Superenalotto, giocare nuoce gravemente alla salute: ecco perché

Il gioco e gli italiani. Quanto influenza le nostre vite la ricerca del numero perfetto, della vincita perfetta.

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Gli italiani amano i numeri, amano incastrarli, scambiarli, prevederli, viverli. I numeri, simboli, colori, tutto in un certo senso fa brodo. Giocare, scommettere, vivere, in alcuni casi, purtroppo, è il caso di dire, la sintesi perfette è nelle tre parole appena citate. Il gioco che diventa la vita, scommettere ne diventa il senso assoluto, provare a vincere, possedere denaro su denaro non è più il completamento del percorso, l’immagine del risultato ottenuto, ma soltanto nuova energia da immagazzinare, nuove emozioni, sensazioni per poi tornare a giocare più di prima, meglio di prima. Giocare e, nella stragrande maggioranza dei casi, perdere.

Gli ultimi anni, quelli del covid, quelli della pandemia non hanno di certo aiutato gli italiani e non sono loro, abitudinari delle sale da gioco, Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci e quant’altri, anzi, le cose sono persino peggiorate. Restare chiusi in casa, almeno in teoria, ha acuito quel bisogno di immergersi in numeri, ingannevoli ragionamenti e tentativi di provvisoria redenzione. La situazione ha raggiunto il limite. Il gioco, on line, è emerso più forte di prima in fase di lockdown. Le richieste d’aiuto, una volta terminato quel periodo sono addirittura aumentate. Gli italiani, insomma, non hanno ancora imparato a gestirsi.

Superenalotto, giocare nuoce gravemente alla salute: lo Stato complice, gioca su due tavoli

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A giocare su due tavoli, paradossalmente ma nemmeno poi tanto c’è lo Stato. Colui che incassa senza sosta anche grazie al disagio ed al percorso deviante dei giocatori più incallite. Le stime degli ultimi anni, nel nostro paese sono impetuose. A giocare almeno una volta nel corso di un anno, sono più o meno 20 milioni di persone. Recenti dati ufficializzati dall’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane e dal ministero dell’Economia parlano di cifre molto vicine ai 110 miliardi di euro giocati in un anno, nel nostro paese. Le vincite degli italiani, ammontano invece a 91 miliardi di euro. Spesa complessiva da parte dei giocatori pari a circa 19 miliardi di euro.

Per quanto riguarda invece le più che note “macchinette” possiamo parlare di una “investimento” per il gioco di circa 46 miliardi di euro, con un ritorno ai giocatori di 36 miliardi di euro. Spesa complessiva pari a circa 10 miliardi di euro. Il gioco, insomma, è presente più che mai nella vita degli italiani e non solo. La speranza, spesso cercata, invocata per far fronte ai disagi alle incertezze della vita quotidiana, tende troppo spesso a passare per quella via. Colori, promesse, immagini, numeri. Cifre importanti, forse anche troppo, ed un meccanismo che inesorabile porta all’autodistruzione, lenta, prepotente.

Donne, uomini, intere famiglie distrutte dallo spettro del gioco. Debiti su debiti accumulati in pochissimo tempo. L’illusione della vittoria, la certezza ancora più illusoria di potercela fare, di poter uscire da quella situazione. La sconfitta, annunciata, attesa, per forza di cose, che arriva a distruggere ogni cosa. Questo è il gioco che amano gli italiani? Questo è il gioco che sponsorizza lo Stato? Giocare con cautela, scommettere con moderazione, questa l’ipocrita raccomandazione.

I più deboli, ma non solo loro cercano rifugio, cercano il brivido, l’emozione, in qualcosa che forse nemmeno conoscono bene. E cosa trovano? Nulla, nient’altro che solitudine, miseria e problemi ancora più grandi, spesso impossibili o quasi da risolvere. Il gioco è bello? Da emozione? Da energia? Forse è vero. Ma poi? Cosa resta di quei soldi letteralmente bruciati, dei sogni infranti, delle illusioni. Miseria, soltanto miseria. E’ davvero tutto poi cosi conveniente?