbe, nello specifico, di prodotti realizzati da case estremamente famose, quali Heineken, Stella Artois, Corono Extra e Budweiser. In alcune circostanze, sono gli agricoltori a indicare gli erbicidi come possibili cause di malattie. Va ricordato che, soprattutto in Europa, molte nazioni hanno vietato l’uso di glifosato (ad esempio in Francia e in Italia), in quanto considerato possibilmente un rischio per la salute umana. Nel nostro Paese, ad esempio, nel 2016 è stato imposto il divieto per tutte le aree “frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili”. A livello europeo, nonostante la coscienza su questa e su altre sostanze ritenute potenzialmente nocive, una normativa generalizzata non è ancora stata realizzata. Esistono però dei limiti. Almeno quello.