Pasta e glifosato, (ri)scatta l’allarme: cosa sta succedendo

Una ricerca della rivista K-tipp individua glifosato in alcuni marchi di pasta venduti in Italia. I livelli sono infinitesimali ma è bene non abbassare la guardia.

 

Un’attenzione sempre maggiore alla composizione degli alimenti, anche dal punto di vista delle ingerenze biologiche. Era accaduto qualche mese fa come scudo contro l’ossido di etilene e sta accadendo ora, in merito ai nuovi allarmi che stanno coinvolgendo diverse varietà di cibo.

Pasta glifosato allarme
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L’accostamento di alcuni prodotti di largo consumo a nuove ondate di alcune malattie ha accesso nuovamente i riflettori sulla salute alimentare a livello mediatico. Il monitoraggio delle autorità sanitarie è tuttavia costante. Il Ministero della Salute aggiorna sistematicamente l’elenco dei prodotti e dei relativi lotti ritirati a causa di sospette contaminazioni, invitando quindi i consumatori a fare attenzione agli acquisti effettuati nei vari supermercati. Il caso dell’ossido di etilene era stato indicativo rispetto agli standard di monitoraggio, in quanto gli stessi standard europei consentiti, seppur minimi, erano stato di fatto azzerati al fine di evitare problematiche ai consumatori una volta acquistati (e quindi potenzialmente ingeriti) gli alimenti in questione. Perlopiù dolci.

Per il glifosato, il più noto erbicida utilizzato in agricoltura, vale praticamente lo stesso discorso. In almeno 10 prodotti, perlopiù pasta, sarebbe stata riscontrata la presenza dell’elemento. E, seppure le quantità non sono state considerate preoccupanti, la segnalazione è scattata lo stesso, a riprova dell’attenzione posta sull’integrità salutistica dei consumatori. I campioni di pasta in questione appartengono a marchi piuttosto famosi, come Divella, Garofalo, Lidl e Agnesi, per almeno 18 confezioni di pasta. Il glifosato, utilizzato per l’eliminazione delle piante infestanti, sarebbe stato rilevato nell’ambito di uno studio della rivista K-tipp.

Glifosato nella pasta, l’allarme: a cosa fare attenzione

Il test K-tipp avrebbe rilevato la presenza di glifosato in quattro prodotti venduti in Italia. Considerando l’eco mediatica avuto dalla notizia, l’allarme è stato inevitabile. Pur restando i livelli del diserbante nel limite del consentito. Si tratta comunque di un acido aminofosforico della glicina, che agisce direttamente sulla fotosintesi delle piante, evitando la loro crescita e, quindi, la loro ingerenza nel raccolto. Viene comunque utilizzato anche sui binari ferroviari o sui marciapiedi. I ricercatori hanno esaminato 18 confezioni di pasta, 13 delle quali prodotti da agricoltura convenzionale, mentre i restanti 5 da agricoltura biologica. L’allarme è frutto più che altro della rilevanza data alla ricerca, visto che i limiti individuati erano ben al di sotto di quelli ritenuti di guardia. Inoltre, anche la questione sugli effetti cagionati è piuttosto dibattuta.

Al 2015, ad esempio, risale una ricerca dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), la quale aveva indicato il glifosato come possibile elemento cancerogeno per l’uomo. Nei casi in questione, il valore riscontrato nella pasta non avrebbe superato quota 0,039 ppm (pasta Agnes), ovvero oltre 250 volte al di sotto del massimo consentito, ossia 10 ppm. Gli altri marchi, hanno indicato il quantitativo di glifosato in 0,010 (Garofalo), ossia ai minimi della rilevabilità, e 0,023 mg/kg (Divella). In pratica, quantitativi infinitesimali rispetto ai livelli di guardia. Nessun allarme quindi, se non un’attenzione particolare messa sugli alimenti di largo consumo. Pasta in primis. A ogni modo, meglio prestare attenzione.