In Italia due milioni di donne ne soffrono: ora per loro arriva l’assegno di invalidità

La fibromialgia sarà a breve inquadrata nelle tabelle dell’Inps per il riconoscimento di una percentuale di invalidità. A quali sintomi fare attenzione.

 

Esistono alcune patologie che, pur se estremamente diffuse, non figurano fra quelle che consentono l’accesso a determinate percentuali di invalidità. Un paradosso in qualche modo.

Invalidità fibromialgia
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Alcuni provvedimenti mirano proprio a correggere il tiro, inserendo le malattie in questione nelle apposite tabelle Inps, cosicché possano concedere a chi ne soffre l’accesso alle indennità previste per invalidità. Non è questo il caso della fibromialgia. O meglio, non lo è ancora. Tale patologia, che si manifesta come un dolore muscoloscheletrico e affaticamento, colpisce circa 2 milioni di italiani, soprattutto donne. Una sintomatologia piuttosto complessa, potenzialmente cronica, e in grado di compromettere la capacità lavorativa del soggetto. Al pari, in pratica, di qualsiasi patologia invalidante.

Eppure, finora, la fibromialgia non è stata mai inserita nelle tabelle Inps. Un’omissione che, a breve, potrebbe essere corretta. Un apposito disegno di legge potrebbe colmare la lacuna, disponendo anche per il milione e mezzo e oltre di pazienti con tale patologia l’accesso alle indennità previste per invalidità civile. Il “sasso” è stato lanciato dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta, lo scorso 6 ottobre, col riconoscimento sia della diagnosi che della cura della fibromialgia. Un primo passo necessario, al quale ne seguiranno altri altrettanto imprescindibili.

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Invalidità per fibromialgia: quando potrebbe arrivare

Uno dei problemi fondamentali della fibromialgia, è il fatto di manifestarsi in pazienti ancora in piena attività lavorativa. Anzi, per la verità al picco massimo della loro operatività, in quanto colpisce perlopiù attorno ai quarant’anni. Una certa difficoltà nella diagnosi l’ha finora esclusa dalle tabelle Inps, anche se i sintomi che la accompagnano sono numerosi ed estremamente deleteri, specie sul lungo periodo. I dolori sparsi e piuttosto acuti, infatti, oltre a compromettere fisicamente i pazienti possono provocare anche delle difficoltà estreme di concentrazione, incidendo oltremodo negativamente sulle prestazioni lavorative. Il disegno di legge in questione dovrebbe sistemare i tasselli in modo da configurare la patologia al pari di tutte le altre inquadrate come invalidanti.

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La percentuale di invalidità sarà attribuita in base al riconoscimento dei sintomi e dei loro effetti sul lavoratore. A essere colpiti da fibromialgia sono quindi i tessuti fibrosi, con sintomatologie accompagnate da sensazioni di intolleranza al freddo e al caldo, cefalea, insonnia e affaticamento, oltre che da indizi come vescica iperattiva, fenomeno di Raynaud e alcuni disturbi cognitivi. Di cure specifiche non ve ne sono, se non alcuni trattamenti farmacologici o terapici. In sostanza, le caratteristiche utili a riconoscerla come invalidante ci sarebbero. E in effetti, pur non figurando nelle tabelle Inps, in caso di mancato riconoscimento sarebbe possibile fare ricorso. A ogni modo, a breve il paradosso dovrebbe essere risolto. Non è ancora chiaro quale sarà la percentuale di invalidità concessa ma è probabile che si attinente a quella dell’artrite reumatoide, a cui viene spesso associata. Ovvero, il 50%.