Il ridimensionamento di Carrefour rischia di creare più difficoltà della smobilitazione di Auchan. L’impatto sarà sull’occupazione ma anche sull’indotto.

Carrefour Auchan flop
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Carrefour e Auchan sono due nomi in grado di dire molto a chiunque. Per lunghi anni, infatti, sono stati due dei maggiori marchi di supermercati, francesi d’origine ma attivissimi nel nostro Paese. Le strategie, dopo decenni di indotto e posti di lavoro sullo Stivale, sono radicalmente cambiate. Per quanto riguarda la catena della Famiglia Mulliez, i battenti a casa nostra sono stati chiusi del tutto nel 2019, con il passaggio delle attività di Auchan Retail a Conad per una cifra vicina al miliardo di euro. Carrefour, per il momento, ad andarsene non ci pensa. Tuttavia, ponendo ragioni legate al calo di fatturato e ad altre difficoltà economiche, è pronto a sfilare parecchi mattoncini dalla torre italiana.

Nelle ultime settimane se ne era parlato parecchio ma, da un paio di giorni, l’azienda francese ha ufficializzato la drastica riduzione del personale (769 lavoratori e lavoratrici) e dei poli sul territorio (ben 106 in meno). Chiaro che l’impatto in termini di occupazione, così come di introiti e indotto, avrà la forza di uno tsunami. Soprattutto considerando che la riorganizzazione settoriale avverrà su un mercato cruciale per la quotidianità territoriale. Una strategia che naturalmente sarà un boomerang anche in termini di costi. Specie perché, nei decenni di attività sul territorio italiano, l’impatto sul mercato nostrano era stato importante, sia da parte di Auchan che di Carrefour.

Carrefour e Auchan: quanto costa la smobilitazione

Le strategie adottate sono state differenti sul piano della smobilitazione. Comuni, invece, dal punto di vista dell’espansione del marchio, in grado di modificare radicalmente il settore della grande distribuzione. Basti pensare al florido posizionamento dei vari punti vendita sul territorio italiano, fra ipermercati e supermercati. Auchan, nel 2019, ha optato per il ritiro e la cessione dei suoi asset a Conad, al momento il brand più in forma del settore, con fatturato a 15,95 miliardi nel 2020. Una decisione che, a un primo impatto, appariva tutto sommato indolore ma che, a fronte di un investimento top da un miliardo di euro circa, aveva portato un effetto collaterale sui marchi controllati.

Il risultato, meno punti vendita e tagli drastici del personale. Di fatto un buco quello lasciato da Auchan, nonostante il tentativo di ridisegnare l’assetto ci sia stato, con 17 mila addetti in quasi 270 negozi. In ballo, però, restavano gli oltre 800 addetti degli ex Simply/Auchan, rimasti nel limbo fra la smobilitazione e la riorganizzazione.

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Per Carrefour, le cose stanno procedendo diversamente. Il gruppo francese sta seguendo la strada del ridimensionamento del mercato italiano, tranciando 769 posti di lavoro in tutto il Paese e disponendo la drastica riduzione dei punti vendita. Un impatto a breve termine del secondo punto, potrebbe essere legato alla territorialità del supermercato. Il quale, in alcuni contesti, ha catalizzato la clientela e provocato indirettamente la rimozione di attività di prossimità. In questo caso, la riorganizzazione stile Auchan rischia di non avvenire, proprio per tale ragione. Il colpo di martello ricadrà quindi sul territorio italiano in termini di costi, di indotto e di personale incerto in una fase di criticità estrema. E che riapre il dibattito sulla grande distribuzione, che ha fagocitato le attività locali col rischio calcolato delle voragini al minimo passo indietro. Vale per i supermercati e anche per altri settori.