Reece Thompson aveva 5 anni quando recitò nella pellicola di Cameron. E, ancora oggi, riceve delle royalty per il suo ruolo di pochi minuti.

Titanic Reece Thompson
Foto: Web

Ricordate quando, un paio d’anni fa, andava di moda una particolare app che ci consentiva di divertirci invecchiando una nostra foto per vedere come saremo da anziani? Non è durata molto, forse per le voci che riguardavano i possibili effetti deleteri di una così massiccia immissione di foto personali nell’applicazione. Tuttavia è utile per capire come basti effettivamente poco per stimolare la nostra curiosità sul futuro. Oggi, e non è che sia passato un secolo, è tutto un po’ più complicato. La pandemia ha colpito duro e sembra quasi che il tempo si sia messo a correre, imponendoci di convivere a braccetto con un virus che di tregua pare non volerne dare. Sostenendo, a seconda delle situazioni, dei ritmi frenetici o monotoni. Non che questi ultimi siano meno rapidi. Certo è che guardare al futuro, ora come ora, è qualcosa che si fa con meno leggerezza.

A ogni modo, per renderci conto del tempo che passa forse si può fare un giochino diverso. Contare gli anni trascorsi dall’uscita di uno dei capolavori per eccellenza della storia del cinema. Uno di quei film che, per forza di cose, ognuno di noi avrà visto almeno una volta. Era il 1997 quando Titanic di James Cameron invase le sale cinematografiche di tutto il mondo. Un kolossal annunciato come in grado di sbancare tutto, botteghini e nomination agli Oscar. Risultato ottenuto pienamente, sia nel primo caso (record di incassi imbattuto per 12 anni) che nel secondo (11 statuette su 14 candidature). A chi lo vide allora sembrerà passato poco tempo. Si parla invece di oltre vent’anni. Tanto per capirci, l’anziana Rose, in apertura del film, iniziò il racconto della sua avventura sullo sfortunato transatlantico riferendosi a una vicenda di 84 anni prima. Ecco, dal tragico affondamento ne sono passati ora 110.

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Titanic, il racconto dell’attore bambino

Titanic, però, è uno di quei fenomeni immortali. Vuoi per la colonna sonora con la mitica My heart will go on di Celine Dion, o per le performance attoriali di un mix perfetto fra giovani stelle e professionisti rodati. Fatto sta che il film di Cameron è una pietra miliare del cinema, un prodotto di raccordo fra il vecchio e il nuovo Millennio. Per chi ha partecipato alla realizzazione è stato un trampolino di lancio, il punto di arrivo o magari l’unico film. Quello che forse nessuno si aspettava, è che anche a distanza di venticinque anni dall’uscita nelle sale (e 10 dalla riedizione in 3D in occasione del centenario del naufragio), la pellicola continui ancora a pagare qualcuno.

Il nome di Reece Thompson, probabilmente, dirà poco anche ai fan più appassionati. Eppure la scena che lo vede protagonista è una delle più struggenti in assoluto. Si tratta, infatti, del bimbo irlandese di terza classe che, impossibilitato a salire sulle scialuppe ormai fuori portata, viene ricondotto in cabina dalla mamma e fatto addormentare assieme alla sorellina con il racconto di una fiaba. Il tutto mentre l’acqua dell’oceano invade i corridoi della nave, colpita dall’iceberg.

Un premio “a vita”

Probabilmente chiunque abbia visto il film ricorderà questa scena. E quanto faccia commuovere, ieri come oggi. Sentimenti diametralmente opposti a quelli generati dal racconto del ragazzo, oggi trentenne, a Business Insider. Thompson, attualmente direttore di marketing di una struttura sciistica nello Utah, ha infatti spiegato di percepire ancora delle royalty per il suo ruolo in Titanic. Una parte ottenuta a cinque anni, iconica per far comprendere appieno la portata della tragedia ma comunque breve ai fini della trama. Thompson non conserva molti ricordi di quel lavoro ma ha raccontato che fu sua madre a farlo partecipare al film, ritenuta peraltro una seconda opzione rispetto a uno spot pubblicitario. Una scelta felice, non solo per la riuscita del film.

Quanto guadagna lo scenografo, una figura fondamentale sul set di ogni film

Nonostante i pochi ricordi, l’ex attore bambino ha continuato a beneficiare della sua piccolissima parte. Il suo compenso di 30 mila dollari è stato sufficiente a coprire i suoi studi. E le royalty, inizialmente, ammontavano anche a migliaia di dollari. Oggi sono poche centinaia e “solo” una tantum. Ma vuoi mettere la soddisfazione? “E’ strano perché non penso più a quell’esperienza. Ogni tanto, però, mi arrivano 100 dollari in più e capisco che si tratta delle royalty. E allora penso: ‘Oh, fantastico, eccone 100 extra!’“. Come dargli torto?