Il biglietto acquistato, i pochi attimi che separano il vincitore dal successo o dall’ennesima disfatta, il gioco quasi perfetto.

Gratta e vinci
Adobe

Cosa potrebbe esserci di più avvincente per il cittadino e di più ancor più redditizio per uno Stato di una classica lotteria? Questo, forse, qualcuno poteva chiedersi molti decenni fa, analizzando magari la concezione e la fattibilità di un nuovo gioco a premi? Semplice, una lotteria istantanea. Perchè attendere i giorni prestabiliti, o magari il periodo dell’anno prestabilito per far sognare i cittadini e far incassare tanti bei soldoni allo Stato quando il tutto può di fatto essere realizzato ogni giorno, ad ogni ora, tutte le volte che si vuole?

La Pasqua tutto l’anno insomma, come professava l’imprenditore Ferrero dando alla luce la sua innovativa idea, l’ovetto Kinder. Pasqua tutto l’anno, avranno immaginato coloro i quali nascosti tra le maglie dello stesso Stato hanno il compito di dare alla luce idee altrettanto innovative e redditizie. La risposta dei cittadini, storicamente è assai nota. La febbre del Gratta e vinci, è oggi una realtà tangibile, concreta, evidente. Giocare, scommettere sul tagliando vincente ogni giorno, ad ogni ora, tutte le volte che si vuole insomma, con tutti i potenziali rischi che ne conseguono.

Il gioco perfetto? Forse. Per una delle due parti coinvolte, sicuramente, per l’altra, un po’meno. Ogni tanto si vince, è vero, spesso il giusto, ciò che è appena sufficiente, molto raramente l’incredibile, quello che può cambiarti la vita. L’idea è di certo innovativa, lo è stata. Il nostro paese per certi versi nonostante la relativamente breve esperienza con il fenomeno può dire la sua in merito. L’Italia, spesso, è leader in certi settori anche senza che i suoi cittadini se ne rendano conto. La magia, in un certo senso, nasce anche in casa nostra.

Gratta e vinci, croce e delizia: come nasce il fenomeno, come nascono i vari temi dei concorsi

Nato ufficialmente nel 1991 in Italia, ma “benedetto” a livello nazionale nel 1994 grazie all’intervento del Governo Ciampi, che attraverso gli importantissimi introiti derivanti dalla nascente lotteria istantanea (introdotta con Legge Finanziaria 1994), finanziò il piano salva lavoro dell’allora Ministro del Lavoro e dalla Previdenza Sociale, Gino Giugni. Da quel momento, infatti, gli italiani solitamente abituati ad aspettare le estrazioni del Lotto per giocare e sperare in una rocambolesca vittoria, avrebbero potuto rifugiarsi, per cosi dire, nel gioco a tutte le ore, ogni giorno. Una innovazione non da poco insomma. Oggi quell’idea tanto originale rappresenta una vera e propria realtà mondiale. Consideriamo inoltre che ad esempio negli Stati Uniti, il gioco era già presente da una ventina d’anni nel momento in cui lo stesso nasceva in Italia.

Gratta e Vinci, la fabbrica dove nascono i sogni: nessun trucco per riconoscere quelli vincenti

Oggi, proprio negli Stati Uniti, in Florida per la precisione, in uno stabilimento al limite del segreto, Igt, società che comprende la stessa, italiana, Lottomatica, lavora 24 ore su 24 dando alla luce qualcosa come 11 miliardi di tagliandi l’anno, destinati ad ogni angolo del pianeta. L’affare insomma, funziona. In Italia invece, almeno per i primi anni, le cose andarono diversamente. Nella sede romana del Poligrafico dello Stato, in un certo senso, poteva realmente respirarsi aria di magia. Il protagonista di tutto ciò, almeno in quegli anni, aveva un nome e un cognome.

L’esperienza dell’Ingegner Francesco Mazzuoccolo

Tutta la vita, o quasi a dare alla luce francobolli, poi d’un tratto, con l’arrivo dei Gratta e vinci, il suo compito cambia. Si occuperà da quel momento, infatti, di ideare e realizzare i vari giochi che andranno ad invadere le tabaccherie e le ricevitorie di tutto il paese. La “Tombola”, il “Sette e mezzo”, giusto per citare qualcuno dei suoi “figli”. Le regole di quei giochi, alcuni di chiara origine partenopea, cosi come quelle dell’ingegnere, furono fedelmente riportate ai rispettivi tagliandi Gratta e vinci. Tentare la fortuna in ogni modo insomma, giocando a qualsiasi gioco, questa potrebbe essere la seconda grande innovazione.

Le carte, il gioco, la tradizione. Questo avveniva più di venti anni fa, siamo a metà degli anni novanta, e quel gioco stava letteralmente per esplodere. A capo di tutto, un uomo, la sua idea, la scelta dei giochi, la complessa fase di realizzazione, lo studio preventivo, i colori, le forme, tutto. Una sorta di avanguardistico artigianato utile più che mai alle casse dello Stato. Oggi, macchine su macchine. Un computer a studiare ogni cosa e la fredda consistenza dell’intero contesto. Cosa è cambiato nel pratico? Nulla, forse nulla, perchè il banco, comunque vadano le cose vince sempre. E’ quella la regola, è quello del resto, il gioco.