Poste, chance obbligazioni: i rendimenti doppiano i buoni fruttiferi

Il margine di rischio ci sarebbe ma investire in obbligazioni postali sembra decisamente conveniente. Anche in caso di mancato rimborso.

 

Il fronte degli investimenti risente del periodo negativo sul piano complessivo. Nel senso che il risparmiatore, vista la situazione attuale, potrebbe decidere di scegliere la strada della prudenza, piuttosto che quella del rischio.

Obbligazioni Poste Italiane
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Questo anche quando la possibilità di rimetterci è decisamente minima. Gli strumenti messi a disposizione da Poste Italiane, ad esempio, consentono di investire somme anche minime e di ottenere dei rendimenti sicuri, visto che alcuni di questi (come i Buoni fruttiferi ma anche i Libretti) godono della garanzia statale. I Buoni 5 x 5, tanto per dirne una, hanno il loro tasso d’interesse lordo alla scadenza all’1,5%, con durata massima di 25 anni. Niente male considerando che, negli ultimi anni, difficilmente si è andati oltre lo zero virgola qualcosa. Il punto è che questi strumenti, per quanto sicuri e garantiti, possono portare delle rendite ma mai andare oltre un certo tasso.

Ben diverso il discorso se il denaro investito viene convogliato in strumenti con un margine di rischio più elevato ma rendimenti decisamente più alti nei momenti di miglior forma. Le obbligazioni perpetue emesse da Poste, ad esempio, concedono una cedola fissa e possono portare a dei ritorni decisamente superiori. Ai tassi ballerini attorno all’1% dei Buoni, si oppone quindi un elastico in grado di fruttare un 5,36% a 8 anni per le obbligazioni emesse nel 2021. La cui cedola si attesta al 2,625% fino al 24 giugno 2029. Una buona occasione in senso lato. Al momento, considerando che il bond (negoziato alla Borsa di Lussemburgo) quota 85,68 centesimi, un rimborso a 8 anni garantirebbe un rendimento netto del 3,97%.

Obbligazioni, occasione con Poste: come funzionano i rendimenti

Il momento storico sembra non aver influito più di tanto sulle proiezioni a lungo termine. Anche se, a ora, il mercato sembra scontare in qualche un rimborso mancato del bond perpetuo al 2029. La durata, in questo modo, non supererebbe gli 8 anni e 3 mesi. Per intenderci, un Btp arriva circa all’1,75% sulla stessa durata. Difficilmente si arriverebbe a qualcosa di più, anche in caso di premi ulteriori. Per il resto, niente lascia intendere che il 2029 non vedrà il rimborso, visto che si parla di un periodo piuttosto lontano nel tempo. Molto (se non tutto) dipenderà dall’andamento dei mercati di allora. Sarà solo allora che potrà essere definita la strategia. Continuare a pagare cedole sulle obbligazioni perpetue o emettere nuovo debito per il vantaggio dei costi minori.

In caso finisca tutto, senza il rimborso atteso, le obbligazioni di Poste Italiane andrebbero a concedere una cedola da tasso midswap a 5 anni, con maggiorazione di 267,7 punti base. Tutto questo nell’arco di pochi anni, fra il 2029 e il 2034. Margine che salirebbe ancora dello 0,25% alla seconda data di reset, mentre alla terza (giugno 2049) lo scatto sarebbe dello 0,75%. Il tutto sempre tenendo conto che il rimborso non ci sia. Con l’Irs a 5 anni allo 0,72%, a parità di condizioni di mercato (solo ipoteticamente vista la mutevolezza dei nostri tempi) la cedola variabile toccherebbe il 3,40% da giugno 2029 fino al 2034. Il rendimento, quindi, andrebbe sopra il 5% lordo. Se anche l’Irs dovesse restare immutato, anche la cedola riceverebbe lo sprint: + 3,65%, con rendimento al 2049 del 4,87%.