Fra tweet e precisazioni, la situazione in India si fa sempre più difficile per chi opera a livello umanitario. E non solo per le Missionarie della Carità.

India conti Missionarie Carità
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Stop ai conti bancari delle Missionarie della Carità. Lo ha deciso il governo dell’India, lasciando di sasso l’opinione pubblica mondiale. L’ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta rappresenta il principale motore di assistenza, prossimità e impegno umanitario a favore dei più deboli nel subcontinente indiano. E l’aver decretato il congelamento dei fondi rischia di imporre una brusca frenata alle opere di carità. Non ha mancato di farlo notare il primo ministro del Bengala Occidentale, Mamata Banerjee, che su Twitter definisce “scioccante” la decisione di Delhi. Ancora di più perché, secondo le primissime stime, a rimetterci sarebbero i 22 mila pazienti degli ospedali dove le appartenenti all’ordine operano quotidianamente. I quali, secondo Banerjee, resterebbero senza cibo e medicine.

Tuttavia, la questione sembra ben più spinosa di quanto sembri. Inizialmente non note, infatti, le motivazioni dello stop deciso dal governo indiano sembrano essere legate a una volontà stessa delle Missionarie della Carità. Come riferisce AsiaNews, le suore stesse avrebbero chiesto in via cautelativa di fermare i conti bancari, in attesa di chiarire una questione legata a una carenza di requisiti che, al momento, non è meglio precisata. La notizia, a ogni modo, in India non ha mancato di fare rumore. Anche per via del commento di Mamata Banerjee, considerata la più accreditata rivale del premier Narendra Modi.

Stop ai fondi delle Missionarie della Carità: scontro in India

Alcuni dettagli dell’intricata matassa sono stati svelati dal Ministero degli Interni dell’India. Il quale, in una nota, ha fatto sapere che il 25 dicembre scorso l’istanza per rinnovare i termini di ricezione dei contributi esteri (regolamentati dalla legge denominata Foreign Contribution Regulation Act) era stata respinta. Una situazione che, spiega sempre AsiaNews, sarebbe comune anche alle organizzazioni internazionali che operano in India, a seguito di una serie di restrizioni in materia adottate dal governo Modi. Effetti che, a ogni modo, non avrebbero prodotto l’effetto del congelamento dei conti delle Missionarie. La nuova domanda avrebbe evidenziato delle “carenze nei requisiti”, senza tuttavia porre un freno a quella precedente. I cui effetti restano tuttora validi, per la precisione fino al 31 dicembre 2021.

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L’intervento della Banerjee ha trasferito inevitabilmente la questione sul piano politico. Il primo ministro del Bengala Occidentale, infatti, si è detta sotto shock per quanto deciso, anche se il chiarimento delle Missionarie della Carità ha comunque stemperato sul nascere la questione. Il punto è che l’operato dell’ordine creato da Madre Teresa costituisce una sorta di simbolo per quella parte di popolazione che fa i conti con condizioni di povertà estreme. Inoltre, le stesse organizzazioni cattoliche incontrerebbero difficoltà sempre crescenti, in un quadro in cui i nazionalisti indù identificano l’operato come uno strumento per incoraggiare le conversioni. Solo poche settimane fa, precisa AsiaNews, un’inchiesta era stata aperta nel Gujarat, in merito a un orfanotrofio gestito proprio dalle Missionarie sul quale pendeva l’accusa (negata fermamente dalle religiose) di eseguire conversioni forzate.