Cosa accade se la tredicesima non dovesse arrivare per tempo? Nei casi più gravi si potrebbe procedere anche con una battaglia legale. Ma esistono altre soluzioni.

Tredicesima ritardo
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La tredicesima, per chi ne ha diritto, è da sempre un aiuto sostanziale alle spese del periodo natalizio. Tanto da essere tradizionalmente associata proprio a eventuali settimane bianche o spese per i vari regali. La gratifica è elargita a tutti i lavoratori titolari di un contratto subordinato, part time o full time. Chiaramente non si tratta di un importo pari allo stipendio ordinario ma di una somma accumulata nel corso dei mesi in proporzione alle ore effettivamente lavorate. Alcuni lavoratori possono usufruirne mensilmente, con un plus in busta paga. Altri ancora (la maggior parte) ricevono per l’appunto un accredito extra, maturato nel corso dell’anno. Per questo la tredicesima arriva nelle tasche dei lavoratori nel mese di dicembre.

Le questioni di calcolo interessano fino a un certo punto anche se, in soldoni, tengono conto dello stipendio maturato per i mesi effettivi di lavoro, da dividere successivamente per 12. Andranno poi sottratte le varie ritenute, oltre che i contributi e le anticipazioni dei ratei Inail. Detto questo, l’importo che ne viene fuori è comunque sufficiente a sopperire a qualche spesa extra o imprevista, oppure a togliersi qualche soddisfazione, come appunto un periodo di breve vacanza natalizia. L’accredito, nella stragrande maggioranza dei casi, non incontra particolari problematiche. Alcune volte, tuttavia, può accadere che il pagamento scatti in ritardo o, addirittura, non avvenga.

Il calendario non si sposta mai di molto, in quanto rispettano quelle indicate dai Contratti collettivi nazionali del lavoro di riferimento. Nel 2021 si è assistito a qualche anticipo nel settore pubblico, in virtù dell’emergenza Covid, i quali hanno iniziato a ricevere la tredicesima già al 25 di novembre. Considerando che ogni italiano, sotto le feste, spende mediamente 200 euro in più per le varie spese, la gratifica rappresenta una componente essenziale del portafoglio, sul quale i consumatori fanno parecchio affidamento. Cosa succederebbe, quindi, se dovesse arrivare in ritardo o non arrivare per nulla?

Tredicesima, cosa fare se l’accredito ritarda

Se dovesse arrivare dopo il 25 dicembre, è chiaro che la gratifica non sarà più natalizia. Tuttavia, al di là delle coincidenze temporali, è questa la data da tenere d’occhio. Nel caso in cui l’importo non dovesse essere presente sul nostro conto, in parte o in toto, sarebbe già possibile sollecitare il datore di lavoro tramite raccomandata o Pec. Una volta superato il termine previsto dal Contratto collettivo di riferimento, invece, oltre al sollecito si dovrà tenere conto degli interessi che saranno calcolati sui giorni di ritardo. Il datore di lavoro dovrà fare attenzione a eventuali mail di sollecito (sempre via Posta certificata). Ignorarle, infatti, potrebbe costare una lamentala del lavoratore presso l’Ispettorato del lavoro o addirittura all’amministrazione comunale.

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Qualora il lavoratore si rivolgesse all’Ispettorato del lavoro, sarà possibile avviare una pratica di soluzione conciliativa, così da ottenere il pagamento senza ulteriori questioni. In caso di mancato accordo, invece, il lavoratore potrà chiedere un decreto ingiuntivo per ottenere l’immediato pagamento della somma mancante. Inoltre, nei casi più gravi, si potrebbe arrivare addirittura alla presentazione di una lettera di dimissioni per giusta causa, con conseguente disputa legale. Qualora la problematica fosse rilevante e non conciliabile, occorrerà ricordarsi che il pagamento della tredicesima andrà richiesto entro tre anni. Altrimenti, il diritto andrà a decadere.