Davvero sfruttiamo solo il dieci per cento del nostro cervello? Cosa dicono gli studi più recenti a riguardo?

Cervello

Negli ultimi decenni sarà capitato a tutti noi di sentire questa enigmatica affermazione: “mediamente utilizziamo solo il 10% del nostro cervello”.
Si tratta di una diceria? Di un dato travisato? Di una verità parziale?
L’essere umano utilizza appieno il proprio potenziale intellettivo, o sfrutta solo una parte della propria capacità intellettiva?

Le origini della leggenda del cervello e del 10%

Dai più recenti studi scientifici sembra proprio che si tratti di una interpretazione sbagliata. L’affermazione risale agli anni ’80, anni in cui diversi studi di psicologia e neuroscienze iniziavano a dare i primi risultati, edotti da statistiche e ricerche di vario genere.

In particolare, pare che lo studioso, filoso e psicologo, William James, abbia fatto all’inizio del 1900 alcune affermazioni a riguardo. Ma si trattava di un discorso prettamente qualitativo. Non era accennata alcuna percentuale precisa, né del 10% né di altre quantità. Probabilmente è stata una mera stima fatta in occasioni informali che è stata poi erroneamente diffusa via radio, giornali. Quella che oggi chiameremmo una fake news.

Probabilmente, essendo all’epoca una scienza nuova, i primi risultati furono accolti con stupore. Ci fu molto spazio per l’interpretazione libera e troppo eccessiva dei primi dati raccolti. Man mano che le tecnologie di osservazione del cervello umano si sono evolute, si è potuto procedere con maggiore rigore. I risultati scientifici pubblicati, relativi a struttura e fisiologia del nostro apparato intellettivo, hanno assunto via via un maggiore peso e una definizione meno aleatoria.

Le tecniche diagnostiche utilizzate nelle neuroscienze

Attualmente le tecniche più avanzate sono quelle di imaging funzionale. Permettono di osservare le immagini del cervello durante la sua attività. I ricercatori possono registrare la fisiologia del cervello durante il sonno, durante diverse attività intellettive (calcolo, risoluzione problemi logici, osservazione di figure geometriche, opere d’arte) e attività creative (disegno, canto, etc.).
Tali tecnologie di imaging si possono impiegare anche su soggetti che hanno avuto danni cerebrali o che sono colpiti da malattie neurologiche o psichiatriche. Pertanto, lo studio del cervello umano ha raggiunto un livello di approfondimento, almeno per la parte di struttura e fisiologia, davvero avanzato.

Aree del cervello e funzioni

Grazie alla tecnologia più avanzata, nel corso del 1900 è stato possibile individuare con estrema precisione come siano suddivise le diverse aree del cervello e le loro funzionalità. Inoltre, studiando il cervello di persone che avevano subito lesioni o mostravano determinati problemi psichici, è stato possibile individuare e valutare le aree del cervello colpite, danneggiate, o solo parzialmente funzionanti.
Proprio in riferimento a tali tecnologie, è apparso subito chiaro che il cervello è interamente utilizzato dagli essere umani. Non ci sono aree inattive, non ci sono zone d’ombra. Dal punto di vista fisiologico, il cervello è molto ben studiato e classificato. Seppur ci siano ancora tanti aspetti inesplorati, si può affermare con certezza che a ogni area del cervello corrispondono determinate funzionalità. Non è alcuna base scientifica su cui basare un ipotetico 90% di cervello “inerme”.

Sviluppo del cervello: il discorso evolutivo

Anche dal punto di vista evolutivo, la teoria dell’uso del solo 10% de nostro cervello, è carente e non appare sostenibile: l’intero corpo umano, con tutti i suoi tessuti, organi interni, muscoli e scheletro, si è evoluto nel corso di migliaia di anni per permettere all’uomo una maggiore probabilità di sopravvivenza. Non sarebbe ragionevole, perciò, considerare una simile anomalia: perché il cervello avrebbe dovuto svilupparsi e tramandarsi di generazione in generazione, con una tale disparità tra funzionalità ed effettivo utilizzo?

Uso del cervello e stile di vita

Probabilmente la considerazione sull’uso parziale dell’intelletto umano era più riferito allo stile di vita della maggior parte della popolazione all’epoca del primo novecento, quantomeno in Europa: poche persone erano alfabetizzate, pochissime istruite, e la maggior parte della  popolazione doveva vivere alla giornata e lavorare duramente per procacciarsi del cibo: forse gli studiosi intendevano dire che la mente umana ha grandi, enormi capacità, che però possono fruttare in modo decisivo solo sotto opportune condizioni?

Probabilmente sì: è evidente che col miglioramento delle condizioni di vita, di igiene, e di scolarizzazione, le attività umane subiscono di conseguenza un generale miglioramento, l’uomo cioè riesce meglio a creare, pensare, progettare, collaborare, esprimersi, apprendere nuove lingue, imparare nuove tecniche etc.

L’espressione “usare il cervello” può significare tante cose: la mente ci guida nella realizzazione di opere ingegneristiche, nella risoluzione di problemi, nelle osservazioni scientifiche, nell’utilizzo della memoria, nell’uso del nostro corpo per attività motorie o creative.

L’uso del cervello, le sue potenzialità e la manutenzione

La vastità di applicazione del nostro intelletto è impressionante. Spesso alcuni lati delle nostre capacità sono effettivamente trascurati. C’è chi allena il corpo ma non la mente e c’è chi svolge tante attività pratiche ma non si sofferma a utilizzare il pensiero trascendente o meditativo.

In questo senso, sembra veramente possibile “espandere” e proprie capacità intellettive; i neurologi infatti affermano che ogni nuova attività svolta e ogni nuova abilità acquisita causano uno sviluppo neuronale, a livello fisico, cioè creano maggiori connessioni all’interno del nostro cervello.

In questo senso…sicuramente è possibile allenare il cervello, renderlo più ricettivo, più pronto a rispondere agli stimoli, più sviluppato. Non si può quantificare la potenza intellettiva con numeri o formule…ma di certo ogni specialista che si occupa di mente e cervello raccomanda di svolgere attività fisica e intellettiva spesso, e possibilmente lungo tutto l’arco della propria vita, anche e soprattutto durante la terza età. In un certo senso, il cervello ha bisogno anche di manutenzione, quindi di continuare a essere utilizzato e collaudato a lungo.

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Il cervello e la meditazione

La meditazione in ogni sua forma, che sia pura pratica spirituale o vera e propria preghiera religiosa, è universalmente riconosciuta come attività benefica che permette alla nostra mente di rasserenarsi e in un certo senso di ricaricarsi.

Studi rigorosi hanno dimostrato infatti che la pratica meditativa svolta con costanza (anche solo mezz’ora al giorno) è riuscita a provocare l’abbassamento della pressione arteriosa e un miglioramento generale del sistema immunitario, arrivando persino a permettere ai pazienti di diminuire le dosi di medicinali che assumono abitualmente.

Si rivela importantissimo pertanto il tempo che ognuno di noi dedica a pratiche puramente mentali. Nell’epoca della fretta, della tecnologia avanzata e delle nostre vite superconnesse, è importante dedicare del tempo alla propria interiorità. Ne beneficiano non solo i nostri cervelli ma anche, di riflesso, i nostri apparati e il nostro intero organismo.
Probabilmente dare la giusta attenzione a ogni aspetto delle nostre attività giornaliere è il modo migliore per mantenere il nostro cervello attivo, ricettivo e per trarne in un certo senso il massimo vantaggio.