Wind, Tim e Vodafone preparano la mazzata: gennaio amarissimo (quasi) per tutti

La tassa silenziosa è stata applicata negli anni. I provider hanno aumentato notevolmente l’impatto del piano tariffario negli anni.

Stangata Tim Vodafone
Foto © AdobeStock

Tradizionalmente, il periodo di caccia aperta all’offerta telefonica coincide con l’estate. Durante l’anno, però, il lavoro delle compagnie non si ferma certo in attesa dell’aria calda della bella stagione. Anzi, alcuni provider hanno cercato di piazzare le offerte migliori proprio sotto Natale, cercando in tal modo di fidelizzare la propria clientela ben prima di luglio e agosto. Ma non si stagliano solo opportunità e promozioni all’orizzonte. Per i clienti dei principali gestori telefonici (Wind, Tim e Vodafone), infatti, si profila un mese di gennaio decisamente spinoso se non si andrà a tamponare una più che probabile fuoriuscita di denaro.

I tre provider più importanti, sarebbero pronti ad applicare la tassa da 40 euro, pronta per essere scalata direttamente dal conto dei clienti. Il problema è nei rincari delle offerte, comuni a tutti i gestori nel momento in cui si è clienti da più di due anni. Il costo, in media, cresce infatti di circa 43 euro. Di fatto una tassa nascosta di cui non è per nulla facile accorgersi. La situazione è stata analizzata da Sos Tariffe.it, secondo il quale le rimodulazioni hanno portato a variazioni capaci di apportare un +7,5% di cambiamenti in soli due anni. Nello specifico, le offerte telefoniche sono mutate perlopiù nel 2018, con variazioni mensili di 1,74 euro, e nel 2019 (1,87 euro).

Provider e rimodulazioni: come evitare la batosta

Dal momento che già i rincari delle utenze portano conseguenze estremamente severe sulle tasche degli italiani, avere a che fare anche con un incremento progressivo delle offerte della telefonia mobile non può certo fare piacere. Eppure è una pratica comune che, per ora, tiene fuori i soli gestori low cost, come Kena, Iliad e Ho.Mobile. L’impatto sul canone mensile portato dagli aumenti tariffari è decisamente importante. Secondo gli analisti, l’aumento sarebbe stato pari a 20,88 euro nel 2018 e addirittura 22,44 nel 2019. Questo evidenzia come gli aumenti siano diversi piuttosto che uno solo. Alla faccia della fidelizzazione dei clienti che, negli anni, hanno mantenuto il loro rapporto con un solo gestore.

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In pratica, a conti fatti, nel 2021 i clienti dei principali provider si ritrovano a versare circa 40 euro in più all’anno rispetto a tre anni fa. Il che, di fatto, spinge a una soluzione drastica come il cambiamento dell’operatore. Un’operazione sensata se si pensa che, per i nuovi clienti, vengono pensate offerte migliori volte proprio a invogliare all’ingresso nel circuito. In questo senso, anche il passaggio da un grande operatore all’altro gioverebbe al portafogli. Non è un problema di gestori, poiché in Italia ve ne sono molti e con altrettante offerte allettanti. Spesso si tratta di una sorta di abitudinarietà che, alla lunga, rischia di non far bene alle economie domestiche.

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