Lavorare nelle risorse umane, una carriera ricca di responsabilità ma ben pagata

Lavorare nelle risorse umane non passa mai di moda, in quanto si tratta di un settore strategico per l’attività e il futuro di ogni luogo di lavoro. I dettagli

Lavorare nelle risorse umane

Il mondo delle risorse umane o human resources, non di rado abbreviato in HR, presenta percorsi professionali certamente interessanti e ricchi di prospettive. Si tratta di un settore che è connesso alla generalità delle aziende, piccole o grandi che siano.

Oggi sempre più giovani scelgono di iniziare la propria carriera ne settore delle risorse umane. Questo tipo di percorso è assai gettonato negli ultimi anni per le consistenti possibilità di avanzamento professionale, ma non solo. Infatti, le ambizioni di carriera non rappresentano il solo motivo che porta un aspirante HR a voler entrare nell’ambito, per lavorarvi stabilmente.

Ecco perché appare opportuno parlarne di seguito, chiarendo quali sono le caratteristiche essenziali delle mansioni dell’area HR, i requisiti che servono per accedere alle relative professioni e offrendo alcune stime circa gli stipendi assegnati a chi lavora nel variegato campo delle risorse umane. Facciamo chiarezza.

Cosa vuol dire Risorse Umane?

Si tratta di un concetto che, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, ha un’origine che non risale al XX secolo. La base del moderno concetto di HR infatti si può individuare nel lavoro di due inglesi, Charles Babbage e Robert Owen, i quali, nell’ambito del periodo della prima rivoluzione industriale, portarono avanti l’idea che il benessere dei lavoratori fosse essenziale per garantirne la produttività.

Le prime elaborate concettualizzazioni di ciò che saranno poi le moderne risorse umane sono parte di studi risalenti 19esimo secolo: “benessere industriale”, “gestione del personale” e “gestione scientifica” sono espressioni che racchiudono la volontà di mettere in pratica le idee di Babbage e Owen, di solito ad opera di chi si occupava di gestione organizzativa e psicologia industriale.

Ecco perché nel mondo imprenditoriale il concetto di HR non ha di certo un’origine recente, bensì le risorse umane che noi oggi conosciamo sono il frutto di un’elaborazione di teorie e tecniche, che ha avuto luogo in molti decenni.

Oggi, la locuzione ‘risorse umane’ (in inglese human resources, abbreviato HR) è utilizzata nel lessico manageriale e dell’economia aziendale, al fine di individuare il personale che lavora in un ente – non per forza un’azienda ma anche un ufficio pubblico – ed in particolare coloro che, in vario modo, gestiscono il personale operativo presso un certo luogo di lavoro.

Il contesto di riferimento e le attività svolte in generale

La domanda che in molti si porranno è la seguente: che cosa fanno esattamente i professionisti delle risorse umane? Ovvero, come è organizzata tipicamente la loro giornata lavorativa? Ebbene, la risposta non è difficile da dare: i professionisti delle risorse umane si occupano in particolare della gestione del personale in azienda, sia per quanto attiene all’aspetto amministrativo, che per quanto riguarda quello organizzativo.

In buona sostanza, lavorare nelle risorse umane significa:

  • Saper seguire il processo di selezione del personale, nella finalità di individuare i candidati adatti alle varie posizioni aziendali, che sono sul mercato e che inoltrano CV e lettera di presentazione;
  • Garantire un costante aggiornamento delle professionalità presenti dentro una determinata azienda, al di là delle sue specifiche dimensioni;
  • Occuparsi della valutazione delle prestazioni sul lavoro, dell’organizzazione aziendale, delle politiche retributive e delle dinamiche contrattuali.

In particolare, l’ultimo gruppo di attività è di competenza specifica dei responsabili delle risorse umane, ossia di coloro che hanno sviluppato la maggiore esperienza nell’ambito.

Lavorare nelle risorse umane significa di fatto possedere un’ampia serie di competenze e soft skills, che rendono la professione particolarmente stimolante e mai lineare o monotona. Infatti, da una parte indubbiamente serve la preparazione tecnica, la quale consente di svolgere mansioni amministrative e pratiche, come ad es. la gestione degli stipendi e le procedure contrattuali dei dipendenti di un’azienda. Per esse, occorre avere conoscenze contabili, fiscali, giuridiche e non solo. Dall’altra, è essenziale il fattore organizzativo nella selezione e formazione del personale, che si lega ad una dimensione più umanistica del responsabile delle risorse umane e di tutti coloro che lavorano nel mondo HR.

Ecco perché lavorare nelle risorse umane è sicuramente fonte di soddisfazione, a patto di impegnarsi ed essere tenaci nell’apprendere e fare esperienza.

La rilevanza dell’ufficio risorse umane in un’azienda

La struttura di riferimento in ambito HR è l’ufficio risorse umane il quale, insieme al management aziendale, identifica i profili necessari, studia i curriculum con i sistemi digitali e analogici, valuta i candidati e si occupa di tutte le burocrazie mirate all’assunzione di nuove risorse.

È sempre l’ufficio risorse umane che si occupa della crescita e della formazione del personale, dell’eventuale suo riposizionamento in altri ambiti del processo produttivo e che gestisce reclami, procedimenti disciplinari, vertenze sindacali, maternità e tutto ciò che possa essere efficace per la valorizzazione di ogni professionalità.

Ciò nell’ottica di ottimizzare l’organizzazione aziendale nel suo complesso.

Risorse umane: il software gestionale e le conoscenze informatiche

Ogni manager che lavori nell’ambito delle risorse umane è consapevole che senza un software gestionale evoluto, è impossibile tenere sotto controllo tutto ciò che a che fare con il mondo HR. E ciò vale particolarmente nelle aziende più grandi.

Anzi, si può certamente affermare che la digitalizzazione è l’alleato più prezioso di un ufficio del personale. Al fine di favorire l’operatività e l’organizzazione, l’azienda farà bene ad individuare un software intuitivo e strutturato, in grado di gestire e calendarizzare molti fattori, tra cui ad esempio:

  • Scadenze amministrative;
  • Gli stipendi e altri pagamenti;
  • Carico dei cedolini;
  • Piani di formazione del personale;

Tutti coloro che lavorano in ambito HR, al di là della loro collocazione gerarchica, debbono contare su un software che sia tagliato sulle esigenze aziendali. Esso può dare il proprio utile contributo, aggiornando in automatico i dati che l’ufficio voglia richiedergli, alleggerendo tutti gli step burocratici e custodendo la visione del profilo personale di ogni lavoratore (ad es. busta paga, richiesta ferie ecc.).

Insomma, è chiaro che la funzionalità “self-service” abbassa il carico di lavoro dell’ufficio e costituisce una funzione primaria nell’ottimizzazione dei costi e nella fondamentale riduzione del budget di spesa dell’ufficio.

Ecco perché chi intende lavorare nel mondo delle risorse umane deve avere familiarità con le nuove tecnologie e con l’informatica in generale, o deve essere disposto a formarsi anche in tale ambito.

Lavorare nelle risorse umane: i titoli di studio

E’ molto importante fare chiarezza altresì circa i percorsi di studio che occorre percorrere per poter lavorare nelle risorse umane. Ebbene, non vi sono dubbi: le risorse umane rappresentano oggi un settore piuttosto ampio ed articolato, che consente a laureati di distinte discipline di accedere a offerte di lavoro e colloqui di selezione.

Chi è alle prime armi nel mondo delle risorse umane, inizierà come HR Junior, il quale deve avere alcuni requisiti normativi essenziali, per poter lavorare nell’ambito.

In particolare, ecco quali sono detti requisiti:

  • Avere ottenuto un diploma di laurea magistrale o triennale in discipline umanistiche, psicologiche, sociologiche, economiche, giuridiche o scientifiche;
  • Padroneggiare la lingua inglese (ciò è ritenuto un requisito indispensabile quanto meno nelle multinazionali o nelle aziende che hanno frequenti rapporti con l’estero);
  • Aver frequentato un corso o un master in management delle risorse umane.

Proprio l’ultimo requisito, che da alcuni potrebbe essere ritenuto un semplice ‘plus’ del CV del candidato a lavorare nelle risorse umane, consiste invece in un elemento considerato necessario in molti annunci di lavoro.

Inoltre, occorre considerare che, a livello statistico, la maggior parte degli addetti HR ha una laurea in discipline umanistiche o psicologiche. Pertanto, appare assai opportuno considerare percorsi di laurea che includano esami di psicologia e materie umanistiche: ciò si rivelerà propedeutico al fine di accedere alla professione HR.

La ricerca di Almalaurea

Proprio i dati risultanti da una recente analisi di Almalaurea acclarano una situazione consolidata. Infatti, il consorzio ha rilevato che, nell’ambito delle risorse umane, gli addetti spesso hanno conseguito una laurea magistrale e hanno svolto un percorso di studi del gruppo disciplinare psicologico (25%) economico-statistico (22%) o politico sociale (20%).

Lauree adatte a lavorare nel mondo HR sono le seguenti: scienze economico-aziendali, psicologia, giurisprudenza, relazioni internazionali, scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità.

Rimarchiamo che gli studi di Almalaurea sono sempre molto interessanti, in quanto AlmaLaurea è un consorzio interuniversitario pubblico, che rappresenta oltre l’80% dei laureati in Italia. AlmaLaurea è nata nel 1994, al fine di costituire punto d’incontro fra giovani, università e aziende. Ecco perché i dati sulle sue indagini sono molto utili anche ad orientarsi nella scelta del percorso per lavorare nelle risorse umane.

Lavorare nelle risorse umane: le skill richieste

Per lavorare efficacemente nell’ambito HR occorre non soltanto la preparazione universitaria e la competenza in ambito fiscale, contabile e giuridico. La volontà di chi intende lavorare nelle risorse umane deve infatti anche mirare ad un continuo aggiornamento delle proprie competenze, come richiesto da una professione che fa del multitasking uno dei suoi punti chiave.

Ma non basta. Lavorare nelle risorse umane, al di là del grado di responsabilità della posizione ricoperta, impone di avere una serie di soft skills.

Infatti, gli addetti di questo settore debbono gestire l’intero capitale umano di un’impresa: ne consegue che il loro compito sia assai delicato, in quanto può davvero fare la differenza sul piano dell’efficienza e produttività dell’intera azienda.

Le capacità di problem solving sono assai utili. Con esse si intende la naturale predisposizione a risolvere un problema inedito, che impone risposte immediate.

Ma altresì è raccomandabile una buona capacità comunicativa, che bilanci diplomazia e chiarezza espositiva, sia che ci si relazioni ai colleghi, sia che ci si rapporti ai candidati ad una offerta di lavoro.

La propensione all’ascolto e il self control

Tra le soft skills o attitudini naturali / personali di rilievo per chi intende lavorare nelle risorse umane, vi sono indubbiamente anche la propensione all’ascolto e la capacità di collaborare con gli altri, per addivenire ad una strategia aziendale condivisa.

Altra dote richiesta all’addetto HR è quella legata alle relazioni interpersonali con i dipendenti. Un responsabile delle risorse umane, infatti, non è soltanto uno ‘psicologo’, capace di individuare i problemi dei dipendenti e di raccogliere le loro osservazioni. Il suo ruolo gli impone anche di saper indirizzare il loro operato con un atteggiamento motivazionale, ottimista e propositivo. Inoltre, altra funzione chiave è rappresentata dall’abilità nel favorire la formazione del capitale umano.

Infatti, contribuire ad aggiornare le competenze del personale aiuta a conservarne la motivazione nel corso del tempo e, dunque, di fatto ciò favorisce il profitto aziendale.

Tra le soft skills che servono a chi intende lavorare nelle risorse umane, non manca altresì la calma e il self control. Avendoli, è possibile gestire con lucidità anche le situazioni di massima pressione, in cui occorre prendere decisioni cruciali per il futuro dell’azienda in cui si lavora.

Perché lavorare nelle risorse umane

C’è un dato tra tutti, che emerge da quanto detto finora: non esiste una laurea che forma specialisti nelle risorse umane. Come abbiamo avuto modo di rilevare, il lavoro in ambito HD possiede delle caratteristiche ‘ibride’.

Pertanto, tutti coloro che intendono essere occupati nell’ambito, faranno bene a possedere quanti più requisiti possibile. Affinare le capacità nelle lingue straniere, perfezionare le conoscenze in tema di diritto del lavoro, frequentare un master, come ad es. quelli in management delle risorse umane, sono fattori che consentono certamente di acquisire conoscenze e titoli spendibili, proprio al fine di avere maggiori possibilità di essere assunti nell’ambito HR.

E’ abbastanza evidente anche un altro aspetto. La carriera nel mondo HR impone di svolgere percorso professionalizzante molto qualificante, trasversale e ricco di aggiornamenti periodici. Perciò non si tratta di certo di un iter facile. Ma, in sostanza, quali sono le ragioni che rendono detto percorso interessante e preferibile rispetto a tanti altri? Eccole in sintesi di seguito.

Le retribuzioni sono di tutto rispetto

Essendo quello di chi lavora nelle risorse umane un ruolo strategico per la solidità dell’azienda, gli stipendi sono mediamente abbastanza alti. Sia che si tratti di piccola azienda, sia che si tratti di una multinazionale. Pertanto gli stipendi non sono di certo paragonabili a quelli del comune impiegato. L’addetto HR guadagna di più.

Svolgimento di un lavoro stimolante e mai monotono

Infatti essere occupati in ambito HR significa seguire la ‘vita’ dell’azienda a 360° ed essere chiamati a partecipare a decisioni che hanno un impatto significativo sul futuro di tutti coloro che vi lavorano. In altre parole, lavorare nelle risorse umane significa svolgere una professione dinamica e che permette di approfondire aspetti interessanti del mercato del lavoro e di essere sempre aggiornati sulla situazione delle aziende italiane.

Gli HR Manager hanno una posizione d’influenza e responsabilità

Si tratta di un lavoro che è adatto a chi ha doti di leadership, gestionali e sa lavorare efficacemente in team.  L’ufficio Risorse Umane è dunque molto importante.

Sviluppo delle potenzialità di chi lavora in azienda

Tutti coloro che lavorano in ambito HR possono indirizzare i lavoratori verso nuove opportunità di carriera, maggiormente in grado di assicurare un futuro lavorativo soddisfacente. Ciò rappresenta un traguardo professionale per lo stesso addetto HR, che si sentirà gratificato.

Lavorare nelle risorse umane: i profili più ricercati

A questo punto ci si potrebbe domandare quali sono in concreto i profili che consentono di avere più chance di inserimento professionale nel mondo delle risorse umane. Ebbene, i profili più ricercati dalle aziende italiane, nell’ambito delle risorse umane sono i seguenti:

Recruiter

Figura che gestisce tutto il processo di reclutamento, dalla creazione di annunci di lavoro all’assunzione del candidato più idoneo.

HR Officer

Il direttore delle risorse umane: si tratta della figura che di fatto studia politiche a favore dei dipendenti e della loro posizione. Il suo compito è dunque quello di migliorare le performance del personale, favorendo lo sviluppo delle competenze, mentre i dipendenti sono occupati all’interno dell’azienda. Ovviamente detto profilo possiede spiccate competenze gestionali e manageriali.

Recruitment Researcher o tecnico di selezione

Si tratta di figure che debbono identificare strategie idonee a scovare i talenti e dunque i candidati ideali in linea con le esigenze dell’azienda.

Amministratore del personale

Figura professionale inserita all’interno dell’ufficio HR che si occupa della gestione del team dal lato amministrativo. Il suo ruolo è gestire buste paga, contratti ed essere sempre informato sulle novità legislative.

Consulente di reclutamento indipendente

Il profilo di un professionista che dà la sua consulenza on-demand. In dette circostanze, siamo innanzi non ad un dipendente interno e dunque facente parte del personale, ma un soggetto esterno rispetto all’azienda, a cui offre la sua consulenza. Anzi la sua attività implica la possibilità di collaborare con più aziende. Si tratta di una figura scelta soprattutto dalle piccole realtà, le quali non possono inserire stabilmente nel personale anche un addetto HR. Il consulente permette di risparmiare tempo e costi.

Come si può notare, le figure che lavorano nell’ambito delle risorse umane sono più d’una e ciascuna di esse presenta peculiarità ed aspetti chiave per l’andamento dell’azienda.

LEGGI ANCHE >>> Lavorare nella scienza: professione, requisiti, prospettive, stipendi

Lavorare nelle risorse umane: quali sono gli stipendi?

Di seguito intendiamo tracciare alcune stime circa le retribuzioni spettanti a coloro che, a vario titolo, sono impegnati nel mondo delle risorse umane. Quanto guadagnano in concreto? Scopriamolo:

  • Recruiter: 14.000-24.000 euro all’anno;
  • HR Officer o direttore delle risorse umane: 40.000 – 80.000 euro all’anno;
  • Tecnico di selezione: 16.000-28.000 euro all’anno;
  • Amministratore del personale: 15.000-30.000 euro all’anno;

Per quanto riguarda la figura del consulente indipendente, occorre puntualizzare quanto segue. Le responsabilità delle quali è investito il consulente risorse umane sono diverse e rilevanti. Soprattutto cambiano in base al cliente per il quale lavora.

Il professionista in questione è colui che deve rispondere della riuscita di un progetto legato alla funzione HR. Perciò il suo stipendio varia moltissimo da cliente a cliente. In linea generale, tuttavia, si può affermare che lo stipendio medio previsto per un consulente risorse umane si aggira all’incirca sui 25.000 euro all’anno. Ma una variabile significativa sarà anche il prestigio dei clienti e il loro numero. Ciò contribuirà a stabilire il guadagno annuo del consulente indipendente.

Concludendo – come anche per altre figure sopra citate – sull’ammontare della retribuzione inciderà assai anche il fattore esperienza. Oltre ale abilità riconosciute ed attestate da un CV aggiornato.