Chissà se il periodo di saldi sarà davvero attenuato dalle difficoltà economiche. Certo è che il rischio del conto in rosso si fa sempre più minaccioso.

Conto in rosso
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Con l’arrivo dell’Epifania si chiuderà il periodo delle festività ma non quello delle spese. Tradizionalmente, infatti, i giorni immediatamente successivi alle Feste corrispondono ai saldi invernali. Un nuovo periodo di acquisti, anche se le associazioni di categoria scommettono sulla tendenza al risparmio degli italiani, visto il periodo di difficoltà che, nonostante tutto, non ha più di tanto limitato le spese di Natale. Per questo a rimetterci potrebbero essere proprio i saldi, nonostante siano convenzionalmente collegati al concetto di risparmio. Il problema, inoltre, per molti contribuenti potrebbe essere legato alle stesse disponibilità economiche. Oltre che a un’incertezza di fondo sul prossimo futuro.

E le difficoltà economiche, nei casi più gravi, si traducono nel cosiddetto conto in rosso. Ovvero quel momento in cui il correntista vede le proprie risorse finanziarie scendere al di sotto dello zero. Una situazione che ha regole precise. Al momento, infatti, qualora il conto in rosso si protragga da oltre 90 giorni, il titolare sarà considerato un debitore. Il debito scaduto, quindi, si trasformerà in rilevante qualora vengano superate le somme previste. E con l’anno nuovo, le regole si fanno ancora più stringenti. Sui conti correnti, infatti, piombano anche le novità previste per il denaro contante, così come le norme più severe delle banche sulle gestioni dei conti.

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Un conto in debito, quindi con saldo negativo sull’estratto conto, significa che farvi ricorso implicherebbe la fruizione del denaro della banca. La quale, quindi, andrebbe ad anticipare soldi in merito a una mancata disponibilità personale. Uno scoperto, quindi, diventa un prestito bancario a tutti gli effetti, allegato a un conto di deposito. Ogni giorno passato con il conto in rosso, porta all’applicazione di un interesse passivo, a seconda dell’importo (anche variabile) dello stesso. Come detto, occorreranno 90 giorni in tali condizioni per poter essere considerati morosi. Restano tuttavia alcune soglie previste, affinché il semplice azzeramento si trasformi in un debito rilevante. La prima delle quali, ovvero 100 euro, riguarda le esposizioni al dettaglio. Per tutte le altre, l’importo di riferimento sarà 500 euro.

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Sarà la banca a decidere l’eventuale stop allo sconfinamento, non essendo prevista una normativa specifica in tal senso. Questo perché, come detto, lo scoperto viene inquadrato come un credito allegato al conto deposito concesso dalla banca. Il limite dello scoperto andrà determinato quindi dalla banca presso la quale si è correntisti, così come il tasso di interesse applicato alla somma concessa in prestito. Va detto, comunque, che lo scoperto autorizzato è una funzione gratuita per la quasi totalità delle banche. Con un limite fissato e invalicabile, la banca di fatto autorizza i pagamenti effettuati sul conto in rosso. Diverso, chiaramente, il caso di uno scoperto abusivo. Si tratta della situazione opposta, ovvero senza concessione contrattuale di uno scoperto una volta superato il limite. La banca, quindi, non è obbligata in nessun modo a coprirlo. Qualora venga emesso un assegno, questo verrebbe automaticamente respinto.