Un rapporto antico e florido quello fra l’uomo e i metalli. Specie quando ha iniziato a scoprirne alcuni estremamente preziosi.

Rodio
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Il rapporto dell’uomo con i metalli ha richiesto del tempo per consolidarsi. Ma, nel momento in cui l’essere umano è passato dalla lavorazione della pietra a quella del metallo, la Storia ha iniziato a voltare pagina. Difficile, in quella fase, parlare di metallurgia. Certo è che fin dal modellamento dell’elemento nativo fino all’affinamento delle tecniche di lavorazione del ferro, l’uomo ha guardato ai metalli come a un mezzo per migliorare sé stesso. E anche per farsi del male, visto che gli antichi strumenti di caccia con le prime, rudimentali punte metalliche sono ben presto diventati armi sempre più efficaci destinate a scopi bellici. Certo, sarebbe riduttivo inquadrare l’uso di questi materiali solo nel contesto guerresco.

Dovrà passare del tempo, però, affinché si comprenda sempre più appieno il vero valore dei metalli. Utensili sempre più resistenti, prima di bronzo e poi di ferro, apparecchiature rudimentali coadiuvate da altri materiali presenti in natura… Una storia lunga e complessa, che attraversa praticamente ogni civiltà, dall’Età del rame in avanti. E non ci vorrà poi molto affinché alcuni metalli vengano impiegati per coniare denaro. Un progresso inarrestabile di conoscenza, tanto da rendere ben presto chiara la differenza fra metalli semplicemente utili e altri definibili come preziosi. Un concetto fin troppo relativo, visto che all’epoca della prima diffusione della corrente elettrica il rame acquistò un valore quasi pari a quello dell’oro. Ma perfino le torri di estrazione dell’Anaconda impallidirono di fronte alla chiamata generale verso le acque dello Yukon. Dove, fra i ghiacci dell’inverno artico, i più fortunati potevano trovare il metallo per eccellenza fra quelli preziosi. L’oro naturalmente.

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Metalli preziosi, l’incredibile caso del rodio

La valenza di un metallo prezioso è proporzionata alla sua rarità. Il bello è che per quanto quella dell’oro possa essere effettivamente una febbre, la Terra arriva a offrire anche qualcosa di più pregiato per cui affannarsi. I film di fantascienza ci hanno portato su pianeti lontani in cerca di fonti di guadagno (e quindi di sopravvivenza) alternative a quelle terrestri. I fan di Avatar, ad esempio, ricorderanno la frase iniziale di Parker Selfridge ai nuovi arrivati su Pandora. Una manciata di parole utili a descrivere l’unobtanium e il motivo del suo pregio: “Perché questa piccola pietra grigia si vende a venti milioni al chilo“. Nemmeno a dirlo: per una fonte di ricchezza si scatenerà una guerra. Altro che fantasia: la realtà dei fatti trasportata in un mondo alieno non sposta poi di molti gli equilibri della contesa mondiale sulle fonti di ricchezza.

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Oggi, magari, la sfida è quella dell’oro diventato nel frattempo nero. Eppure, per quanto possa sembrare incredibile, alcuni metalli noti già da un paio di secoli potrebbero spostare i parametri finanziari ben più di qualche lingotto o di un determinato quantitativo di barili. A questo punto, forse il pensiero andrà al platino. E invece è il rodio a far saltare il banco. Uno dei cosiddetti metalli di transizione, come il “cugino” palladio appartenente al gruppo del platino e venuto fuori nel 1803 durante un esperimento condotto da William H. Wollaston. Metalli rari. Molto rari. Tanto che, secondo gli esperti, 28 grammi di rodio si venderebbero a 14 mila dollari. Qualcosa come 500 euro al grammo. Il paragone con l’oro non regge nemmeno: il metallo giallo viaggia a 1.783 dollari per 28 grammi, mentre il platino nemmeno arriva a mille (959 dollari). E neanche il palladio tocca questi livelli, richiedendo “solo” 1.866 dollari. Forse non è un caso: il rodio viene impiegato per realizzazioni elaborate come fibre ottiche, riflettori dei fari, convertitori catalitici. Per non parlare del suo ruolo in gioielleria. Provate a vedere il costo di un ciondolo di oro bianco “rodiato”. Sarà utile per farvi un’idea.