Oro, il pilastro dell’economia cangiante: il valore è quasi record

In un quadro mutevole, come quello finanziario, l’oro resta un’ancora per gli investitori. Il tetto storico del prezzo è già stato superato.

 

E’ vero, l’evoluzione del mercato ha consegnato nuovi parametri per misurare la temperatura dell’economia mondiale. E se il petrolio è negli anni diventata la lancetta principale, alcuni capisaldi continuano a mantenere una certa autorevolezza.

Oro valore
Foto © AdobeStock

In un’economia globale in continuo cambiamento, l’oro resta infatti un baluardo in grado di garantire l’unica vera componente di stabilità. Il cui prezzo, pur risentendo delle variazioni, resta sostanzialmente stabile. E, per questo, una garanzia sul piano degli investimenti. In termini tecnici si parlerebbe di un “bene-rifugio”, ossia una risorsa che difficilmente andrebbe a perdere valore in modo repentino. Anzi, si tratta di un’eventualità quasi impossibile, proprio in virtù della sostanziale stabilità che caratterizza il prezzo dell’oro. Il motivo è semplice: per quanto esistano beni, come appunto il petrolio o il gas, in grado di rafforzare leadership economiche, l’oro resta il simbolo per eccellenza di ricchezza.

Il suo valore di mercato è quindi l’unico tassello semi-permanente del complesso mosaico finanziario. Un valore praticamente mai mutato nel corso della Storia, durante la quale l’uomo ha attribuito al nobile metallo un ruolo di primo piano, sfruttandone le potenzialità fisiche oltre che la bellezza Tanto che, nei vari secoli, la presenza di giacimenti d’oro nelle aree più sperdute della Terra ha attirato cercatori da tutto il mondo. Tutti con l’obiettivo di garantirsi un futuro attraverso i primordiali valori economici che il possesso dell’oro consentiva già qualche secolo fa.

Oro, il valore immutato: quanto potrebbe valere fra una settimana

E’ chiaro che, negli ultimi decenni, i parametri di valutazione sono cambiati. Lo sviluppo della finanza ha creato i presupposti per una “deviazione” dell’importanza dell’oro per la stabilità economica di ogni investitore, inclusi gli Stati sovrani. I quali, però, conservano la loro riserva di lingotti d’oro, magari con purezza a 24 carati (la maggiore). Una riserva aurifera in grado, potenzialmente, di sopperire a momenti storici di recessione, impedendo quindi il default. Di fatto, nessun bene è in grado di garantire cose simili. Basti pensare a quanto accaduto all’inizio della guerra in Ucraina, quando il valore dell’oro ha subito un rialzo inatteso e imprevisto. Il quale, come naturale conseguenza, ha portato a un nuovo boom della domanda.

Il punto, però, è che i nuovi valori hanno rideterminato le capacità di investimento. Già peraltro compromesse dalla pandemia. Nonostante il rialzo, l’affidabilità finanziaria dell’oro ha consentito al bene di conservare le sue caratteristiche rassicuranti. A fronte di una valutazione complessiva di 56,05 euro al grammo, il metallo giallo ha sfondato senza troppi problemi il tetto record dei 57. La situazione di incertezza che ancora caratterizza l’economia globale, ha infatti convinto gli investitori a scegliere una base più solida piuttosto che correre il rischio di raccogliere un flop finanziario dal quale difficilmente si riuscirebbe a risalire. Senza contare il quadro inflazionistico: con l’aumento del gap fra costi e capacità di spesa, l’oro viene considerato una sorta di paracadute. Più suscettibile di altri, però, alle raffiche dei venti mutevoli. Poca stabilità quindi ma garantita. La soluzione ideale, almeno per il momento.