La rimodulazione delle aliquote Irpef premia i redditi medio-alti. I precedenti interventi sul cuneo fiscale avevano riguardato quelli medi. Caso aperto sui più bassi.

Irpef taglio redditi bassi
Foto © AdobeStock

La rimodulazione delle aliquote Irpef, sulla carta, servirà a sgravare gli italiani di parte del peso fiscale e a portare congrui aumenti in busta paga. Il problema, però, è che il taglio dell’aliquota al 41% (la vera novità sul tavolo della riforma fiscale) andrà a premiare solo la fascia di reddito medio-alta. Questo perché chi apparteneva all’aliquota in questione, è stato assorbito nel nuovo scaglione al 43%, finendo in qualche modo per rimetterci. Eppure, sulle varie fasce, il risparmio sembra esserci. Almeno in alcuni frangenti: secondo le stime, ad esempio, chi ha un reddito di 20 mila euro potrebbe pagare circa 100 euro in meno di Irpef all’anno, 300 chi dichiara 30 mila euro. Addirittura, si risparmierebbe oltre 600 euro per i redditi superiori a 40 mila euro. Quindi, una cinquantina di euro in più ogni mese sulla busta paga.

Chi resta fuori sono i redditi bassi. I quali, peraltro, non potranno più nemmeno contare sul plus del Bonus Renzi, salito a 100 euro ma riassorbito dalla rimodulazione delle aliquote Irpef. Ad esempio, le fasce che attestano i loro redditi su 17.500 euro, riceveranno un aumento di soli 4 euro al mese, che salirebbero a 76 euro per le fasce medie. Una discrepanza che rischia di creare gravi disparità in un momento storico in cui il peso fiscale risulta la pressione maggiore per i contribuenti.

Rimodulazione Irpef, il caso dei redditi bassi: la posizione dei sindacati.

E non appare un caso isolato. Le ultime tre riforme del reddito hanno privilegiato i redditi medi, soprattutto chi dichiara fra 27.500 e 35 mila euro l’anno, con vantaggi di circa 120 euro al mese. L’intervento del Bonus Renzi era andato in questa direzione, convogliando gli allora 80 euro nelle tasche dei redditi più bassi, fino a 26 mila euro, oltre che intervenendo sulle detrazioni di imposta. Nel 2021, l’intervento bis aveva alzato la soglia a 100 euro al mese, includendo i contribuenti con reddito fino a 40 mila euro. In generale, con i tre step degli interventi sul cuneo fiscale hanno fin qui riguardato proprio i redditi medi, compresi fra 27.500 e 35 mila euro, penalizzando quelli fino a 25 mila. Con l’ultima sforbiciata all’Irpef, questi ultimi verranno praticamente lasciati fuori.

LEGGI ANCHE >>> Irpef, le novità del 2022 regalano agli italiani notevoli aumenti in busta paga

Un quadro che lascia scontenti in molti, a cominciare dalle sigle sindacali. Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha fatto presente che, così com’è, la riforma fiscale non si presenta fattibile. Il messaggio finisce sul tavolo delle direzioni dei partiti, promotori della riforma e chiamati ad aggiustare il tiro. “Forse non hanno capito il messaggio sociale che arriva dal Paese. Perché se il messaggio che arriverà ai cittadini è che ci si deve arrangiare, si aumenta solo la distanza dalla politica”. Eppure, la strada sembra portare in quella direzione. Del resto, la frattura fra cittadino e classe dirigente non è cosa di oggi.