Analisi del sangue: come evitare il… salasso con la detrazione

Anche le analisi del sangue finiscono in detrazione fiscale. Il controllo di routine più gettonato beneficia dello sconto Irpef del 19%.

 

Gli esami ematochimici di laboratorio, note a tutti come analisi del sangue, risultano fra i controlli più frequenti dei cittadini. Uno screening utile ad avere, almeno in modo generale, il quadro del proprio stato di salute.

Analisi sangue recupero soldi
Foto © AdobeStock

Eventuali incongruenze nei risultati potrebbero essere il segnale decisivo per effettuare ulteriori controlli, magari in precedenza non ritenuti necessari. Per questo, giorno dopo giorno, sono migliaia le persone che prenotano e svolgono gli esami fra ospedali e laboratori privati, sostenendo costi variabili a seconda delle analisi segnate dal medico e del luogo in cui vengono effettuate. Trattandosi di qualcosa che, ogni anno, interessa milioni di cittadini e figurando a tutti gli effetti come un controllo medico, spesso ci si chiede fino a che punto sia possibile recuperare i soldi spesi tramite detrazione fiscale. Le opportunità non mancano, anche se non si viaggia su una linea retta. Innanzitutto bisogna tener conto delle tipologie di analisi svolte.

Un dettaglio non trascurabile in quanto, come si diceva, i costi variano in base agli esami richiesti. Alcune analisi richiedono al massimo poche decine di euro, altre addirittura c centinaia. Per questo, durante l’anno, il tetto di spesa raggiungibile è potenzialmente molto elevato. Il vantaggio è che gli esami diagnostici in questione figurano di diritto fra le spese mediche particolari detraibili. I contribuenti, in pratica, possono usufruire dello sconto sull’imposta Irpef del 19% sull’ammontare complessivo, meno la franchigia (pari a 129,11 euro). Quest’ultima andrà in ogni caso detratta dall’importo totale sborsato per le analisi e, sul risultato ottenuto, andrà applicata la detrazione del 19%.

Analisi del sangue: come e quando funziona la detrazione fiscale

Il momento della verità sarà la dichiarazione dei redditi, nella quale andrà inserita la spesa relativa agli esami ematochimici. Attenzione perché, già a partire dal 2020, sono solo le spese tracciabili a essere tenute in considerazione per la detrazione fiscale. In alcune circostanze si ritiene valido anche il pagamento in contanti ma, per quanto riguarda le analisi, la tracciabilità sarà un requisito essenziale. In questo senso viene considerato anche il ticket sanitario: qualora il contribuente dovesse pagare esclusivamente questo, sarà l’importo in questione a essere soggetto a detrazione. Le somme relative dovranno tassativamente essere indicate nel Modello 730 o nel Modello Unico.

Sul modello dei redditi per le persone fisiche, tali spese andranno inserite all’interno del cosiddetto Quadro RP, oppure il Quadro E per il modello ordinario. Una volta indicati gli importi, il contribuente potrà fare richiesta per il rimborso Irpef, recuperando almeno in parte i soldi spesi per le analisi del sangue effettuate durante l’anno. Una detrazione comune anche ad altre spese sanitarie e che, a norma di legge, non deve necessariamente attestarsi entro un determinato tetto di spesa. L’importo massimo detraibile ammesso al beneficio non c’è ma, qualora i pagamenti vadano oltre il limite di 15.493,71 euro, sarà possibile ripartire la detrazione in quattro quote annuali, di importo costante. In sostanza, qualora sia necessario meglio fare le proprie analisi senza preoccuparsi delle spese. Ne va della salute e il portafogli non ne soffrirebbe troppo.

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