Caffè: quante tazzine al giorno può bere chi soffre di ipertensione

Cosa dicono gli esperti riguardo il consumo giornaliero di caffè da parte delle persone che hanno problemi di pressione alta

Scopriamo quali possono essere gli effetti a breve e a lungo termine della caffeina sui soggetti alle prese con l’ipertensione.

Caffè
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Prendere il caffè durante la giornata è una prassi piuttosto comune. Può essere un momento di piacere o un modo per ricaricarsi in vista dei molteplici impegni giornalieri. Bisogna comunque stare attenti e cercare di non esagerare.

Al suo interno infatti è presente la caffeina che può causare un drastico aumento della pressione sanguigna. Un fattore che può incidere non solo su chi soffre di ipertensione, ma anche su chi non è alle prese con questa problematica.

Caffè: quante tazzine dovrebbe bere chi soffre di ipertensione

In realtà non è ancora ben chiaro in che modo la caffeina causi l’innalzamento della pressione. Secondo alcuni esperti la suddetta sostanza può bloccare un ormone che aiuta a mantenere le arterie allargate. Altri invece sostengono che essa faccia rilasciare più adrenalina alle ghiandole surrenali portando così ad un aumento della pressione.

In realtà si tratta di un fattore soggettivo. Alcune persone possono addirittura sviluppare una tolleranza ad essa. Per questo si può affermare che la caffeina non ha effetti a lungo termine sulla pressione. 

Il discorso è leggermente diverso per quanto riguarda gli effetti a breve termine. In quel caso basta misurare la pressione prima di bere il caffè e compiere la medesima operazione tra i 30 e 120 minuti dopo il consumo dello stesso. Se i valori si innalzano significa si è sensibili alla caffeina. 

Una volta appurata la correlazione sarebbe opportuno non assumere caffeina prima di attività fisiche che possono aumentare la pressione sanguigna. Per quanto concerne le quantità, si può provare a non andare oltre i 200 milligrammi al giorno, che corrispondono a circa 2 tazzine.

In condizioni normali la dose consigliata è di 400 milligrammi al dì. Si tratta di una soglia ritenuta generalmente sicura per la maggior parte dei soggetti adulti. Per dormire sonni tranquilli in tal senso, sarebbe opportuno consultare il proprio medico di fiducia e capire se è meglio centellinare l’uso di caffè o addirittura metterlo proprio da parte.