Salsiccia sottovuoto, scatta il richiamo: il motivo che non ti aspetti

Andiamo a vedere per quale motivazione il Ministero della Salute ha disposto il ritiro da tutti i supermercati per la salsiccia sottovuoto

Si tratta di un noto marchio venduto in tutta Italia. Alla base della decisione c’è un’incongruenza di non poco conto.

Salsiccia sottovuoto
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I richiami alimentari da parte del Ministero della Salute sono ormai all’ordine del giorno, ma quello inerente le salsicce sottovuoto è decisamente curioso come caso. Il ritiro riguarda diversi lotti di un noto marchio (Salumificio A.Lovision Srl, via Ugo Foscolo, Spilimbergo, provincia di Pordenone) venduto in diversi supermercati d’Italia. 

Niente paura però, al contrario di quanto accade solitamente, stavolta la decisione non è frutto di pericolose contaminazioni. La ragione è tutt’altra. Non per questo però è meno grave o meno significativa per la salute delle persone. 

Salsiccia sottovuoto: perché è stato disposto il richiamo alimentare

Gli esperti hanno riscontrato delle difformità per ciò che concerne la data di scadenza indicata in maniera errata sull’etichetta del prodotto. In pratica la salsiccia viene venduta con un’informazione errata visto che la data di scadenza è superiore a quella prevista di oltre 30 giorni. 

Il Ministero della Salute nell’avviso ufficiale ha chiarito che la salsiccia sottovuoto va consumata entro 1 mese dalla sua produzione. Dopo quel lasso di tempo, l’alimento va consegnato al punto vendita.

Nel dettaglio sono 13 i lotti coinvolti nel ritiro alimentare e vanno dal 2 febbraio al 16 marzo. Naturalmente non tutti quelli ricompresi in questo lasso temporale sono coinvolti. Qualora ci si dovesse accorgere di averne acquistato una, è bene effettuare tutte le verifiche del caso.

Purtroppo non sono così rare queste disattenzioni inerenti l’etichettatura. Ovviamente rappresentano un pericolo piuttosto importante per i consumatori. Chi la mangia dopo la reale scadenza potrebbe purtroppo andare in contro a problemi di vario genere. 

Per quanto concerne le sanzioni, ai produttori che si “macchiano di questo peccato” possono essere comminate delle multe che vanno da un minimo di 500 euro ad un massimo di 40mila euro. Il D.Lgs 231/2017 in vigore dal maggio 2018, attribuisce una specifica sanzione per ogni etichettatura non eseguita nel giusto modo. Quindi attenzione a questi particolari, possono fare tutta la differenza del mondo.