Pensione di reversibilità, occhio alle novità del 2022: cosa cambia

Occhio alle novità riguardanti l’importo della pensione di reversibilità nel corso del 2022. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

Anche nel 2022, purché in possesso di determinati requisiti, sarà possibile richiedere e ottenere il riconoscimento della pensione di reversibilità.

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Dopo aver trascorso la maggior parte della propria esistenza a lavorare è possibile andare in pensione. Proprio il trattamento pensionistico consente di attingere a quella fonte di reddito necessaria per poter fronteggiare le varie spese. Ma non solo, sempre soffermandosi sulla pensione, si ricorda che in caso di morte questo sussidio viene garantito, se aventi diritto, ai propri famigliari.

Si tratta in pratica della pensione di reversibilità che potrà essere richiesta anche nel corso del 2022. A tal fine, come già detto, bisogna essere in possesso di determinati requisiti. Ma non solo, si invita a prestare attenzione ad alcuni cambiamenti. Ma di cosa si tratta e soprattutto chi ne ha diritto? Entriamo quindi nei dettagli e vediamo tutto quello che c’è da sapere in merito.

Pensione di reversibilità, occhio alle novità del 2022: tutto quello che c’è da sapere

Abbiamo già visto quali documenti servono per presentare richiesta per la pensione di reversibilità. Oggi, invece, ci soffermeremo sui requisiti e sui possibili cambiamenti dell’importo di tale trattamento nel corso del 2022. Introdotta come forma di protezione per i superstiti, ne ha diritto quindi il coniuge anche in caso di unione civile, anche se separati o divorziati, purché risultino titolari di assegno divorzile.

Ma non solo, spetta, se presenti, ai figli minorenni o di qualunque età se inabili al lavoro. Tale trattamento viene riconosciuto pro quota anche ai figli maggiorenni senza reddito se quest’ultimi frequentano una scuola o un corso professionale, fino all’età di 21 anni o fino a 26 anni se iscritti all’università.

In assenza di coniuge o figli, la pensione di reversibilità può essere riconosciuta ai genitori a carico se hanno compiuto 65 anni di età e che non siano titolari già di trattamento pensionistico. Per finire, in assenza dei soggetti fino ad ora citati, ne hanno diritto eventualmente fratelli celibi e sorelle nubili a carico, se quest’ultimi risultano inabili al lavoro e se non percepiscono alcun trattamento pensionistico.

Nel momento stesso in cui non si rispettino più i requisiti richiesti si perde il diritto alla pensione di reversibilità. Quest’ultima, ad esempio, non spetta nel caso in cui, ad esempio, il coniuge decida di risposarsi.

Pensione di reversibilità, come farne domanda e importo

Il riconoscimento della pensione di reversibilità non avviene in automatico. Il soggetto interessato, infatti, deve provvedere a presentare apposita domanda all’Inps. Per fare ciò non bisogna fare altro che sfruttare il servizio online attraverso il sito INPS oppure Contact Center dell’istituto di previdenza. In alternativa è possibile rivolgersi al patronato.

Per quanto riguarda l’importo della pensione di reversibilità bisogna sapere che viene determinato calcolando una percentuale sulla pensione già maturata dal coniuge deceduto, Entrando nei dettagli la percentuale differisce a seconda del grado di parentela e al numero dei figli ed è pari al:

  • 60% al coniuge;
  • 80% al coniuge con un figlio o a due figli in assenza del coniuge;
  • 100% al coniuge in presenza di due o più figli;
  • 15% per gli altri familiari.

L’importo del trattamento viene inoltre diminuito se il superstite beneficiario lavora o comunque registri redditi superiori a tre volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione. Sempre soffermandosi sull’importo, inoltre, interesserà sapere che in molti nel 2022 potrebbero beneficiare di un leggero aumento in seguito alla riforma dell’Irpef.

A partire dal 2022, infatti, sono state introdotte nuove aliquote e detrazioni IRPEF che hanno un impatto positivo sull’importo della pensione di reversibilità, in quanto in molti potranno pagare meno tasse. Ne consegue, pertanto, un importo dell’assegno più alto.

Ma non solo, a marzo 2022 verranno pagati anche gli arretrati da gennaio. Anziché applicare una rivalutazione pari all’1,7%, infatti, per i primi due messi dell’anno l’Inps ha applicato un indice provvisorio pari all’1,6%. Per questo motivo a marzo 2022 verranno erogati i relativi arretrati.