Il Green Pass è richiesto su taxi, car sharing e noleggio con conducente? Le differenze tra i diversi servizi di mobilità.

Green Pass piccole aziende
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Tra le infinite regole, cambiamenti, aggiornamenti, date, obblighi e doveri che riguardano il Green Pass, una cosa è certa: regna il caos più totale. Se per alcuni frangenti gli obblighi sono ben chiari, rimane una zona d’ombra per alcune categorie di attività/servizi. Ecco allora che i cittadini, abituati fino ad appena un anno fa a usare detti servizi senza problemi, si ritrovano a non sapere come fare, a discernere in autonomia tra leggi, decreti e interpretazioni vacue. Se per esempio si deve prendere un taxi, è obbligatorio esibire il Green Pass. Ma se si noleggia un’auto con conducente è obbligatorio? O ancora, se usufruisco di un passaggio con strumenti come Bla Bla Car, a quali normative ci si deve rifare? E i controlli, chi li fa? Cerchiamo di rispondere a tutte queste domande.

Il caso Uber, a metà tra taxi e auto NCC

Già prima dell’avvento del Covid, regnava molta confusione nella regolamentazione delle categorie di trasporto pubblico. Da un lato i tassisti, categoria costretta a rispettare normative nazionali e regionali per effettuare il servizio, e dall’altra gli autisti di auto NCC (a noleggio con conducente), che in pratica offrivano di fatto un servizio taxi godendo di libertà di movimento non concesse ai taxi. Mentre infuriava la guerra tra queste due realtà, arriva Uber e spiazza tutti. Uber, che offre un servizio di noleggio auto con conducente tramite una App, non rientra in pratica nelle stesse regolamentazioni applicate a tassisti e autisti NCC. Di fatto entra a gamba tesa in un mercato già difficile e spiazzando con tariffe considerate troppo competitive.

Le difficoltà dei taxi tradizionali

Ad oggi, in pratica, il tassista è “legato mani e piedi”. Che sia dipendente di una cooperativa, un socio di un’azienda o un libero professionista deve adempiere a precisi obblighi, come stazionare in luogo pubblico per garantire continuativamente il servizio. O applicare tariffe “determinate amministrativamente dagli organi competenti” e chiedere il pagamento tramite un tassametro omologato e non modificabile. L’autista NCC ha sì il possesso di una licenza emessa a livello comunale, ma non può stazionare nei luoghi pubblici e deve essere dotato di rimessa obbligatoria, rimessa nella quale l’auto deve tornare alla fine di ogni servizio (a differenza del tassista che può continuare a circolare e prendere altre prenotazioni). Non può avvalersi di App per offrire il servizio e il prezzo finale è il risultato di un accordo esclusivo con il cliente.

Le carte vincenti di Uber

Uber, sfruttando un’ulteriore sfumatura, offre un altro tipo di servizio, definito erroneamente car sharing perché in realtà più vicina al “Ride Sharing”. Il fatto è che non deve sottostare praticamente – o quasi – a nessuna regola. Offre infatti un servizio espletato da privati cittadini, che non devono avere una licenza e che in pratica offrono un passaggio a pagamento a chi lo richiede tramite la App. L’importante è che abbiano una patente in corso di validità, un’auto in regola con le normative del Codice Stradale e – fortunatamente – nessuna pendenza penale. Insomma, basta che sappiano guidare e che non abbiamo mai fatto una rapina in banca. Naturalmente l’azienda offre tutta una serie di tutele per le parti coinvolte. Sembra che, in fin dei conti, la cosa funzioni.

E Bla Bla Car?

Se è vero che “tra i due litiganti il terzo gode”, è anche vero che “il quarto vien da sé”, ed ecco che tra tassisti, autisti e conducenti sbucano i fautori del “Car Pooling”. Un termine diverso da Car Sharing così com’è diverso il tipo di servizio. Bla Bla Car è la realtà più conosciuta che offre appunto questo nuovo modo di vivere la mobilità. In pratica, il servizio di trasporto non ha finalità di lucro: tramite un’apposita piattaforma, si cerca chi deve effettuare un viaggio verso la destinazione desiderata, si prende contatto e si viaggia insieme, dividendo le spese di benzina ed eventuali pedaggi autostradali. Tecnicamente, è quindi un trasporto di cortesia. Un po’ come se chiedessi a un amico di darmi un passaggio e, cortesemente, gli restituissi parte del pieno di carburante.

Il Green Pass come documento di viaggio, e non solo

L’entrata in vigore del Green Pass fu definita come un’iniziativa “atta a garantire la sicurezza nei movimenti delle persone da e verso qualsiasi destinazione locale, europea e internazionale”; lo scopo iniziale era quello di creare una certificazione sanitaria standard che limitasse il diffondersi del Covid. Chi risultava vaccinato, oppure guarito naturalmente dall’infezione, o ancora, negativo ad un tampone, era definito non contagioso e quindi otteneva un lasciapassare per spostarsi con mezzi pubblici e/o privati. Il “potere” del Green Pass è stato pian piano ampliato e a tutt’oggi bisogna dimostrare di essere guariti, vaccinati o negativi al test per poter espletare la maggior parte delle azioni quotidiane. In pratica, chi non ha il Certificato Verde può solamente andare a fare la spesa e comprare prodotti in farmacia. Tralasciando disquisizioni su quanto sia realmente utile ai fini sanitari questo lasciapassare – e l’aumento esponenziale dei contagi ne è la prova schiacciante – resta il fatto che ormai è obbligatorio anche per arrivare là dove a piedi non si riesce. Chi dunque non ha la patente, o magari ha l’auto dal meccanico e deve recarsi in un luogo con un taxi, un’auto condivisa o con un autista a sua disposizione, cosa deve fare? Verrebbe da pensare che serve il Green Pass. Ma quale Green Pass? Il Base? Il Super? Il Super Mega Rafforzato? Andiamo a scoprirlo.

Il Green Pass serve sul Taxi e sulle auto NCC?

L’ultimo decreto stabilisce l’obbligo vaccinale per gli over 50. Sdogana, di fatto, uno degli ultimi limiti di potere del lasciapassare: quello dell’accesso ai dati all’Agenzia delle Entrate. Sì, perché le multe a chi non si vaccina verranno emesse direttamente da questa, che potrà andare a visionare il libretto sanitario delle persone (è totalmente legittimo o forse ci siamo persi qualcosa per strada?), scovare il nominativo di chi non ha fatto accesso agli hub vaccinali e inviargli la multa da pagare. In questo decreto sono spiegate molto bene quali sono le prospettive che spettano a tutti i cittadinI. Ma riguardo all’utilizzo del Green Pass sui mezzi di trasporto dobbiamo rifarci ai decreti validi fino al 15 gennaio 2022, che per categorie come Taxi e auto con autista aspettano ulteriori chiarimenti e/o aggiornamenti. Ad oggi, è obbligatorio: “presentare almeno il Green Pass Base per accedere ai trasporti pubblici locali e ai trasporti ferroviari regionali. Il Green Pass Base è necessario, inoltre per accedere a treni ad alta velocità, aerei, navi e traghetti. Per quanto riguarda taxi e NCC la situazione è ancora in definizione, ma dovrebbe bastare, anche in questo caso, il Green Pass Base (quello ottenibile con tampone negativo ndr).”

Su Uber e Bla Bla Car serve il Green Pass?

La risposta arriva anche per questo quesito, ovvero se il lasciapassare verde serva per auto private e car sharing. Sempre nel testo sopra citato, si conclude affermando che “Per mezzi privati e mezzi in sharing, non è necessario il Green Pass”. Ad oggi, dunque, sembra che gli utenti dell’App e per chi si serve di condivisione “di cortesia”, non valgano gli obblighi riservati alle altre categorie. Il virus, insomma, da quel lontano febbraio 2020 pare che sia diventato sempre più intelligente e di nicchia. Scansa le persone in piedi sui marciapiedi ma non quelle a tavolino al bar, colpisce in discoteca ma non al supermercato, non ama le farmacie e i tabaccai ma oggi ha scoperto i negozi e i centri commerciali. Infine, preferisce l’auto con autista alla macchina condivisa tra amici.

Gli standard di sicurezza – non obbligatori – da rispettare

Sono state emanate anche alcune raccomandazioni al fine di rendere i viaggi in taxi e vetture con autista più sicure. Sono vivamente consigliati i divisori in plexiglass. Invece è obbligatorio l’uso delle mascherine. Vietato prendere posto vicino al conducente, e il numero massimo di posti scende al 50% in caso di passeggeri non congiunti o non appartenenti al medesimo nucleo familiare. La novità arrivata dal 15 ottobre, ovvero l’obbligatorietà di Green Pass in ogni luogo di lavoro, riguarda anche i taxi, ma solamente in parte. In pratica, “Il passeggero non è tenuto a verificare che il tassista possegga il certificato di avvenuta vaccinazione, non avendo con lui un vero rapporto di lavoro. Il passeggero ha però la facoltà di chiedere al tassista se è munito di Green pass”.

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Car sharing e la questione delle sanificazioni

Un’altra delle raccomandazioni riguarda la sanificazione delle autovetture. Sempre riguardo a taxi e veicoli con conducente, devono essere effettuate ad ogni fine corsa. O almeno alla fine di ogni turno lavorativo. Non essendo un obbligo ma un caloroso suggerimento, non potranno esserci controlli. E in fondo chi è che avrebbe potuto espletare questo scomodo incarico? Verrebbe da chiedersi. Bisogna insomma rifarsi alla scrupolosità dei professionisti del settore, che ovviamente fanno tutto il possibile, come sempre, per rendere confortevole la corsa e per offrire un ottimo servizio ai clienti.

Non si sa se le operazioni di sanificazione dovranno essere effettuate privatamente o avvalendosi di ditte specializzate. Uber però ad esempio, nel sito ufficiale spiega  tutte le iniziative che ha promosso fin dall’inizio della pandemia per garantire sicurezza ai viaggiatori e ovviamente anche ai suoi autisti: ha stanziato molti fondi per offrire mascherine e per incoraggiare tutti a usare qualsiasi precauzione consigliata dai vari Governi.