Secondo la Fiavet, alcuni viaggiatori si sarebbero recati in Paesi vietati paventando motivazioni non veritiere. Una vacanza costata cara.

Furbetti vacanza Covid
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La fine dell’anno si avvicina e, nonostante la settimana di interregno fra le Feste di Natale e Capodanno, prosegue il periodo di vacanza. Almeno per quei lavoratori che hanno potuto godere di un breve lasso di ferie. Un momento di “vacanza” non propriamente compatibile col momento storico, vista la risalita dei contagi e le restrizioni adottate per limitare la variante Omicron. Senza contare quelle che, a breve, subentreranno per stringere ulteriormente la vite ed evitare escalation pandemici sui livelli di qualche mese fa. Il tutto nonostante la progressione della campagna vaccinale. Un quadro non certo edificante ma che comunque ha consentito (e sta consentendo) di trascorrere le festività in condizioni parzialmente normali, almeno in famiglia.

Per qualcuno, infatti, la possibilità di stare in famiglia senza grosse limitazioni, se non le semplici precauzioni, sembra non essere bastata. Secondo quanto evidenziato dalla Federazione delle Agenzie di viaggio (Fiavet), alcuni viaggiatori avrebbero deciso di trascorrere una vacanza in Paesi che, però, figurano fra le località vietate. Dal Brasile al Marocco, passando per le Bahamas, la Tunisia e l’Oman: secondo la Fiavet, una larga percentuale di viaggiatori (almeno il 70%) si sarebbe recata irregolarmente in tali località, ovvero effettuando dichiarazioni fasulle e sfruttando la possibilità di prenotazione online senza importanti controlli preventivi.

Vacanza in località vietata: cosa ha svelato il tracciamento

Fra le dichiarazioni effettuate, figurerebbero quella di dover svolgere opere di volontariato, viaggi di lavoro o visite di parenti residenti all’estero. Motivazioni risultate poi, a seguito di controlli più approfonditi, tutt’altro che veritiere. I viaggi irregolari, secondo Fiavet, sarebbero stati avallati da “operatori scellerati che lavorano online, oppure turisti che prenotano da soli”. Alcuni turisti avrebbero addirittura effettuato partenze da luoghi terzi, sfuggendo al tracciamento e arrecando quindi danno non solo alla filiera dei viaggi, ma anche a sé stessi e agli altri. Fra le ragioni, il fatto che al rientro non vengono effettuati dei controlli specifici, se non la semplice richiesta del Green Pass. Il risultato è stato a dir poco inquietante.

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Al rientro in Italia, molti di tali viaggiatori non solo avrebbero trascorso una vacanza (e non sempre ciò che dicevano di dover fare) in luoghi vietati ma sarebbero anche risultati positivi. Per questo la Fiavet avanza la proposta dei corridoi turistici, già previsti in alcuni Paesi ritenuti mete esotiche, come le Seychelles, la Repubblica Dominicana e alcune zone maggiormente turistiche dell’Egitto. Una soluzione che, secondo l’ente, avrebbe funzionato in alcuni contesti con controlli rigorosi e garanzia di sicurezza. Una proposta che mira anche a favorire una maggiore regolarità dei flussi turistici, evitando i possibili danni delle prenotazioni senza controlli né filtri.