Contanti, attenti ai prelievi (e ai pagamenti): il Fisco non ci perde di vista

Il limite imposto ai pagamenti in contanti resta a 999,99 euro. Tutte le operazioni sospette passeranno al setaccio. Comincerebbe la banca.

 

Se la domanda relativa ai contanti è se esista o meno un limite, la risposta è ovviamente sì. Con riferimento ai pagamenti. Un tetto che, per l’anno in corso, è stato mantenuto invariato.

Contanti controllo prelievi
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Prelevando più di 1.000 euro, sarebbe inevitabile la segnalazione, da parte della banca, all’Unità di informazione finanziaria. Questo perché la tracciabilità dei pagamenti viene considerata la prima forma di antidoto agli illeciti, sia finanziari che non. E il limite ai contanti avrebbe dovuto essere persino più restrittivo per l’anno in corso, considerando che l’intenzione era di tenerlo a 999,99 euro per qualsiasi tipo di pagamento. Tetto che, invece, è rimasto superiore di mille euro, in risposta a una ferma opposizione da parte di alcune forze politiche, tale da far vacillare seriamente, per la prima volta, il Governo Draghi.

A ogni modo, anche il Fisco non manca di eseguire i propri controlli. L’obiettivo è monitorare i movimenti di denaro, affinché non risultino incongruenze fra spese effettuate e redditi dichiarati, specie se vi fosse evidenza di prelievi di grossa entità. Indipendentemente dalla ragione che anima lo scambio di denaro, il limite massimo ai pagamenti resta il primo strumento di monitoraggio. E il mantenimento del tetto a 1.999,99 euro, almeno per un altro anno, è stato dettato dalle difficoltà che avrebbero potuto incontrare le piccole e medie imprese in un momento storico ancora troppo a ridosso della crisi pandemica. In una fase in cui, a ogni modo, si guarda a un futuro senza contanti.

Limite ai contanti, attenzione ai prelievi: le modalità di controllo fiscale

Il monitoraggio è, come detto, uno strumento di prevenzione contro reati quali il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Ecco perché pagamenti oltre il limite sono vietati, o quantomeno soggetti a verifica, anche nei confronti della Pubblica amministrazione. Questo non significa che tali transazioni siano vietate. L’importante è che avvengano in modalità tracciabili, ossia con strumenti quali la carta di credito, il bancomat, bonifici e assegni non trasferibili. E attenzione, perché non riuscire a giustificare una transazione avvenuta in contanti e con prelievi oltrepassanti i limiti, potrebbe portare conseguenze estremamente pesanti. Soprattutto sul piano pecuniario, visto che sono previste sanzioni da 2 mila a 50 mila euro.

Sanzioni che, peraltro, sono applicabili sia a chi consegna il denaro che a chi li riceve. Questo perché, consapevole dei limiti imposti, anche il ricevente dovrà tenere conto dell’irregolarità della transazione. E, salvo imprevisti, a partire dall’1 gennaio 2023 il limite scenderà ancora, toccando quota 999,99 euro, con sanzione minima a 2 mila. In caso di segnalazione all’Uif, il dossier potrebbe finire sul tavolo dell’Agenzia delle Entrate. C’è però da precisare che il controllo fiscale, in caso di prelievi superiori a mille euro, scatterebbe solo se il prelevante fosse un imprenditore. Per le altre categorie di contribuenti, i controlli arriverebbero solo con denaro ricevuto, quindi in entrata sul conto corrente.

Giustificazioni ai pagamenti

I prelievi in sé sono quindi liberi per i normali cittadini. Tuttavia, in caso di ritiri massicci di contanti, la banca sarà la prima a chiedere giustificazioni, assicurandosi quindi che non vi siano presupposti per riciclaggio. Non si tratterà, quindi, di controlli ai fini fiscali. Sul denaro ricevuto, invece, superati i limiti andrà dimostrato che il suo utilizzo non contribuirà a costituire reddito. In casi sospetti, sarebbe proprio l’istituto di credito a rivolgersi (in maniera obbligatoria) all’Unità di Informazione Finanziaria. Solo alla presenza di potenziali condotte penalmente rilevanti la palla passerebbe alla Procura.