Allarme rosso, italiani nelle sabbie mobili: con la crisi spariscono due stipendi

Tutto aumenta, tutto destabilizza. L’Italia è in piena crisi, per colpa della guerra in Ucraina ma anche degli strascichi pandemici. Un mix decisamente pericoloso.

 

Il momento storico è decisamente complicato per gli italiani. Impegnati su tutti i fronti economici, dall’inflazione in aumento e dalla difficoltà a far fronte a tutte le spese quotidiane.

Aumento costi italiani
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Gli aumenti sono generalizzati, dall’energia (quindi gas ed elettricità) al carburante, schizzato oltre quota 2 euro. Un quadro difficilmente pronosticabile qualche mese fa. Eppure, per quanto si sia tentato di venir fuori dalla pandemia attraverso strategie finanziarie mirate, l’inizio dell’invasione in Ucraina ha destabilizzato anche quel minimo di riassetto che l’Europa aveva cercato di riservarsi. Con un contraccolpo evidente sulle tasche dei cittadini, stretti fra la morsa delle spese che aumentano e della diminuzione del potere d’acquisto. Gli effetti dell’inflazione, numeri alla mano, sono devastanti: secondo l’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori, basandosi su dati Istat, il peso specifico sulle famiglie italiane sarà storico.

Il rischio, secondo gli esperti, è quello di veder evaporare non uno stipendio ma addirittura due. Qualora, nel nucleo familiare, si abbia la fortuna di lavorare entrambi. L’aumento dei beni di prima necessità, ancora in fase di espansione, potrebbe infatti portare a una cesoia da 2.354 euro a famiglia. Una mensilità intera di reddito medio andrebbe quindi a evaporare, lasciando agli italiani decisamente poco margine di manovra per tamponare l’emergenza. Tutta colpa degli incrementi, dai carburanti all’energia, fino ai rincari alimentari. Anzi no. Secondo gli esperti, la responsabilità va ricercata innanzitutto nel conflitto in Ucraina, che ha destabilizzato al massimo l’assetto economico precario del “dopo” pandemia.

Crisi in Ucraina, gli effetti sui costi: l’aumento destabilizza i risparmiatori

Difficile fare previsioni per il futuro. Molto più urgente concentrarsi sul presente e sugli effetti diretti o indiretti del conflitto in Ucraina. Per quanto da più parti si sostenga che la crisi energetica e inflazionistica sia da attribuire solo in parte al conflitto avviato dalla Russia, il rimbalzo sui mercati internazionali è più che evidente. Federconsumatori spiega che gli aggravi aumenteranno ancora rispetto alle stime di gennaio, almeno di 288 euro per quel che riguarda l’impennata dei carburanti. Altri 129 euro di aggiunta per il comparto alimentare e ulteriori 218 per i costi delle utenze di luce, gas e acqua. Se la prospettiva è crescere ancora in termini di prezzi, il rischio è che molti italiani possano ritrovarsi senza la liquidità necessaria per conciliare bisogni e tariffe.

Rischio disuguaglianze

Sì, perché le spese non si fermano. E la probabilità che gli italiani finiscano per rivolgersi a prestiti da finanziarie varie è decisamente elevata. Per il resto, sarà necessario fare nuovi buchi alla cintura: il reddito medio netto per famiglia (dati Istat) è di 2.637 euro a famiglia, per una quota di 31.741 euro l’anno. La spesa media netta, invece, viene calcolata a 2.560 euro. E questi sono, per certi versi, i casi migliori. Laddove il reddito è più basso, le difficoltà saranno raddoppiate. L’aumento dei costi potrebbe essere, a quel punto, davvero insostenibile, palesando scelte drastiche sul dove e quando risparmiare. Senza contare che, stando così le cose, la strategia del deposito non funzionerebbe perché nessuna di queste famiglie avrebbe la possibilità di mettere soldi da parte.

Un evidente rischio di disuguaglianza sociale, fra chi potrà permettersi i rincari e chi invece no. Sulle utenze si tenterà la strategia della rateizzazione. Per il resto, il Governo proverà a imbastire un piano anti-crisi senza ricorrere allo scostamento di bilancio. Un paio di miliardi potrebbero arrivare dall’extragettito Iva (a 200 milioni a marzo 2022). Soldi che potrebbero intanto abbassare i prezzi dei distributori di carburante. Con la speranza che le bombe sul fianco orientale smettano di cadere presto. Ma anche con la consapevolezza che da questa nuova crisi se ne uscirà tardi e probabilmente male.