Pensione, stangata in arrivo: chi rischia il taglio dell’assegno

Stangata in arrivo per molti lavoratori che rischiano di dover fare i conti con un assegno pensionistico sempre più povero. Entriamo nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere.

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Cibo, bollette delle varie utenze domestiche, tempo libero, istruzione e molto altro ancora. Sono davvero molte le volte in cui dobbiamo mettere mano al portafoglio, in modo tale da pagare i vari beni e servizi di nostro interesse. Proprio in tale ambito, quindi, a rivestire un ruolo particolarmente importante sono l’attività lavorativa prima e la pensione poi, che ci offrono la possibilità di attingere a quella fonte di reddito necessaria per poter effettuare le varie spese.

Soffermandosi sulla pensione, come noto, per accedere a tale trattamento bisogna essere in possesso di determinati requisiti sia dal punto di vista anagrafico che contributivo. Proprio quest’ultimi potrebbero essere oggetto nel corso degli anni di continui cambiamenti. Se tutto questo non bastasse, giungono brutte notizie per molti lavoratori che rischiano di dover fare i conti con un assegno pensionistico sempre più povero, tanto da registrare una perdita netta rispetto ad oggi compresa tra il 20% e il 35%. Ma per quale motivo? Entriamo quindi nei dettagli e vediamo tutto quello che c’è da sapere in merito.

Pensione, stangata in arrivo: tutto quello che c’è da sapere

Tra i traguardi più importanti della propria esistenza si annovera indubbiamente il trattamento pensionistico. Proprio soffermandosi su quest’ultimo, qualche tempo fa abbiamo visto che molti non sanno che prenderanno un mini assegno. Uno scenario da incubo, quello che si prospetta per il sistema pensionistico italiano, che potrebbe tramutarsi in una concreta realtà molto prima di quello che si possa pensare.

Come riporta IlGiornale.it, ricordiamo che si terrà nella giornata di oggi un nuovo tavolo tra il governo e i sindacati al fine di discutere sulla riforma delle pensioni. Proprio in tale ambito numerosi sono i dubbi in merito al ricalcolo dell’assegno con il sistema contributivo proposto da Draghi, in quanto si stima che potrebbe comportare una perdita netta compresa fra il 20 ed il 35%.

Riforma delle pensioni, le ipotesi in ballo: cosa c’è da aspettarsi

Il 31 dicembre 2021 si dirà definitivamente addio a Quota 100 e per questo motivo, il prossimo anno chi vorrà uscire anticipatamente dal lavoro dovrà usufruire di quota 102. Entrando nei dettagli ricordiamo che sarà possibile usufruire di quest’ultima opzione al raggiungimento di 64 anni di età e 38 anni di contributi.

Dal 2023, però, si ritornerà a dover fare i conti con la legge Fornero. Quest’ultima permette di andare in pensione al raggiungimento dei 67 anni di età o con 42 anni e dieci mesi di contributi, oppure un anno in meno per le lavoratrici. Da qui nasce la necessità di ulteriori interventi in merito, con il governo Draghi che starebbe pensando di concedere qualche flessibilità in più. Questo, però, non dovrebbe avvenire attraverso l’introduzione di nuove quote, bensì con quella che potrebbe prendere il nome di Opzione Tutti.

In parole povere, in base alle ultime indiscrezioni, si potrebbe uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, con il trattamento economico che verrebbe calcolato in base a quanto effettivamente versato. Un calcolo, quindi, basato solo sul piano contributivo, il tutto fermo restando la volontà di non pesare sul bilancio dello Stato.

Opzioni Tutti e calcolo con sistema contributivo: ecco come funziona

Entrando nei dettagli, in base ad una simulazione della Cigl, nel caso in cui dovesse entrare in vigore Opzione Tutti si rischia di perdere fino al 35% della pensione. In particolare il ricalcolo della pensione con il sistema contributivo comporterebbe una perdita netta tra il 20 e il 35% dell’assegno. A livello monetario, come calcolato da Repubblica, si rischia di registrare tra i 20 e 130 mila euro di minori incassi dall’uscita agli 82 anni.

Ne consegue, pertanto, che dovranno essere effettuati dei ricalcoli sulle pensioni, con molti si vedranno purtroppo a dover fare i conti con il taglio dell’assegno. In particolare ad essere penalizzati sono coloro che si trovano nel sistema misto e che hanno maturato diversi contributi prima del 31 dicembre 1995. Questi anni sono conteggiati con il sistema retributivo.

In pratica si tratta dello stesso meccanismo di Opzione Donna, ma con un terzo in meno dell’assegno. Entrando nei dettagli, come riportato da Open, chi esce dal lavoro con 15 anni di contributi maturati entro la fine del 1995, riceverà, nel caso in cui dovesse passare Opzione Tutti, una pensione pari a 674 euro al mese, anziché 870 euro. Coloro che hanno maturato 10 anni di contributi entro il 31 dicembre 1995 riceveranno 731 euro anziché 846 euro al mese.

Coloro che hanno maturato 5 anni di contributi prima del 1996, invece, si ritroverebbero a ricevere un assegno mensile pari a 748 euro al mese, anziché 846 euro. Ne consegue, quindi, che se questa soluzione dovesse essere approvata, sarà possibile uscire anticipatamente dal lavoro, ma l’assegno sarà molto più povero rispetto a quello attuale. “Non viene rispettata la neutralità attuariale: lo Stato alla fine ci guadagna, il lavoratore prende meno soldi“, ha infatti sottolineato la Cgil.

Pensione, brutte notizie per i 40enni di oggi: ecco quando andranno in pensione

Brutte notizie in arrivo anche per i giovani e i 40enni e 50enni di oggi. In base a quanto reso noto dall’Ocse, infatti, i giovani lavoratori di oggi rischiano di andare in pensione dopo i 70 anni.  In particolare si stima che sarà possibile uscire anticipatamente dal lavoro solamente nel caso in cui si raggiunga una pensione multipla dell’assegno sociale.

Ne consegue, quindi, che ad essere maggiormente danneggiati saranno coloro che hanno dei buchi a livello contributivo. Lo sanno bene, purtroppo, coloro che si ritrovano a dover fare i conti con una carriera discontinua. Una situazione che coinvolge, a differenza di quanto si possa pensare, un numero crescente di persone, in particolar modo giovani, donne, precari e partite Iva.

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Oltre a non poter uscire anticipatamente dal lavoro, quindi, i lavoratori di oggi rischiano di dover andare in pensione molto tardi. Un vero e proprio scenario da incubo che non può passare di certo inosservato e che dimostra come sia importante che vengano attuate delle misure ad hoc. Questo al fine di venire incontro alle esigenze dei lavoratori che dopo aver trascorso tutta una vita a lavorare e a pagare i contributi chiedono solamente, come loro diritto, di andare in pensione ad un’età adeguata e con un assegno idoneo alle proprie esigenze.