Lavoro ai tempi del Covid, a rimetterci sono le donne: la tragicità dei dati

La pandemia ha avuto un tragico impatto sul mondo del lavoro soprattutto con riferimento all’occupazione femminile. La differenza tra generi non è mai stata così netta.

lavoro donne
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La diffusione del Covid 19 ha interferito negativamente in tanti ambiti della nostra vita. Un ritorno alla normalità sembra impossibile dato che gli aspetti che sono cambiati in seguito alla pandemia sono numerosi e con ferite troppo profonde. L’obiettivo è risollevarsi dal baratro in cui tutta l’umanità è caduta con efficaci e precisi interventi in ogni settore. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, ad esempio, le conseguenze si sono rivelate tragiche soprattutto con riferimento all’occupazione femminile. Le donne sono state, dunque, le più svantaggiate dalla pandemia insieme ai giovani. I dati parlano chiaro e cause e conseguenze sono facilmente identificabili.

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Lavoro, cosa rilevano i dati

Durante la pandemia il numero delle donne che ha dovuto per necessità o per costrizione abbandonare il posto di lavoro corrisponde a 99 mila su 101 mila occupazioni perdute. I dati si riferiscono al 2020 ma la disparità di genere continua a salire. Se prima del Covid l’ipotesi di una completa uguaglianza tra uomini e donne era di 99,5 anni, ora la previsione si attesta sui 136 anni. Quasi un secolo e mezzo per eliminare le disparità di genere per una lotta iniziata tanto tempo fa. Con la pandemia, dunque, abbiamo assistito non solo ad un blocco delle intenzioni di uguaglianza ma ad un indietreggiare di qualche passo.

Le difficoltà riguardano sia l’ingresso nel mondo del lavoro sia la necessità che le donne hanno di occuparsi contemporaneamente della casa, della famiglia, di familiari anziani e della mancanza di solidi aiuti per affiancare efficacemente vita privata e vita lavorativa.

Le percentuali parlano chiaro

Maria Cecilia Guerra, sottosegretario all’Economia, sottolinea come la pandemia abbia aumentato la disparità di genere e avuto un impatto negativo sull’occupazione femminile. Il tasso di occupazione in Italia con riferimento all’universo femminile, infatti, registra una diminuzione dell’1%. Si è passati dal 50 al 49% quando nel resto dell’Europa la percentuale si attesta sul 62,7%.

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Oltre alla mancanza di assunzione delle donne, la pandemia ha sottolineato un peggioramento delle condizioni di lavoro e un incremento del conflitto tra vita privata e lavorativa. Lo scotto pagato dalle donne – ribadisce Guerra – riguarda sia il loro essere donne sia il loro essere madre. I contratti part time nella nostra nazione corrispondono al 61,2% contro il 21,6% dell’Europa. Ciò significa non poter garantire la stessa indipendenza economica a donne e uomini e svantaggiare ulteriormente le figure considerate “deboli” nel mondo del lavoro.