Opzione Donna, il rinnovo c’è ma (forse) non conviene a tutte

Circa 30 mila lavoratrici, nel 2022, potrebbero far ricorso a Opzione Donna. Bisogna però fare i conti con il taglio dell’assegno.

Pensione Opzione Donna
Foto © AdobeStock

E’ rientrata fra le misure di pensionamento anticipato rafforzate in vista del 2022 Opzione Donna. Assieme all’Ape Sociale, il Governo ha deciso di puntare su questo strumento anche per il prossimo anno, in attesa che si concretizzi una vera e propria riforma della pensione. Rispetto al sistema che consente di accedere all’anticipo in virtù di lavori usuranti, la misura dedicata alle lavoratrici permette di lasciare il lavoro una volta raggiunta una determinata anzianità contributiva. Con la Legge di Bilancio 2022, l’opzione è stata rinnovata per un altro anno e permetterà alle lavoratrici di andare in pensione tramite il ricalcolo dell’assegno in base al sistema contributivo.

Al momento, Opzione Donna sarà possibile, per quanto riguarda le dipendenti, con un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni, con età anagrafica di almeno 58 anni. Per le lavoratrici autonome, invece, si dovrà attendere l’età di 59 anni. Accedere alla pensione, tuttavia, presupporrà anche che siano trascorsi perlomeno 12 mesi (18 per le autonome) dalla maturazione del diritto al pensionamento. Per il resto, la possibilità sembra comunque alla portata visto che, per il 2022, sarà confermata l’impostazione generale prevista fin qui.

Opzione Donna, conviene davvero? Ecco chi ha le possibilità migliori

Ma conviene davvero utilizzare lo strumento di pensionamento anticipato? Andrà innanzitutto considerato il fattore della decorrenza del primo assegno. Questo perché bisogna tenere in conto la finestra mobile, ovvero il meccanismo di erogazione dell’assegno che dipende proprio dai 12 mesi trascorsi dalla maturazione dei requisiti. Al momento, fra chi potrebbe godere della possibilità rientrano le donne nate entro il 1963 o nel ’62, qualora fossero lavoratrici autonome. Un ventaglio di potenziali beneficiarie che include circa 30 mila donne. Non è chiaro, però, quali di loro sceglieranno di approfittare di uno strumento che, per ora, non sembra garantire grosse convenienze. Il problema è che, nei quindici anni trascorsi dall’introduzione, Opzione Donna ha concesso solo parzialmente dei veri e propri benefici, oltre all’interruzione anticipata del lavoro.

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Negli anni, circa 150 mila le lavoratrici l’hanno utilizzata. Bisogna infatti fare i conti con il taglio dell’assegno, anche se le opinioni sul reale impatto della sforbiciata non sono tutte concordi. Chi ha iniziato a lavorare in un periodo successivo al 1996, ha incontrato meno divergenze rispetto a chi ha cominciato subito dopo l’introduzione del metodo contributivo. Tuttavia, secondo le stime dell’Inps, la riduzione ci sarebbe. E, negli anni, ha riguardato il 6% per le dipendenti e addirittura il 13% per le autonome. Resta la possibilità di riscattare gli studi universitari ma versando 5 mila euro per anno. Un’opzione nell’opzione che, però, non sposta di molto gli equilibri. I calcoli si faranno sul taglio e, in quel momento, sarà bene affidarsi a un consulente.

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