Pensione in anticipo, ci pensa il datore di lavoro: il suo aiuto per Quota 102

In che modo il datore di lavoro può favorire un dipendente e condurlo verso la pensione in anticipo? Tutti ciò che bisogna sapere a riguardo

Alcuni lavoratori che per pochi anni o mesi di contributi non riescono ad arrivare a Quota 102, ma grazie all’apporto del loro capo possono ovviare a questo inconveniente.

Pensione in anticipo
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Il pensionamento anticipato è l’obiettivo di tanti lavoratori. Per quanto concerne l’anno 2022, uno dei modi per riuscirci è avvalersi di Quota 102. Grazie a questo strumento è possibile uscire dal mondo del lavoro a 64 anni di età con 38 anni di contributi maturati.

Stando ai dati relativi al settore, sono circa un paio di migliaia di dipendenti a poter effettuare questo genere di richiesta, prevalentemente i nati alla fine degli anni ’50 che rispettino determinati requisiti contributivi.

Pensione in anticipo: lo scivolo da parte del datore di lavoro privato

Infatti il lavoratore che vuole avvalersi di Quota 102 deve avere almeno 35 anni di contributi realmente versati e al massimo 3 di contributi figurativi utili alla pensione come ad esempio periodi di disoccupazione e malattia non indennizzata. 

Chi purtroppo non rientra in queste casistiche deve per forza di cose attendere i 67 anni di età oppure maturare 42 anni e 10 mesi di versamenti. Esiste però una soluzione che consente di evitare di dover lavorare ancora e di potersi godere la pensione.

Ed qui che entra in gioco il datore di lavoro privato, che può aiutare il proprio dipendente a lasciare il posto con Quota 102 anche se non ha tutte le carte in regola. In pratica il capo paga per tre anni il dipendente fino al raggiungimento dell’età della pensione.

Corrisponde al lavoratore una somma che sarebbe inferiore a quella dello stipendio (simulata sull’aspettativa di pensione). Una gran bella possibilità per chi è prossimo a Quota 102, ma per pochi contribuiti non riesce ad arrivare alla soglia minima prevista dalla normativa.

Inoltre conviene anche al datore di lavoro che in questo risparmia sul costo del salario. Dunque, visto che entrambe le parti ci andrebbero a guadagnare, non è così utopistico pensare che possano esserci diversi casi di questo genere nel corso dell’anno solare 2022.