Mutuo o affitto? Comprare casa oppure no? Questo è il dilemma di molti italiani. Un po’ per il mercato del mattone che oscilla continuamente, un po’ per le tasse, un po’ per le incertezze lavorative: cosa convinene fare?

Mutuo o affitto

Nella scelta tra acquistare la casa o andare ad abitare in un appartamento in affitto vi sono ovviamente molte variabili. Prendendo l’esempio più comune, ovvero quello di trovare un’abitazione per prenderci la residenza – e non quindi come casa delle vacanze o per investimento – quale sarà la mossa più vantaggiosa? Andiamo a fare due conti. Proviamo a capire come mai, almeno qui in Italia, la questione è più sentita rispetto ad altri paesi.

Mutuo o affitto: comprare casa è ancora un nvestimento sicuro?

L’idea di possedere una casa di proprietà è una prerogativa quasi esclusiva degli italiani. Un po’ per l’eredità lasciata dai nostri nonni, un po’ per retaggio culturale, si è portati a vedere l’acquisto di un appartamento o villetta come un traguardo ambito. Viene visto come sinonimo di realizzazione personale, di sicurezza economica. Oltre ovviamente di patrimonio da lasciare in eredità ai figli. Ma è ancora così? Sicuramente negli ultimi 30 anni qualcosa è cambiato. Sicuramente l’entrata in vigore dell’Euro nel lontano 2001 ha dato la “mazzata” finale ad un mercato – quello del mattone – che pareva non conoscesse crisi. Sembrava, infatti, perché ad oggi i giovani non riescono quasi più a comprare, perlomeno in autonomia, un “nido d’amore” dove crescere la famiglia. Cosa che invece ai nostri nonni era riuscita molto bene. Ma si tratta solo di una motivazione economica? O forse è cambiata proprio la mentalità?

Nomadi digitali, cohousing & co

Sicuramente il mondo del lavoro è cambiato insieme alle abitudini degli italiani. Non esiste praticamente più il “posto fisso”, e le aziende cercano personale che sia flessibile, anche negli spostamenti. Ha meno senso, quindi, investire centinaia di migliaia di euro in un immobile se, proprio per motivi di lavoro, si è costretti a cambiare spesso luogo di residenza. E non c’è da sottovalutare l’avvento di un nuovo fenomeno, il cohousing. Ovvero la condivisione di una casa tra persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare. È la fine della proprietà privata? Forse non proprio, ma c’è da dire che molte persone cominciano ad avere tanti dubbi sul fatto se sia meglio acquistare una casa – o costruirla ex novo – e andare a vivere in affitto, in modo da spostarsi più agevolmente in caso fosse necessario. Ma dal punto di vista prettamente economico cosa cambia? In effetti, indipendentemente dallo stile di vita del singolo, qualche differenza c’è. E si può calcolare facilmente.

Mutuo o affitto? I vantaggi e gli svantaggi

Partendo dal presupposto che chi decide di acquistare un immobile abbia quantomeno un lavoro stabile, e pensi di vivere nel medesimo posto se non tutta la vita almeno un bel po’ di anni, i vantaggi nel chiedere un prestito alla banca per comprare casa sono diversi. Innanzitutto, se appunto la destinazione dell’abitazione è quella residenziale, vi sono molteplici agevolazioni fiscali da sfruttare e anche i tassi d’interesse sono generalmente sostenibili. Con un mutuo di 25-30 anni si paga una retta mensile o semestrale sostenibile, che garantisce dunque un benessere e una stabilità economica. Fondamentale per chi, insieme alla casa, vuole costruire una famiglia. Possedere un immobile di proprietà significa anche poterlo eventualmente rivendere e riprendere i soldi spesi se non addirittura guadagnarci. Vuol dire lasciare una sicurezza economica ai propri figli e non rischiare di essere “sbattuti fuori” in caso non si riesca a pagare le rate. Le rimodulazioni del mutuo sono sempre possibili. Ed è anche possibile sospendere momentaneamente il pagamento della rata in caso di difficoltà.

Gli svantaggi intrinseci nel mutuo e nel debito con la banca

Di contro, il mutuo per l’acquisto della prima casa non coprirà mai il 100% dell’importo. Per accedervi dovrà essere sborsato il rimanente 20%, quindi alcune decine di migliaia di euro. Soldi che non torneranno mai indietro, che spesso rappresentano un sudato risparmio e che non potranno più essere utilizzati per altri acquisti (per un’auto, un problema di salute eccetera). Inoltre, a causa delle oscillazioni del mercato immobiliare, si rischi di acquistare una casa che ha un certo valore che poi si riduce repentinamente per diverse ragioni. Bisogna poi considerare che comprare la casa non è l’unica spesa che si sostiene: negli anni, qualsiasi problematica inerente all’edificio (riparazioni, incidenti, manutenzioni varie) sono ovviamente a carico del proprietario. Esistono delle assicurazioni da stipulare proprio per evitare “batoste” improvvise, ma sono comunque ulteriori rate da sostenere. Chi prende un mutuo, poi, e per malaugurata sorte paga in ritardo le rate entra in una spirale di “cartellino giallo” per cui se viene identificato come cattivo pagatore non riesce più ad accedere a prestiti/finanziamenti, che magari servono per acquistare un’auto nuova o per investire nel proprio lavoro, e nella vita si sa, difficilmente tutto scorre liscio per l’intera durata del debito con la banca.

I vantaggi di andare a vivere in affitto

A differenza di una casa di proprietà, chi va a vivere in affitto paga una quota mensile (talvolta anche tutta la vita), ma non entrerà mai in possesso dell’immobile. Già questo potrebbe far pensare che si tratti di un pessimo affare, ma in realtà non è esattamente così. Innanzitutto per stipulare un contratto d’affitto non serve possedere in banca una grossa quantità di denaro; vengono richieste per legge, infatti, 3 mensilità al massimo di cauzione più quella entrante. Con poche migliaia di euro si entra in una nuova casa, teoricamente già pronta, abitabile e con tutti i comfort. All’inquilino non spettano le spese più onerose come la manutenzione del tetto o della facciata, e quindi, mensilità e bollette a parte, vivere in affitto significa non spendere troppi soldi. Un fattore di non poca importanza è poi quello che, alla fine del contratto, l’inquilino vede tornare indietro la cauzione pagata per entrare nell’immobile con tanto di interessi, e dunque si ritrova il suo “gruzzoletto” disponibile per ottemperare a qualsiasi necessità: un’altra cauzione, un viaggio, l’acconto per un’auto nuova eccetera. Per quanto riguarda poi la flessibilità, sicuramente vivere in affitto permette in caso di bisogno, di svincolarsi velocemente dal contratto e di andare a vivere da un’altra parte senza troppi pensieri. Oppure di cercare semplicemente una casa più grande se si mette su famiglia. Tutti questi vantaggi non sono cosa da poco, visti i tempi in cui le sicurezze economiche sono inferiori rispetto alle generazioni passate.

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Gli svantaggi di vivere in affitto

Di contro, anche il mercato degli affitti ha subito in questi anni un’impennata verso l’alto (complice, appunto, la maggior richiesta) e dunque trovare un appartamento dove vivere che non costi più dello stipendio mensile è impresa non proprio facilissima. Soprattutto se si parla delle grandi città. Spesso, poi, le spese per il condominio sono molto alte, a fronte di servizi non proprio all’altezza; e andare a vivere in un condominio a volte può rivelarsi una pessima esperienza, a causa di vicini di casa “rumorosi o molesti”; anche se ci si può spostare in un altro edificio e andare a vivere in un’altra casa, è pur sempre una bega da risolvere.

In conclusione, a livello economico è sicuramente più vantaggioso andare a vivere in affitto, anche perché esistono formule di “affitto con riscatto” che prevedono – dietro apposito contratto stipulato tra le parti – il pagamento mensile del canone al proprietario dell’immobile ma inteso come se fosse un acquisto a rate. Al moment2o opportuno o alla data stabilita il conduttore può versare il saldo e completare l’acquisto della casa. Per quanto riguarda la stipula di un mutuo, invece, l’acquisto di una casa può essere da preferire perché si tratta pur sempre di un investimento che gestito bene può fruttare dei soldi, anche se non v’è certezza assoluta. Forse, in questo caso, prevale l’aspetto emozionale e culturale.