Rivalutazione degli assegni ed effetto dei tagli alle aliquote Irpef. La pensione sale nel 2022 ma solo per alcune fasce di reddito.

Pensione aumento mensile
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Mai come in questo periodo si è parlato di un aumento degli assegni pensionistici. Eppure, paradossalmente, la riforma non è nemmeno entrata nel vivo. Anzi, ci vorrà ancora un po’ per capire quale sarà il futuro sistema pensione italiano, visto che per il momento si procederà a step, con una misura provvisoria e con l’obiettivo di sistemare meglio il tutto nel 2023. Al momento, la certezza è la fine di Quota 100 e, insieme, gli effetti di alcuni provvedimenti adottati dal Governo con il recente Decreto fiscale. La rivalutazione delle aliquote Irpef, ad esempio, sposta alcuni equilibri per le buste paga e per le tassazioni.

Sulla pensione, tuttavia, il quadro ancora non è chiaro. Le rivalutazioni riguarderanno tre fasce anziché le attuali sette. In questo senso, gli aumenti concreti dovrebbero riguardare gli assegni compresi fra 800 e 1.200 euro al mese. I quali, nel 2022, dovrebbero salire fra i 10 e i 20 euro, oltre all’apporto della riduzione delle aliquote Irpef. Anche se, come abbiamo visto, queste ultime riguarderanno solo (o quantomeno di più) i redditi medio-alti. A ogni modo, le rivalutazioni annuali sposteranno qualche equilibrio, anche se solo di poco.

Pensione, come la rivalutazione sposta gli assegni verso l’alto

L’aumento della pensione, così come degli importi sul conto dei lavoratori, riguarderanno determinate fasce di reddito e precise categorie di pensionati. Ad esempio, sulle pensioni medie (ovvero comprese fra 800 e 1.200 euro al mese), influirà la revisione delle aliquote Irpef. Anche se, come ogni anno, sarà la rivalutazione degli importi a fornire l’apporto maggiore, adeguamenti che variano in base al costo della vita e all’indice del prezzo dei beni e dei servizi. Quindi, con l’aumento dell’inflazione, si cercherà di attingere alle risorse finanziarie per alzare l’importo degli assegni, così da assicurare ai pensionati i mezzi per colmare il deficit nel potere d’acquisto. Il tutto sarà applicato alle sei fasce di rivalutazione a ora previste, che scenderanno a tre dall’1 gennaio. A meno di clamorosi cambiamenti nei prossimi giorni.

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A partire dal 2022, quindi, le fasce di rivalutazione saranno le seguenti:

  • 100% degli assegni fino a tre volte il trattamento minimo Inps;
  • 90% per le pensioni tra tre e cinque volte il trattamento minimo Inps;
  • 75% per gli assegni oltre cinque volte il trattamento minimo Inps.

Alla luce di questo, su una pensione da 1.000 euro lordi d’importo e 800 netti, la rivalutazione si attesterà a 13,09 euro netti. Aumento che potrebbe salire a 20 euro circa per chi percepisce assegni di pensione lorda pari a 1.200 euro al mese. Per questo il pendolo per i trattamenti inclusi fra queste due cifre oscilla fra i 10 euro (o poco più) e i 20 (o poco meno) per gli importi più alti. Questo per quanto riguarda la rivalutazione in base al costo della vita. Sul piano delle aliquote tagliate, invece, il vantaggio dovrebbe riguardare la minore tassazione. Le percentuali applicate saranno al 23% (prima fascia), 25% (15 mila – 28 mila euro, in discesa di due punti percentuali), 35% (fino a 50 mila euro, in discesa di 3 punti) e 43%. Ne consegue che gli aumenti maggiori, anche in questo caso, riguarderanno le pensioni medio-alte, fino a 1.400 euro per redditi prossimi ai 50 mila.