Epatite nei bambini, casi sospetti anche in Italia: cosa sta succedendo

Alcuni casi sospetti di epatite nei bambini anche in Italia. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo quali sono le informazioni disponibili in merito.

Ci sono anche nel nostro Paese alcuni casi sospetti di epatite acuta pediatrica, con almeno quattro bambini con età al di sotto dei 10 anni. Ecco cosa sta succedendo.

epatite bambini
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Gli ultimi due anni sono stati segnati, purtroppo, dal Covid che continua ancora oggi ad avere delle ripercussioni sulle nostre vite, sia dal punto di vista delle relazioni economiche che sociali. Al fine di contrastare la diffusione di questo virus, infatti, abbiamo dovuto cambiare molte nostre abitudini.

Se tutto questo non bastasse, a destare ultimamente particolare attenzione sono alcuni casi sospetti di epatite acuta pediatrica che riguardano dei bambini con età al di sotto dei dieci anni. Entriamo quindi nei dettagli per vedere cosa sta succedendo e quali sono le ultime informazioni disponibili in merito.

Epatite nei bambini, casi sospetti anche in Italia: tutto quello che c’è da sapere

Mentre l’Agenzia delle Entrate è pronta ad inviare le multe ai cosiddetti No Vax over 50, a destare ultimamente particolare attenzione sono alcuni casi sospetti di epatite acuta pediatrica. Quest’ultimi hanno interessato dei bambini con età al di sotto dei dieci anni. Alcuni casi sospetti, in base a quanto riportato da La Repubblica, sarebbero stati registrati anche nel nostro Paese.

Dopo le prime notizie sui casi di epatite acuta nei bambini nel Regno Unito, quindi, la questione non passa di certo inosservata. A tal proposito Giuseppe Indolfi, epatologo del Meyer di Firenze, ha spiegato: “La settimana scorsa c’è stato un primo alert riguardo a una decina di casi. L’attenzione dei clinici è stata attratta dal fatto che in un caso c’è voluto il trapianto, cosa che dimostra la violenza della patologia. Poi i numeri sono aumentati, con 70 casi in Inghilterra ed altri in Spagna, Danimarca, Paesi Bassi”.

In tutto hanno effettuato sei trapianti. Al momento, inoltre, sottolineiamo, si parla solo di sospetto, anche per quel che concerne i pazienti italiani. “A livello europeo abbiamo deciso di partire da subito con un’indagine su larga scala insieme agli infettivologi – ha affermato ancora Indolfi, come riportato da La Repubblica – Avremo i risultati in una settimana“. Non resta quindi che vedere cosa emergerà da tali studi e soprattutto se individueranno le cause di questa situazione.