Tante domande aleggiano in tutta Italia in merito alla popolazione cinese. Perché non si vede mai il funerale di un cinese? Dove sono i cimiteri dei cinesi?

CINESI

Oltre che sulla loro morte, sono tantissime le domande che riguardano le abitudini del popolo cinese. Una comunità che suscita una curiosità più marcata rispetto ad altre residenti in Italia. Tra l’altro ce ne sono anche in maggior numero, come ad esempio i rumeni, i marocchini o i thailandesi. Vediamo le domande più strane che circolano tra gli italiani. Ecco tutta la verità sugli immigrati cinesi che vivono (e muoiono) nel nostro paese.

Un po’ di numeri sulla comunità di cinesi in Italia

Secondo le ultime rilevazioni ISTAT, il numero dei residenti in Italia provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese al 1 gennaio 2020 è di 388.923 unità. Dislocati su tutte le regioni, la prima delle quali non è la Toscana come si potrebbe pensare bensì la Lombardia. Sono pure equamente distribuiti tra uomini e donne. Vi sono infatti 144.780 uomini e 144.143 donne. In crescita dell’1,9% rispetto al 2019 non rappresentano però una delle comunità di stranieri più numerosa. Anzi si attesta al quarto posto dopo rumeni, albanesi e marocchini. Ma come mai allora i cinesi suscitano così tanta curiosità? Generalmente vengono rispettati e considerati un popolo fiero, lavoratore e indomito. La loro riservatezza, certamente, ha contribuito a creare quell’alone di mistero che aleggia intorno alle loro abitudini di vita. Ma cosa si chiedono gli italiani in merito a questo popolo? Andiamo a scoprirlo.

Le domande più frequenti sui cinesi – e le risposte

Tra il surreale e il (pessimo) black humor, molte persone si chiedono davvero cose molto strane. “I cinesi mangiano i cani e i gatti?”. Oppure “i cadaveri dei cinesi vanno a finire negli involtini primavera?”. E soprattutto “perché i cinesi non muoiono mai?”. Si passa poi a quesiti di tipo più concreto, per così dire. Come ad esempio: “ma i cinesi pagano le tasse?”. Insomma, siamo vicini ad una sorta di morbosità nei confronti di un popolo che, come molti altri, viene in Italia per trovare un maggior benessere rispetto al paese d’origine. E le risposte a queste domande strampalate le si trovano facendo qualche semplice ricerca. O due piacevoli chiacchiere con qualcuno che è vicino – magari proprio per lavoro – alla comunità.

Cani e gatti specialità culinaria?

Partiamo dalla prima domanda, ovvero se i cinesi usano mangiare abitualmente carne di gatto o di cane. L’alimentazione cinese, ovviamente, non prevede il consumo di questi animali, considerati “da compagnia” esattamente come da noi. Nell’ampio ricettario di questo popolo, le cui doti culinarie vengono apprezzate in tutto il mondo, non vi è menzione di cani o gatti, nemmeno nel passato. Sicuramente, in tempo di miseria, qualche persona può aver consumato tutto ciò che trovava nei paraggi per motivi di sopravvivenza. Compresi i “pelosi a 4 zampe” e… persino topi. Ma in fondo, non è anche quello che ha fatto il popolo italiano durante carestie e guerre? Ricordiamoci la leggenda dei “Vicentini magnagati”. Se proprio si vuole andare più sul realistico, il decreto del 1943 firmato dal Ministro degli Interni Italiano e rivolto ai Prefetti che recitava: “È vietata l’uccisione dei gatti per la utilizzazione delle carni, dei grassi e delle pelli. I contravventori incorreranno nelle penalità comminate dall’articolo 650 del Codice Penale”. Uno a zero per i cinesi, verrebbe da dire.

Dove vengono tumulati i cinesi defunti?

Alla seconda domanda, ovvero se i corpi dei cinesi finiscano negli involtini primavera, beh, sarebbe utile sapere che gli involtini sono un piatto tipicamente vegetariano. Inoltre, ipotizzando un utilizzo di defunti per “ristorazione commerciale”, si annullerebbe il quesito successivo, ovvero come mai i cinesi non muoiono mai.

I cinesi come Highlander: non muoiono mai?

Quest’ultima domanda sorge per varie motivazioni, in primis per il fatto che le persone non vedono mai celebrare in chiesa un funerale cinese, o perché nei cimiteri non notano nomi di cinesi sulle lapidi. A parte che viene da chiedersi chi è che gira per tutti i cimiteri in cerca di segni anagrafici di questo tipo, la realtà è che ci sono diverse ragioni reali per cui è difficile imbattersi nella morte di un cinese. Prima di tutto, c’è da considerare il fatto che le politiche di apertura all’emigrazione sono relativamente recenti: sono state promosse da Deng Xiaoping e risalgono ai primi anni ‘80. In secondo luogo, chi lascia il paese d’origine è per andare a cercare fortuna, e ovviamente deve essere molto giovane. Inoltre intorno ai 50 anni, dopo una vita dedita al (duro) lavoro, i cinesi se ne tornano in Patria, per godersi quella che noi potremmo definire una “serena terza età”. In questo lasso di tempo, è naturale che qualche cinese muoia, ma la loro religione o filosofia di vita fa sì che non celebrino il funerale nelle nostre chiese cristiane. Guardando bene, sicuramente qualche tomba cinese la si trova in ogni cimitero italiano.

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Lavorano in nero?

Abbiamo compreso fino ad ora che i cinesi mangiano (non i gatti e i cani), vivono e muoiono esattamente come tutti gli altri. E allora qualcuno potrà chiedersi se, con tutto quel lavoro che fanno, pagano regolarmente le tasse. Sicuramente le condizioni lavorative di questo popolo non sono proprio equiparabili alle nostre, ma quando un cinese risiede in Italia, vi lavora e vi investe in attività commerciali o servizi, si adegua al nostro sistema economico, e paga dunque ciò che lo Stato gli chiede. Riportando sempre dati ISTAT, al 2018 le aziende cinesi erano 69.400, che significa più o meno il 25% del totale delle attività italiane, e che vi è un rapporto di 1 cinese ogni 4 che è imprenditore. I cinesi impegnati a gestire bar e ristoranti, ad esempio, sono più di 14.000. Sicuramente è possibile che qualcuno di loro non emetta degli scontrini, fenomeno che appartiene abbondantemente alla nostra “cultura italiana”, ma se vi fosse un’evasione fiscale massiccia sicuramente il fatto non passerebbe inosservato. Soprattutto all’Agenzia delle Entrate.

I restanti 3 cinesi che non hanno un’azienda sono dunque persone normali che per vivere lavorano presso qualche realtà. Se non pagano le tasse è comunque a causa della non regolarizzazione da parte di chi tiene sul posto di lavoro, esattamente come accade per una parte – purtroppo – degli italiani. E se proprio vogliamo esser pignoli, qualsiasi cinese che acquista prodotti e/o servizi paga l’Iva esattamente come tutti gli altri.